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Un nome, una promessa: Marino Alfani, yacht designer

Ultima modifica 04/04/2019

“Trascorrevo le domeniche d’estate nei cantieri a vedere gli artigiani costruir le barche, così – ci dice – mi è rimasto addosso l’odore delle resine, delle vernici e quello del mare”

Un giovane progettista all’antica, un video che mostra la nascita di un progetto partendo da un’idea a mano libera attraverso uno schizzo su carta. Questo il suggestivo racconto che fa di sé lo stesso Alfani, che si svela in un momento creativo impegnato con il disegno al suo tecnigrafo. 

Rappresentate di numerosi cantieri di prestigio, lavora in tutto il mondo, mettendo la propria creatività a disposizione dei cantieri più prestigiosi come Portofino Marine, Icon Craft, Rio Yachts, Rose Island, Dariel Yacht, Castoldi Jet Tender, Imago Yacht, I.C. Yacht, Cantieri Estensi e Abate Primatist e molti altri.

Lo abbiamo intervistato in occasione della nomination al “European Power Boat Of The Year 2015” con il Rio Paranà 38, candidatura ripetuta anche nel 2018, grazie al progetto Rio Spider 40, e nel 2017  per Rio Colorado 44 ottenendo nello stesso anno che la nomination agli Yacht Trophyes Award, con Rio 60 GC.

Nomen omen, e lui è Marino di nome e di fatto. Gli studi tecnici in architettura, preceduti dal liceo artistico e succeduti dal master in yacht design, sono sempre stati tesi verso la stessa meta: “far le barche”.
Marino Alfani, oggi uno degli Yacht designer più “corteggiati” dai Cantieri, è riuscito nell’epica impresa di fare della sua passione il proprio lavoro.
Cresciuto in una terra nautica per eccellenza, la bergamasca, oltretutto da genitori napoletani, ha avuto il privilegio di conoscere gli yacht sin da piccolo, quando i suoi genitori lo portavano in barca sulla riviera partenopea e trascorreva le domeniche d’estate nei cantieri a vedere gli artigiani costruir le barche “così – dice – mi è rimasto addosso l’odore delle resine, delle vernici e quello del mare. 

– Una professione conseguenza di una passione dunque, ma come si fa a far della propria passione un lavoro? – Ci vogliono tanto impegno, tanto sacrificio, e tanta preparazione, anche se – sottolinea – il design è anche un’attitudine personale, ho scelto la strada più semplice e più diretta, ma si possono disegnare barche comunque e dovunque”. E grazie ai numerosi concorsi vinti appena terminati gli studi è riuscito farsi notare e a rendere riconoscibile il suo tratto.


Nel 2008 vince il concorso “Abitare la barca“, nel 2009 il Croatian Boat Show con il Lobster 65, nel 2010 il “MYDA ” con il progetto Dlimo, nel 2012 il “MYDA” con il progetto Hospital Boat, nel 2012 ha la nomination al compasso d’oro (Nautical Design Award) con il progetto Rio Espera 34 e la nomination a “European Power Boat Of The Year 2015” con il Rio Paranà 38.
Da settembre 2014 ha inaugurato un laboratorio d’idee in cui diversi professionisti, fotografi, blogger, manager, grafici, lavorano confrontandosi in uno spazio eclettico e dinamico in cui si sviluppano progetti comuni da cui ciascuno trae la propria ispirazione.


Cantieri, artigiani, armatori e designer, quest’ultima figura sembrerebbe dover assumere un ruolo di connessione e mediazione tra tutte le altre parti, è la realtà o effettivamente alla fine il designer, in quanto creativo, tende ad imporre la propria visione?


“Il designer deve essere il mediatore, io sono assolutamente contrario al designer-star egocentrico e virtuoso che non guarda alla funzionalità del progetto. Un’imbarcazione deve essere pensata per adattarsi alla vita dell’armatore, che in genere è una persona con idee chiare, tendenzialmente danarosa che sa cosa vuole, ecco il compito del designer, per come lo concepisco io, deve essere quello di leggere quelle esigenze e renderle in primo luogo funzionali e vivibili, oltre che belle e originali. Non facciamo opere d’arte che devono essere guardate, ma facciamo barche che devono essere vissute. Dobbiamo, per dovere professionale quasi – ironizza – fare barche belle da vedere, comode da usare e facili da costruire, cercando anche di contenere i costi della realizzazione.”

Un esempio pratico di questo ragionamento di sinergia tra forma e funzione Marino Alfani lo ha concretizzato in un progetto, la Barca Ospedale: un catamarano tecnologicamente all’avanguardia da utilizzare come soccorso medico in mare, ma purtroppo ancora solo un progetto: “ho riscontrato un grande interesse da parte di enti pubblici per lo più esteri intorno a questa imbarcazione, alla quale manca però il processo di industrializzazione.”

Quanti progetti sono rimasti solo sulla carta, e quanti, invece, sono stati realizzati?
“Tendenzialmente lavoro su progetti commissionati, quindi, che vengono poi realizzati, di testa mia faccio poco, ho realizzato circa il 70% dei progetti cui ho messo mano.”
Un vero cultore del Made in Italy, anzi, del “Fatto in Italia”, come preferisce dire lui, secondo cui il fatto di realizzare uno yacht in Italia è ancora il valore aggiunto “Io lavoro per la maggior parte con clienti esteri e chi mi chiama non lo fa solo perché apprezza il mio lavoro, ma anche per il fatto di essermi formato in Italia, questo da delle garanzie maggiori rispetto ai miei colleghi all’estero, lo dico in tutta sincerità. Lo yacht design è una cosa che si viene ad imparare in Italia.”

Ama disegnare yachts dalle linee sportive e accattivanti, con spazi ampi e vivibili; mentre i tender hanno dei tratti davvero riconoscibili e all’avanguardia, propone sempre imbarcazioni che guardano al futuro strizzando l’occhio al passato.


La sua maggiore abilità la si ritrova spesso nel far apparire vintage un’imbarcazione che ha invece linee nuove; ma anche viceversa, compito ancor più complicato: trasformare un’imbarcazione vintage in una futurista nel senso più stretto del termine, che ha dunque in se tutta l’idea di movimento e dinamismo possibile.
Giovane, creativo, collaborativo e disponibile alle sfide: un pò come la nautica italiana dovrebbe essere oggi.

Marino Alfani Yacht & interior design
Via Helvetia, 2
24128 Bergamo
Tel. +39 333 4064150
www.marinoalfani.commarino@marinoalfani.com

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