41° Campionato Assoluto Drifting e 1ª tappa Suzuki Fishing Cup
In occasione della prima tappa del trofeo Suzuki Fishing Cup, che si è svolta all’interno del 41° Campionato Assoluto Drifting tenutosi a Ravenna nel weekend del 1° maggio, ho incontrato alcuni equipaggi dei Suzuki Fishing Team e Marcello Gherbin di Tuccoli Marine.
Ne ho approfittato per far loro alcune domande su come ci si prepara a un evento del genere…
“Ho assistito a una gara di drifting al tonno rosso…”: un’affermazione che lascia grandi misteri per i non addetti ai lavori. In primis, come si arriva a questo tipo di competizione, qual è il “dietro le quinte” degli equipaggi, quali sono le cose da fare e da pensare, le strategie da impiegare in gara. Ci sono aspetti emotivi, tecnici, ma anche fisici da affrontare per partecipare a una competizione di tale livello, che non è una gara qualsiasi: è una selezione dei migliori equipaggi qualificati durante la stagione; uno di loro è candidato a diventare l’equipaggio più bravo a livello nazionale e, a sua volta, rappresenterà l’Italia al Campionato Mondiale di specialità.
Sono andato a Ravenna non per parlarvi del 41° Campionato Assoluto Drifting, bensì per cercare di carpire alcune indiscrezioni su ciò che accade prima, per capire quello che non si vede. E per saperne di più ho avvicinato alcuni equipaggi, componenti dei blasonati Suzuki Fishing Team (Marco Eusebi e Silvio Orgera), e anche il responsabile commerciale e marketing di Tuccoli Marine (Marcello Gherbin) un cantiere votato alla pesca e non solo. Eccoli!

Ciò che emerge subito chiacchierando con i protagonisti (gli angler) è che l’obiettivo numero uno della loro partecipazione a una gara di livello nazionale di questa portata “è comunque divertirsi”!
D’altronde stiamo pur sempre parlando di una disciplina sportiva derivante da un’attività praticata, da sempre, in tutto il mondo: la pesca! Però è anche bene sottolineare che ci sono gare e gare. Quella in cui sono stati impegnati in questi giorni gli equipaggi, a Ravenna, è una prova “one shot”, ossia un evento che si svolge solo una volta all’anno. Una competizione attesa, desiderata, ambita. Si tratta di due giorni consecutivi di uscite in mare per aggiudicarsi il prestigioso titolo di Campione Italiano di specialità. Quindi la tensione è più alta rispetto ad altre gare, come più alta è l’attenzione che viene posta a ogni più piccolo dettaglio.
Per arrivare qui, mi dicono Marco e Silvio, ci vuole “perseveranza”, perché si raggiunge questo obiettivo attraverso le qualifiche che si svolgono durante l’anno, cui partecipano con tanti sacrifici, in termini di tempo e denaro. Sacrifici non solo per gli atleti, ma anche per le loro famiglie, visto che chi gareggia è frequentemente fuori casa nei weekend. A volte anche per più volte in un mese.

Una finale come questa, poi, è il frutto di un’esperienza maturata in anni di eventi positivi e negativi, perché senza sbagliare non si impara. E dopo ogni gara si torna a casa, vincenti o perdenti, con l’aggiunta di qualche cosa al proprio bagaglio di esperienza. Da un fondale diverso al comportamento delle prede (che può cambiare da una località all’altra), fino al loro modo di combattere. Ad esempio qui, in Alto Adriatico, s’impara a pescare su fondali più bassi rispetto al Mar Tirreno o al Mar Ligure, e prettamente sabbiosi invece che misti.
Per approcciarsi a una gara come questa, sottolineano i protagonisti, non serve solo preparare le canne, le lenze, gli ami, l’imbarcazione o la strumentazione elettronica: occorre anche studiare con largo anticipo l’ambiente, la sua morfologia e i suoi abitanti. E questo richiede tempo e passione.
A chi afferma poi che la pesca sia solo “questione di fortuna”, Silvio e Marco rispondono che non è del tutto così, bensì un 50 e 50. È vero che se i pesci non passano sotto l’imbarcazione, soprattutto in una specialità come il drifting in cui le imbarcazioni sono ancorate in un determinato punto del campo gara, c’è poco da fare, ma proprio per questo l’angler bravo, prima di ancorarsi, si pone l’obiettivo di trovare l’hot spot giusto, in cui il pesce ha l’habitat ideale per vivere.

Poi, bisogna attrarre il pesce, cercare il modo di stuzzicarlo e invogliarlo a mangiare, perché da zona a zona anche questo comportamento può variare. Infine, se si è fortunati (perché è indubbio che anche la fortuna gioca un ruolo importante in una battuta di pesca), l’eventuale strike e il conseguente combattimento con il pesce diventano – nella globalità delle operazioni – forse la parte meno difficile da gestire, ovviamente sempre senza sottovalutare nulla. A cominciare dalle attrezzature che si usano (il diametro del filo a esempio, che in gara è “obbligato”, o la tipologia di canna, anch’essa con un libraggio vincolato, o la legatura di un amo o di due fili tra loro) onde evitare una perdita (slamatura o rottura) proprio quando si pensava già di poter gridare vittoria.
Dalla nostra chiacchierata emerge anche che bisogna tenere in considerazione tutta la preparazione mentale e fisica.
Mentale perché ci si deve documentare con grande anticipo sulle aree dove si andrà a pescare, bisogna gestire lo stress nella scelta della strategia, le attrezzature, l’ansia pre, durante e post gara; e poi fisica, perché combattere, ad esempio, con dei pelagici come i tonni rossi, tra i pesci più veloci in assoluto oltre che potenti, non è per “improvvisatori”. Stare per parecchio tempo in combattimento con una preda che può pesare anche oltre i 100 chilogrammi, dotata di una forza incredibile, e sempre pronta a difendere la propria vita – anche se con il Catch&Release, tale pericolo è stato decisamente scongiurato – richiede allenamento fisico e abitudine a questo tipo di sforzi, perché quando si è certi di aver vinto, ecco che il tonno può ripartire alla ricerca della libertà, e sbobinare decine e decine di metri di filo dal mulinello obbligando a ricominciare tutto da capo.
La pesca è anche questo: alla fine c’è sempre un vincitore, ma non è così scontato che sia sempre l’angler…
LA PAROLA AL CANTIERE
Durante il Campionato Assoluto Drifting, abbiamo intervistato Marcello Gherbin, Sales & Marketing Manager di Tuccoli Marine.
Come si arriva a progettare un’imbarcazione ideale per i pescatori di oggi?
È il frutto di esperienza, studi e preparazione: risultati che non si ottengono in pochi mesi, soprattutto quando si vuole arrivare a uno scafo specifico di cui si possa essere davvero soddisfatti. Non è un solo dettaglio a fare la differenza, ma un insieme di particolari. Chi pratica la pesca, ad esempio il drifting, trascorre molte ore in mare e ha bisogno di qualcosa di specifico, che si adatti perfettamente alle sue esigenze.
Ciò che può fare la differenza sul mercato è una carena performante, come il nostro brevetto Progressive Hull®, che consente di raggiungere velocemente gli spot di pesca e di mantenere poi una grande stabilità durante la permanenza in zona. Un altro elemento fondamentale è la disposizione ergonomica delle attrezzature di bordo, con spazi adeguati per tutto e per tutti, considerando che a bordo si è sempre in più persone. Sulla nostra T250 VM Evoluzione, provata in acqua a Ravenna, sono riassunte le esigenze che Marco Volpi, da grande pescatore sportivo qual è, ha condiviso con il cantiere, fornendoci indicazioni che abbiamo poi tradotto in soluzioni tecniche.
Sotto il profilo motoristico, quali sono invece i parametri per individuare il motore giusto?
Tutto parte da uno studio preliminare, seguito poi da prove pratiche in acqua. I motori Suzuki, sotto questo aspetto, riescono a garantire prestazioni brillanti e una rapida entrata in planata grazie a una coppia elevata ai bassi regimi di giri: caratteristiche che, su scafi appesantiti dalle attrezzature da pesca, diventano fattori determinanti.
COME SONO ANDATI A FINIRE IL 41° CAMPIONATO ASSOLUTO DRIFTING E LA PRIMA TAPPA DEL SUZUKI FISHING CUP?
Giusto per la cronaca, ecco come sono andate a finire le due competizioni, il 41° Campionato Assoluto di drifting al tonno rosso e la prima tappa del Suzuki Fishing Cup. E cominciamo proprio da quest’ultimo.

Il gradino più alto di questa speciale classifica monomarca se lo è aggiudicato l’equipaggio Black Warriors del C.N. Pesaro, mentre al secondo posto si è classificato l’equipaggio romano della REEL TIME; terzo l’equipaggio Macumba del Tuna Club Senigallia. All’equipaggio vincitore, oltre al trofeo, è andato anche un prestigioso viaggio a Tenerife per tutti i componenti, con uscite di pesca alla ricerca dei tonni giganti. Si tratta di una parte del ricco montepremi che Suzuki Italia ha messo in palio per questa competizione, articolata su quattro gare, due di drifting e due di traina d’altura. Il premio verrà ufficialmente consegnato al prossimo Pescare Show di febbraio 2027.

Per quanto concerne invece il Campionato Italiano di specialità drifting, ha conquistato la vittoria finale l’equipaggio Birillo Fishing, che ha totalizzato nei due giorni di gara ben 18 catture, seguito a ruota con due catture in meno da Black Warriors (che così ha conquistato un doppio podio) e, al terzo posto, l’equipaggio del Ravenna Fishing Club.
Da Ravenna è tutto. A voi la linea!





