Lorenzo Barone: DUST, dal Sahara alle Ande
Dalla sabbia del Sahara alla foresta amazzonica, seguendo una delle rotte naturali più sorprendenti del pianeta. Con DUST – La Via della Sabbia, Lorenzo Barone trasforma un fenomeno atmosferico in una spedizione estrema a propulsione umana, dove esplorazione, adattamento e scoperta si intrecciano. Lo abbiamo intervistato per ripercorrere le tappe di questo progetto e scoprirne il significato, che va ben oltre la semplice impresa sportiva.
Negli ultimi anni Lorenzo Barone si è affermato come uno degli esploratori italiani più interessanti della sua generazione. Classe 1997, originario di San Gemini, ha percorso oltre 100.000 chilometri in più di 60 Paesi, affrontando spedizioni in completa autonomia attraverso alcuni degli ambienti più estremi del pianeta: dai ghiacci della Siberia ai deserti africani, fino alle lunghe traversate in bicicletta lungo rotte poco battute. Un approccio all’esplorazione che privilegia la propulsione umana e il rapporto diretto con il territorio, trasformando ogni viaggio in un’esperienza di scoperta prima ancora che in una sfida sportiva.
Il suo progetto più ambizioso e recente è DUST – La Via della Sabbia, una spedizione che prende ispirazione da un fenomeno naturale spettacolare, ma anche fondamentale per gli equilibri del pianeta: il viaggio delle polveri del Sahara che, spinte dagli alisei, attraversano l’Oceano Atlantico fino ad arrivare in Amazzonia, contribuendo a fertilizzare la foresta pluviale. Per ripercorrere idealmente questa rotta, Barone ha scelto di muoversi esclusivamente con mezzi a propulsione umana, attraversando il Sahara in bicicletta, l’Atlantico a remi e proseguendo poi il viaggio tra i fiumi amazzonici, la foresta pluviale e le Ande, fino a raggiungere l’altopiano boliviano.

Un itinerario di oltre 15.000 chilometri che unisce deserto, oceano, fiumi, foresta e alta montagna, seguendo un filo conduttore naturale e scientifico lungo tre continenti. Tra le tappe più impegnative dell’intero progetto spicca senza dubbio la traversata oceanica.
Partito il 19 dicembre 2025 dalle coste della Mauritania, Lorenzo Barone ha raggiunto Cayenne, nella Guyana Francese, nella notte tra il 24 e il 25 gennaio 2026, dopo oltre un mese di navigazione in solitaria su una barca a remi, senza vela e senza motore. Più di 4.500 chilometri in oceano aperto affrontati in completa autosufficienza: preparazione, resistenza e capacità di adattamento diventano così elementi indispensabili tanto quanto la forza fisica.
È proprio su questa esperienza, e sul significato più ampio del progetto DUST, che si è concentrata la nostra intervista.

DUST è un viaggio che segue il percorso della polvere sahariana fino all’Amazzonia. Da dove nasce questa idea e cosa ti ha spinto a trasformare un fenomeno naturale in un’esplorazione?
L’idea è nata osservando come un fenomeno naturale apparentemente invisibile riesca a collegare ecosistemi molto lontani tra loro. La polvere che parte dalla depressione di Bodélé attraversa l’Atlantico e contribuisce ad arricchire il suolo dell’Amazzonia. Mi affascinava l’idea di seguire fisicamente quel percorso utilizzando esclusivamente la propulsione umana. Non volevo semplicemente attraversare luoghi diversi, ma raccontare una connessione che già esiste in natura e affiancare a questo anche una componente scientifica con la raccolta dei campioni di polvere.
La traversata dell’Atlantico a remi ha rappresentato una tappa fondamentale del progetto. C’è stato un momento in cui hai capito che in mare dovevi smettere di imporre il tuo ritmo e iniziare ad adattarti completamente alle sue regole?
In mare lo capisci quasi subito. Puoi programmare la giornata, avere un obiettivo di miglia da percorrere, ma alla fine sono il vento, le correnti e le onde a decidere. Ho imparato ad adattare continuamente i miei ritmi alle condizioni dell’oceano, senza sprecare energie cercando di forzare situazioni che non potevo controllare. Credo che sia proprio questo uno degli insegnamenti più grandi della navigazione oceanica: capire quali cose dipendono da te e quali invece devi semplicemente accettare.
Durante una lunga navigazione in solitaria la barca è casa, mezzo di trasporto e unico punto di riferimento. Qual è stata la competenza nautica che si è rivelata più importante e che avevi sottovalutato?
In realtà non credo di aver sottovalutato nessun aspetto. Anzi, ho cercato volutamente di sopravvalutare tutto durante la preparazione, proprio per partire con più margine possibile. Sapevo che in oceano qualsiasi dettaglio può diventare importante e che, essendo da solo, avrei dovuto essere in grado di gestire ogni situazione. Se c’è una cosa che si è confermata fondamentale è stata la manutenzione costante della barca: controllare ogni giorno ogni componente, prevenire i problemi e intervenire subito. Più che una competenza sottovalutata, è stata una conferma di quanto la preparazione e la prevenzione siano decisive in una navigazione oceanica. Molti immaginano che la difficoltà principale sia remare per migliaia di miglia.
Dal tuo punto di vista, qual è invece l’aspetto meno visibile ma più complesso della vita a bordo: la manutenzione, il sonno, la gestione dell’energia, la sicurezza o la solitudine?
Credo che l’aspetto più difficile sia l’insieme di tutti questi elementi. Remare diventa quasi la parte più semplice, perché è ciò per cui ti prepari. Quello che pesa davvero è vivere per settimane in uno spazio minuscolo, dormendo a intervalli, gestendo continuamente alimentazione (nel mio caso accompagnata da continui episodi di nausea e forti malesseri), manutenzione e sicurezza. Mentalmente i momenti più duri erano quelli in cui mi sentivo quasi prigioniero della barca, con l’impossibilità di fare qualsiasi cosa diversa dal remare o restare chiuso nella cabina. È una condizione che richiede un grande equilibrio mentale.
Ogni tua spedizione sembra avere un filo conduttore che va oltre la sfida sportiva. Qual è il messaggio o la riflessione che speri rimanga a chi ha seguito DUST?
Non mi interessa trasmettere l’idea dell’impresa fine a sé stessa. Spero che il progetto DUST riesca a mostrare e far percepire quanto tutto sia collegato: gli ecosistemi, i fenomeni naturali e anche il nostro impatto sul pianeta. Attraversando continenti, culture diverse, deserti, oceani, foreste e montagne ho avuto ancora una volta la conferma di quanto la Terra sia allo stesso tempo piccola, fragile e straordinariamente ricca.
Più che una spedizione estrema, DUST – La Via della Sabbia racconta un modo diverso di esplorare il mondo: lento, essenziale e profondamente legato ai luoghi attraversati. Seguendo una rotta già tracciata dalla natura, Lorenzo Barone dimostra che l’avventura non è soltanto una questione di chilometri percorsi o record da inseguire, ma uno strumento per osservare il pianeta con uno sguardo nuovo. Un viaggio che invita a rallentare, ad ascoltare e a riscoprire quel legame sottile che unisce territori apparentemente lontanissimi.





