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Gli strumenti della sicurezza in mare

Gli strumenti della sicurezza in mare

La sicurezza nel diporto è cautelarsi dagli eventi spiacevoli, contro i possibili incidenti che avvengono a bordo spesso causati da piccole o grandi avarie. Per questo oggi parleremo di quali sono gli strumenti della sicurezza in mare per prevenire tali situazioni. 

Gli strumenti della sicurezza in mare

Attenzione però, mentre gli strumenti dell’emergenza sono tangibili (estintore, EPIRB, zattera) gli strumenti della sicurezza sono spesso intangibili e sono quelli che stabiliamo noi stessi. E’ proprio in questi mesi invernali che ci si può informare e formare e si deve pensare alla manutenzione: questo vuol dire SICUREZZA.  Alcuni esempi? Vediamoli insieme uno ad uno.

INFORMAZIONE

Informarsi è la prima azione che dobbiamo compiere per poterci cautelare. Dobbiamo sapere quali sono i rischi a cui andiamo incontro per poterli prevenire. Banalmente dobbiamo sapere cosa si potrebbe rompere e quali avarie potremmo avere su un motore diesel o benzina, su un fuoribordo o una vela, alla radio o all’impianto elettrico ecc. Insomma non basta saper usare la propria imbarcazione, ma dobbiamo conoscere cosa può accadere a noi, ai nostri ospiti o alla barca quando si va per mare.

Ora capite perché è molto difficile fare sicurezza?

Ve la sentite voi di chiedere a chi vi vende la barca quali sono le cose “brutte” che possono succedere andando per mare? Ve la sentite di dire ai vostri ospiti che in barca può succedere qualcosa che può rovinare la serenità e la bellezza di quel momento? Ci sono persone che navigano e non hanno mai informato i propri ospiti che a bordo ci sono le cinture di salvataggio e dove sono o che c’è la radio VHF e che con il canale 16 si deve chiamare aiuto in caso in cui il comandante si facesse male. Per informarsi basterebbe parlare di più con i vicini di barca chiedendogli che avarie o incidenti hanno avuto o leggere qua e là le disavventure di chi naviga. Ma informarsi non basta, bisogna anche informare. Informare chi naviga con noi è ancora più difficile, bisogna saperlo fare senza spaventare gli ospiti a bordo. Alla Safety World si organizzano dei corsi appositi su come tenere un Safety Briefing o un Emergency Briefing.

FORMAZIONE

Formarsi è il secondo strumento che dobbiamo usare per la sicurezza in mare. Dobbiamo formarci nel saper intervenire in caso di avarie ed incidenti, nel saper chiedere assistenza o addirittura nel saper gestire un’emergenza acqua a bordo, fuoco a bordo, medica o un’emergenza che può sfociare nell’abbandono dell’imbarcazione e quindi nella richiesta di soccorso. Ricordiamo che della differenza tra PanPan e Myday ne abbiamo parlato qualche tempo fa e nel mensile n. 248 Agosto/Settembre 2020.

Dopo esserci formati dobbiamo poi avere il coraggio di formare il nostro equipaggio su questi temi. Ci sono persone che navigano e non hanno mai insegnato a moglie e figli ad ormeggiare, tanto meno ad usare la radio per chiedere assistenza o soccorso, qualcuno neanche ad accendere il motore o staccare il pilota automatico per fare una manovra di uomo a mare nel caso lui cadesse proprio in acqua riordinando la canna da pesca.
La formazione si può effettuare con calma sulla propria barca, in completa autonomia, studiando da soli o da qualche esperto di banchina, ma finalmente ci si può rivolgere anche a scuole nautiche o a centri specializzati che organizzano corsi sulle avarie o sulle emergenze. Attenzione, ognuno ha la sua didattica e spesso sono centri nati per il settore marittimo, altri sono stati creati da diportisti che narrano la propria esperienza.

Poche persone si affidano a specialisti come fa Safety World, professionisti del diporto che si sono specializzati negli anni in questo tipo di formazione, che riportano non solo la propria esperienza, ma sintetizzano e presentano il vasto campo di informazioni acquisite con metodo scientifico, senza pregiudizi, fuori dalle proprie convinzioni. Scegliete con attenzione.

Gli strumenti della sicurezza in mare

MANUTENZIONE

La manutenzione si divide in periodica o straordinaria ed è un altro strumento fondamentale della “Safety“. Ci pensate da soli? O vi affidate a centri specializzati?

Quella periodica sarebbe meglio che l’effettuaste voi stessi, in modo che possiate prendere confidenza con la vostra imbarcazione e, qualora capitasse qualcosa in mare, possiate sapere dove mettere le mani. Vi consiglio di pianificarla con un professionista, che può essere il vostro motorista o elettricista o velaio, e poi, dotandovi degli strumenti adatti, pensiate in autonomia ad effettuarla. Quella straordinaria deve essere eseguita da professionisti del settore, ma vi consiglio di presenziare ai lavori: essere presenti sarà il più bel corso che avrete mai seguito e sicuramente il più utile.

Non dimenticate la manutenzione, ordinaria e straordinaria, degli equipaggiamenti di sicurezza ed emergenza! Per esempio: si stanno sempre più diffondendo le cinture di salvataggio autogonfiabili, perché rispetto a quelle standard occupano meno spazio e sono indossabili anche lavorando in coperta senza troppo ingombro. Ricordatevi però che questo tipo di equipaggiamento richiede una manutenzione periodica: ogni anno, infatti, vanno aperti seguendo le istruzioni, va tolta la bomboletta di CO2 e il meccanismi di attivazione automatica, vanno gonfiati con la pompa del canotto, tenuti gonfi una giornata, sgonfiati utilizzando solo il suo tappo (no punte o matite). A questo punto vanno riarmati con bomboletta e meccanismo automatici, non scaduti, e ripiegati seguendo le istruzioni. Complicato? No, indispensabile.

Era solo un esempio, ma tutto va manutenuto e potete farlo autonomamente. Anche un EPIRB ha un tasto “Test” che almeno una volta all’anno va premuto per un check. Lo sapevate?

Gli strumenti della sicurezza in mare

REVISIONE

Ci tengo a dare una definizione più stringente della parola “revisione” separandola dal concetto della manutenzione, affinché sia più chiaro a tutti che tutto ha bisogno di manutenzione, ma alcuni equipaggiamenti hanno bisogno di una revisione: obbligatoria e certificata.
La zattere di salvataggio è un classico esempio che mi permette di chiarire bene il concetto.

La revisione è obbligatoria e va effettuata da una stazione di revisione riconosciuta che vi certifica il buon funzionamento reale del mezzo. La manutenzione, invece, la potete svolgere voi quando a fine crociera la togliete dalla coperta, dove è stata al sole per un mese, e la riponete in un gavone, sotto coperta o in garage, perché non userete la barca per diverso tempo. Così facendo ne pulite il contenitore, controllate la barbetta (la cima di attivazione) e se è “cotta dal sole” ne tagliate un pezzetto, controllando i supporti. Anche se navigando la tenete in un gavone, toglierla da lì una volta ogni tanto vi permetterà non solo di fare quel minimo di manutenzione, ma anche di esercitarvi e verificare quanti minuti vi serviranno per vararla qualora accadesse un incidente. Fate fare questo lavoro al vostro equipaggio, figli e mariti o mogli compresi: questo è un vero momento di formazione!

Vedete? Questo era un classico esempio di come si debba lavorare per poter effettuare una vera sicurezza. Come capirete non è facile poterla affrontare in un paese dove si preferiscono gli equipaggiamenti agli strumenti, l’emergenza alla prevenzione, gli eroi ai responsabili della sicurezza. I primi prendono le medaglie, i secondi gli improperi dei compagni di lavoro!

Non è facile attuare la sicurezza, ma dà molta soddisfazione essere informati, formarsi e sapersi districare da soli o in equipaggio.

CASI REALI

Si conosce di più da un caso reale che da mille teorie. Su questo principio si basa il lavoro che svolge il Centro Studi per la sicurezza in mare “I ragazzi del Parsifal”, centro nato a Rimini dopo l’incidente di una barca a vela che costò la vita a 6 persone dell’equipaggio. Al centro studi raccogliamo i casi reali (case history), li classifichiamo e facciamo l’analisi post incidentale per trarre tutti gli insegnamenti possibili (lessons learned) senza pregiudizi e attraverso persone addestrate. Il lavoro di analisi non deve avere come fine un giudizio, giusto o sbagliato, ma l’analisi degli eventi per trarne degli insegnamenti. Non è facile e lo può effettuare sistematicamente solo un Centro Studi.

Al Centro Studi non si analizzano solo i casi in cui è morta un persona, ma soprattutto quelli che riguardano piccole avarie o incidenti finiti bene, in quanto sono gli avvenimenti più numerosi e che possono capitare a tutti. Il Centro Studi è un altro strumento della sicurezza che vi consiglio oggi. Usatelo.

 

SICUREZZA IN MARE

www.sicurezzainmare.org  Qui potete offrire il vostro contributo rispondendo ad un semplice questionario oppure raccontando il vostro caso.

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