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Tonni a quote profonde: come è cambiata la pesca in drifting

Il 2019 verrà ricordato sicuramente come l’anno con l’estate più bizzarra, la più afosa ed anche la più tardiva, ma indubbiamente i giganti rossi sono stati la presenza più attiva su tutti i mari italiani, facendo impazzire talvolta anche pescatori impreparati e dediti ad altre tecniche. Ma i tonni si fanno sempre più furbi. Andiamo ad analizzare cosa è cambiato rispetto alla pesca tradizionale in drifting.

TUNNIDI A VOLONTA’
La prima importante sorpresa sono stati gli alletterati, la loro massiccia presenza, infatti, ha un po’ messo in ombra (almeno all’apparenza) i cugini rossi. Nella prima parte di stagione, dalla fine di maggio alla metà di giugno, gli alletterati sono stati presenti nella prima fascia d’acqua e cioè tra quota zero e quota -20 metri.
La forte presenza di questo sgombride ha quindi fatto pensare che il Thunnus thynnus fosse in attesa di acque più calde per iniziare a banchettare.
La realtà, invece, era molto diversa: la totale assenza di termoclino, dovuta al lentissimo riscaldarsi dell’acqua in superficie, ha fatto sì che i grossi tonni stazionassero a quote più profonde, dove probabilmente la presenza massiccia di foraggio reggeva il gioco al mantenimento della catena alimentare su cui si muovono pesci tanto famelici.
Gli alletterati, avendo quindi campo libero, si sono soffermati sulle piccole alici, restando in caccia anche quando tutti aspettavano la loro uscita di scena.

LA PESCA A FONDO

L’ecoscandaglio è uno strumento indispensabile per individuare i pesci e calare le esche

Scovare i pesci, in avvio di stagione, non è stata un’impresa facile. In molti evidenziavano su social e riviste la mancanza di prede alle quote conosciute, ma con l’uso dell’ecoscandaglio e seguendo le rotte dei pescherecci, non è stato difficile trovare delle vere e proprie “tuna farm” dove i pesci stazionavano numerosi.
Tramite l’uso dell’AIS, abbiamo individuato le rotte dei pescherecci, e sfruttando il loro orario di rientro, abbiamo provato a spostarci in drifting, rigorosamente in scarroccio, proprio a ridosso delle loro scie.
Senza sorpresa, abbiamo scoperto immediatamente sull’ecoscandaglio la chiara presenza dei pesci, che però non salivano a mangiare.

DRIFTING NEL BLU
Pescare a batimetriche inusuali richiede alcuni accorgimenti, senza i quali diviene difficoltoso mettere in pesca tre o più canne in corrente.
La scelta delle piombature deve essere molto versatile, dai 20 gr. in caso di assenza di corrente, fino ai 300 ed addirittura 500 gr. qualora ci si trovi in presenza di veri e propri fiumi in profondità.
La valutazione poi delle profondità a cui calare le canne sarà dettata dai movimenti in eco, dai quali capiremo anche l’andazzo della corrente sul fondo rispetto alla nostra pastura. I terminali non saranno lunghissimi, per prevenire pericolosi intrecci, anche perché pescando in profondità, la visibilità si riduce notevolmente ed ancor di più i riflessi della luce sul fluorocarbon. L’innesco migliore sarà quello a sardina intera senza coda, che se ben eseguito ci consentirà di pescare fino allo strike modificando raramente le canne in pesca. Un’eventuale canna a “svolazzo” messa a galla con un lungo terminale andrà potenzialmente ad insidiare il pesce smaliziato, salito a galla a banchettare.

COMBATTIMENTI VELOCI
A profondità maggiori, non sarà corretto scendere troppo con i libraggi, sia per prevenire la morte accidentale del pesce, sia perché le incognite sono sempre in agguato.
Robuste canne da 30/50 libbre con terminali anche non convenzionali ci consentiranno di ridurre agevolmente i tempi di recupero dei pesci, facilitando così eventuali operazioni di rilascio.
Le cinture da combattimento saranno con renale: un pesce alla picca a 80/100 metri può divenire un serio problema a queste profondità, se privi di un simile accessorio.
A completare l’attrezzatura, l’immancabile boga grip e la pinza per rimuovere amo e salvaguardare il pesce in caso di rilascio.

CATCH & RELEASE
Muniti delle necessarie autorizzazioni ed avendo cura di misurare il pesce prima di issarlo a bordo, è possibile detenere un pesce nel periodo consentito, che nel 2019 si è protratto fino al 6 di agosto.

Ma ricordiamo a tutti che pesci troppo grossi risultano poi ingestibili una volta a terra e che l’emozione di ridare la libertà ai pesci è indubbiamente equivalente alla gioia di pescare nuovamente questi meravigliosi signori del blu.

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