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Fluorocarbon: quando la trasparenza fa la differenza

Sono ormai molti anni che nel vastissimo  mercato degli articoli per la pesca sportiva è presente un particolare filo che si chiama Fluorocarbon.

L’origine del fluorocarbon è da ricercarsi (come quasi sempre accade negli ultimi 10/20 anni) nel paese del sol levante, dove i pescatori erano alla ricerca di un monofilo che li aiutasse a rendere le reti da pesca il più possibile invisibili agli occhi dei pesci.

Questo filo composto da fluoro e carbonio in percentuali e composizioni diverse a seconda del tipo, marca, modello ecc, incarna molte delle caratteristiche ideali di ogni lenza. Il filo, infatti, ha moltissimi vantaggi.

Innanzitutto, il fluorocarbon è invisibile in acqua, perché realizzato in modo da avere una bassissima rifrazione di luce, quasi come quella dell’acqua, così da non risultare percepibile ai pesci.
Questo non succede nei monofili di nylon normale, dove c’è un certo “effetto arcobaleno”, dovuto alla luce che, come sappiamo, è formata da diversi colori, i quali respinti dal comune nylon, la rendono visibile. Il fluorocarbon evita questo effetto.

Altro pregio è quello di essere più resistente del fratello nylon, ovvero una maggiore resistenza all’abrasione e alla trazione; nonché una bassa elasticità, minore del nylon (che si allunga del 10% circa, variabile a seconda del filo).
Inoltre, non assorbe acqua, rendendolo estremamente duraturo nel tempo.

I pro di questo materiale sono molti, ma non mancano i contro: il fluorocarbon è ad esempio piuttosto rigido per cui non si adatta all’imbobinatura come lenza madre.
Attualmente, alcune marche sono riuscite a diminuirne la rigidità, ma per quanto, anche in termini di ricerca, abbiano lavorato per renderlo più morbido ed elastico, risulta ancora troppo rigido per essere imbobinato.

Altro svantaggio è il costo, maggiore rispetto al comune nylon; maggiorazione dovuta sia alle caratteristiche che presenta, sia al costo del materiale stesso di cui è fatto, che richiede maggiori controlli di qualità.

Le peculiarità che lo caratterizzano sono importanti, perciò il fluorocarbon viene utilizzato ormai dalla quasi la totalità dei pescatori e per quasi tutti i tipi e le tecniche di pesca, sia in acqua salata che in acqua dolce.
Viene utilizzato principalmente per effettuare terminali: da quelli più sottili e tecnici per la realizzazione di finali per le sospettosissime spigole, utili per la tecnica della bolognese, a quelli per l’innesco di grosse esche vive, necessari nella tecnica della traina costiera di profondità.
E’ ormai dimostrato, che il fluorocarbon fa la differenza e la fa in modo consistente.
Qualche tempo fa durante una battuta di pesca a bolentino costiero abbiamo provato a fare dei terminali con lo 0,25 (quindi a parità di diametro) con braccioli di nylon buono, ma normale e con terminali in fluorcarbon puro.
Beh, la differenza è stata talmente netta da dimostrare che con il fluorocarbon si pescava, mentre con il nylon, i sospettosi pagelli, non guardavano neanche le esche.
I benefici di questo tipi di monofili invisibili in acqua sono stati riscontrati anche nella traina con esche vive, tanto da non potervi più rinunciare.

Fino a 20/30 anni fa, invece, per questa tecnica si usava creare i finali con l’allora modernissimo multifibre, rigorosamente verde con spessori attualmente quasi inconcepibili, se non per pesche di bolentino di profondità.
Il fluorocarbon è la dimostrazione che la pesca sportiva è sì tradizione millenaria, ma è allo stesso tempo fortemente supportata dalla ricerca tecnologica, non tanto nelle tecniche vere e proprie, quanto nello sviluppo di materiali innovativi.

La trasparenza fa la differenza. Provare per credere!

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