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Traina con il vivo a puntate 1^ puntata: L’attrezzatura

Iniziamo un argomento che non può essere trattato in un solo articolo e quindi si è deciso di dividerlo in più punti. Affronteremo la traina costiera con esche vive parlando di attrezzatura, barca, esche e infine l’azione vera e propria di pesca. Uniremo ad ogni argomento anche un pesce simbolo di questo tipo di traina.

A questo primo articolo dedicato all’attrezzatura abbineremo il re del sotto costa: DENTICE.

Cominciamo a specificare che, per i pochi che non lo sapessero, traina con il vivo vuol dire un particolare tipo di traina che si effettua normalmente sotto costa o comunque nelle prossimità di secche, dove quindi stazionano e/o passano i predatori, con l’ausilio di esche vive, appena pescate o comunque pescate e poi conservate vive con l’ausilio di vasche apposite.
Per far capire quanto è ampio l’argomento le vasche per il vivo le tratteremo quando parleremo della barca e invece le tipologie di esche e come catturarle li esamineremo nella puntata dedicata alle esche.
Approfondiamo, quindi, l’argomento attrezzatura pescante.

Canna, mulinello, multifibre, girelle, ami, piombi.
Detto questo, sembra facile o comunque sembrano i soliti attrezzi necessari e sufficienti per tutti i tipi di traina, ma non è proprio così. Cominciamo dal tipo di affondamento.
Il piombo che si usa per questo tipo di pesca è chiamato piombo guardiano. Ci sono vari metodi per fare il guardiano. Uno è il classico piombo con una piccola deriva che lo rende idrodinamico e fa sì che la velocità della barca (che comunque vedremo in seguito è molto bassa) non lo faccia alzare troppo. Questi particolari piombi vengono prodotti di solito in tre grammature che sono le principali usate per la traina con il vivo ovvero 250,500 e 750 gr. Il più usato è sicuramente quello da 500 gr, almeno dalle mie parti (Civitavecchia, Santa Marinella e dintorni). Il piombo così fatto va collegato mediante uno spezzone di un metro e mezzo circa di nylon leggero diciamo massimo 0,30 (si deve poter rompere in caso di incaglio) a circa trenta metri dall’esca, mediante una girella a sgancio rapido (ne esistono di varie marche perfette per il caso specifico) che si collegherà ad una piccola asola fatta sulla lenza madre.
Altro metodo per fare la piombatura consiste nel sostituire piombo e spezzone di nylon con un pezzo di catena pesata e vedrete che un pezzo di catena di circa 1 metro del diametro giusto peserà circa quello che vi serve. La catena farà la funzione del piombo e sarà anche più difficile incagliare. Lasciate sempre un piccolo spezzone di nylon che in caso di incaglio vi consentirà di non perdere tutta la lenza!

In bobina del mulinello quale filo mettere?
Per questo tipo di traina è consigliato caldamente (direi che è quasi obbligatorio) l’uso del trecciato multifibre. Ne esistono di tanti tipi e per tutte le tasche. Adesso la nuova moda è di usare i carissimi 8 capi, multifibre composti da 8 filamenti resistentissimi all’usura e con possibilità di usare diametri sempre più sottili.
Il multifibra ha due o anche più ragioni. Uno è il minor attrito e quindi il maggior affondamento del filo (utile perché bisogna pescare a fondo) l’altro è la quasi totale se non totale assenza di elasticità. Questo ci permetterà di sentire la minima tocca del pesce sull’esca. Altra caratteristica è quella di poter mettere parecchio filo anche su mulinelli piccoli anche se robusti abbastanza per il tipo di pesca.
Al multifibre andrà abbinato per la parte terminale della lenza e per il terminale vero e proprio un buon fluorcarbon.
Io ne uso circa 15 metri per la parte finale della lenza, collegata al multifibre con un buon nodo di giunzione tipo Toni Pena o altri che riterrete più validi  tipo le legature fatte con strumenti ad hoc (non uso girella per il collegamento) e poi per la parte del finale vero e proprio su cui si innesca l’esca viva un fluorcarbon di diametro giusto per il tipo di preda da un buon 0,45 ad un 0,70 doppiato (in caso di super-ricciola da insidiarsi con super-calamaro!) collegato stavolta alla lenza madre in fluor-carbon con una girella piccola ma resistentissima.
Ne esistono vari tipi e marche. Vi consiglio Sasame: fa alcuni modelli imbattibili!

Gli ami solitamente saranno due il pescante ed il trainante SCORREVOLE è solitamente più piccolo, e quello più in alto e va fissato appunto dove traina l’esca. A seconda dell’esca verrà messo sul labbro, sul rostro, sulla narice ecc. Quello pescante è quello più in basso, la parte finale del terminale è più grosso, fisso  e va fissato sulla parte terminale o centrale dell’esca a seconda del tipo.
Quali ami usare? Ne esistono di vari tipi, semplici con ardiglione, circle (punta a becco d’aquila autoferrante) senza ardiglione per i rilasci di tante misure. Diciamo che a ciascuno il suo, sia in termini di tipo di preda che in termini di gusti e tasche. Io uso i Kudako della Shout che sono leggerissimi e robustissimi dalla misura 2/0 alla misura 9/0 a seconda dei terminale che devo fare. Un trucchetto è quello di fare anche sempre qualche terminale con un solo amo per l’innesco di un piccolo tunnide. In questo caso un solo amo del 4-5/0 nella narice e via velocemente verso il fondo!

Veniamo adesso ai due attrezzi fondamentali. Canna e mulinello. Le caratteristiche fondamentali che dovranno avere questi due attrezzi sono robustezza, leggerezza, elasticità, capienza e riserva di frizione/potenza. Questo perché come vedremo quando parleremo dell’azione di pesca dobbiamo avere la possibilità di usare piombi dal mezzo chilo in su ma anche canna che sia in grado di avvertire quando qualche piccola ( o grande) tanuta stia infastidendo magari i tentacoli della nostra esca, rovinandocela. Se non avvertiamo questo potrebbe risultare inutile l’azione di pesca e se invece abbiamo un’attrezzatura troppo leggera non siamo in grado di gestire le piombature. Quindi le caratteristiche fondamentali si possono riassumere in un solo termine: EQUILIBRIO.

L’attrezzatura deve essere correttamente equilibrata e questo non dipende dal libraggio ma dal tipo di materiali che si usano. Risulta evidente che più che in altri tipi di traina l’attrezzatura nella traina con il vivo assume un aspetto fondamentale in termini di qualità. Meglio avere una sola canna con mulinello buono piuttosto che tante canne da poco (magari per la trainetta costiera di superficie il concetto è controvertibile!). Io di attrezzi ne ho provati a centinaia e considerando che quando ho cominciato a fare questo tipo di traina la facevo a mano, con le piombature frazionate (la cosiddetta spezzata) e quando attaccava qualche bel pesce mi sentivo molto come il “vecchio ed il mare”, sono diventato piuttosto esigente e quindi mi piace pescare con attrezzature leggerissime (per i dentici usa anche canne da 6 lb) e mulinelli rotanti piccoli e potenti. Ultimamente ho provato le canne Colibri di 2,10 mt della italiana Artico abbinate ai mulinelli americani di Accurate.
Con una Colibri 6 libbre un piccolo rotante Accurate Boss Xtreme 400 imbobinato con un multifibra da 30 lb ho catturato numerosi dentici. In particolar modo sono riuscito a pescare su fondali di 30/35 metri avvertendo le minime vibrazioni sull’esca e quando il dentice mangiava avevo la possibilità di fargli ingoiare l’esca ferrarlo e combatterlo in modo sportivo. Le canne in questione sono molto flessibili ma con una meravigliosa riserva di potenza. In fase di combattimento la riserva di potenza aiuta molto nel pompaggio.  Stiamo parlando a parer mio del miglior attrezzo sul mercato per la traina con il vivo e comunque quello che ha le caratteristiche che ritengo fondamentali di cui sopra. Diciamo che l’utilizzo di materiali moderni sta quasi eliminando la rigidità sulle canne e questo consente combattimenti sempre più fattibili con attrezzature leggere. La stessa Artico ha anche introdotto per le canne trolling sempre da traina con il vivo l’utilizzo di un materiale altamente innovativo il Dynanotex.
Con queste canne sembra che tutto quanto detto per la Colibri diventi ancora più facile. Sicuramente le proveremo e vi terremo al corrente.

Primo piano

Dentex dentex, conosciuto comunemente come dentice è un pesce d’acqua salata appartenente alla famiglia degli Sparidae. Il corpo è ovale, alto e compatto. La testa è grossa e possente, la fronte è curva e il profili quasi ripido. Gli occhi sono piccoli situati in alto sul capo. La bocca è grande e con una dentatura possente a crescita continua. I denti sono lunghi a guzzi e molto ben sviluppate. Proprio dalla sua dentatura possente prende il suo nome. Il colore di fondo del pesce è argenteo, ma può avere sfumature dal rosa intenso al blu cobalto. Dipende dall’età del pesce dallo stato e dal genere (maschio,femmina). Può superare il metro di lunghezza e i 10 chili di peso.
Il dentice più di ogni altro predatore sfrutta le ciliate rocciose per celare la sua presenza alle prede. In estate e in autunno predilige fondali compresi tra i 25 e i 40 metri ed in particolar modo quelli ricchi di posidonia. In questo periodo lo si trova più facilmente a contatto del fondo, in quanto basa la sua attività di caccia sull’agguato e sulla sorpresa. Si riproduce da marzo a giugno, spostandosi in acque più basse, fino a raggiungere, nelle aree dove non viene disturbato da reti e motoscafi, anche i 10- 12 metri di profondità. Vive tranquillamente anche a profondità superiori ai cento metri.

In cucina

Dentice al sale “egg edition”
Pulire il pesce  di 1,5 kg circa privandolo delle branchie e delle viscere avendo cura di non aprire troppo la pancia, senza squamare. Raschiare il sangue sulla spina con un cucchiaio di tavola e cospargerla con il succo di un limone. Farcire la pancia con aglio (se piace) rosmarino e qualche grano di pepe nero. In un planetario montare 3 albumi con 4 kg di sale e aggiungere l’acqua se occorre per formare una specie di spuma lavorabile simile ad una meringa. Su un tegame da forno formare una base di circa 1,5 cm con la forma del pesce (un pò più ampia) adagiarci sopra il dentice, coprire il pesce con il restante sale avendo cura di non lasciare parti scoperte  ed infornatelo nel forno a 200° per 35 minuti. Una volta cotto rompete la crosta di sale che fatta con gli albumi sarà perfettamente compatta e non si sarà spaccata come spesso accade. Così facendo il pesce sarà perfettamente cotto senza aver perso nessuna delle sue preziose sostanze. Servite con maionese fatta in casa e asparagi bolliti.

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