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Traina leggera per tutti

La traina leggera è una di quelle discipline in uso nella moderna pesca sportiva, più seguita dagli appassionati  diportisti. Dai velisti, che compiono traversate impegnative di molte miglia, ai pescatori improvvisati alla guida di gozzi, Center Consolle, Walkaround, gommoni e, chi più ne ha più ne metta, ognuno di questi, nella stragrande maggioranza dei casi, dispone a bordo di alcune lenze, pronte da calare a poppa, e mettere in pesca esche artificiali delle più strane e variegate possibili.

L’impegno è modesto: è sufficiente tenere nel gavone apposito o un paio di sugheri attorno ai quali vengono avvolte delle lenze, oppure una piccola canna da traina con un mulinello ed un po’ di lenza avvolta, un paio di bobine di lenza per i finali, di sezione ridotta ed alcune esche artificiali rappresentate da cucchiai con e senza piume, pesciolini finti, anguilline in silicone ed il gioco… è quasi fatto! Dico quasi, perché per vincere il gioco, sarà necessario allamare il pesce e portarlo a bordo per unirlo agli altri e guadagnare la nostra tanto agognata cena a base di pesce.
Ma cerchiamo di entrare nei dettagli su quello che può fornire la traina leggera o costiera, una pesca bella e pulita, che ci darà sicuramente delle soddisfazioni.

La traina leggera, si suddivide in tre branche: la piccola traina, quella per intendersi da effettuare lungo costa, che è mirata alla cattura di spigole, piccoli dentici, palamite, lampughe, lecce stella, occhiate, sugarelli, sgombri ed altri pesci pelagici; la media traina, orientata alla cattura di dentici, ricciole, cernie ed altri pesci impegnativi, ed infine quella d’altura, finalizzata alla cattura di tonni, tombarelli, tonnetti alletterati, alalunghe etc.

Di queste tre tipologie di traina, prenderemo in esame quella più semplice, e cioè quella costiera, ovvero, la piccola traina. Cercheremo di aiutare il pescatore neofita con dei semplici insegnamenti, a realizzare alcuni finali più adatti, ad utilizzare le attrezzature e le esche artificiali più opportune per potersi finalmente assicurare la cena da consumare con la famiglia e con gli amici.

Le attrezzature di base

Canne e mulinelli
L’attrezzatura di base per praticare la piccola traina costiera è orientata sull’utilizzo di 2 canne, le cui lenze saranno calate in acqua con un assetto affondante l’uno diverso dall’altro.
Partendo dalle canne, saranno da prendere in considerazione quelle in composito-carbonio, tipo Stand-Up(fusto corto mt 1,65 circa) da 8 /12- 12/20 lbs, oppure tipo trolling (fusto lungo mt 2,10 circa) da 8 -12 o 16 lbs. I passanti saranno ad anelli, oppure a carrucola. Per quanto riguarda i mulinelli, saranno preferibili quelli a tamburo rotante appositi per la traina con un libbraggio variabile dalle 12 alle 20 lbs. In alternativa, per la piccola traina, si possono adattare canne leggere di un paio di metri da usare per lo spinning, alle quali abbinare mulinelli a tamburo fisso di grandi dimensioni tipo 065-080 impiegati nel Surf casting.

I monofili, i piombi, le minuterie e gli accessori per la pesca

Per essere sempre efficienti a bordo e trainare con tranquillità, è necessario disporre di un minimo di accessori e di minuterie da pesca, da portarsi appresso in una cassetta apposita. Certe attrezzature ci mettono in condizioni al momento opportuno, di sostituire spezzoni di lenza, finali, esche artificiali e/o aggiungere o togliere le zavorre e compiere altre operazioni.
Tali elementi sono rappresentati da una serie di bobine di monofilo di nylon e di fluorocarbon nelle misure che seguono: 0,16 – 0,18 – 0, 20 – 0, 235 – 0,26 – 0,28 – 0,33 – 0,38 di fluorocarbon e 0,30 – 0,35 – 0,40 – 0,50 di monofilo di nylon. Poi occorreranno un paio di forbici, magari multiuso, pinze per sostituire le ancorette agli artificiali, piccole girelle con moschettone e senza ad alta tenacità di vario libbraggio, 3 o 4 piccoli affondatori STIM o similari, una quindicina di piombi ad aggancio rapido nelle varie grammature a partire da 50 grammi – 100 – 150 – 200 – 250 – 300 – 350 fino a 500 grammi.
Seguono una serie di esche artificiali rappresentate da: cucchiai con piuma – cucchiai – anguilline tipo Ragloo, piccoli minnows(pesciolini), piccoli piombi  e una serie di ancorette di varia numerazione. Dulcis in fundo, un freezer portatile tipo Igloo, un robusto guadino, un piccolo raffio ed un coltello affilato per ogni evenienza.

Madre lenze e finali

Come lenza madre da imbobinare sui mulinelli, abbiamo due opzioni: o il classico monofilo da 15 – 20 lbs (0,35-0,40mm) oppure il multifibra o Dyneema da 20 – 25 lbs (0,17-0,25mm).
Il monofilo, a differenza del multifibra, è più elastico e versatile nell’uso, è più economico, ma offre una resistenza maggiore alla corrente marina e al trascinamento. Il multifibra è più rigido e più sensibile alle tocche nei confronti del monofilo ed offre una resistenza minore alla corrente marina e al trascinamento. In effetti a parità di resistenza alla trazione, offre una sezione ridotta di circa il 50% rispetto al monofilo. L’unico “neo”…. è molto più costoso!
Per la scelta dei finali, dipende dalle specie di pesci da insidiare. Se opteremo per la pesca alle occhiate, sarà sufficiente un “finalino” in fluorocarbon dello 0,16 mm o 0,18 mm di circa un paio di metri, mentre se la nostra finalità in pesca sono le palamite … beh consiglio un buon fluorocarbon di circa due metri dello 0,35 mm e che la canna sia una bella Trolling flessibile in carbonio anche da 8 lbs. Tra la lenza madre ed il finale, piazzeremo uno o due spezzoni di monofilo intermedio di circa 8 – 10 metri l’uno di sezione leggermente ridotta dall’altro, uniti con due girelline ad alta tenacità.

In pratica avviene così:

Se si intende pescare le occhiate, madre dello 0, 35 mm + girella + 8 mt 0,25-0,28mm + girella + 2 mt  di finale in fluorocarbon dello 0,16 – 0,18 mm a cui seguirà l’esca artificiale.
Se si intende pescare gli sgombri o i sugarelli, madre 0,35 mm + girella + 8 mt 0,30 mm + girella + 2 mt di finale in fluorocarbon dello 0,235 o al max 0,25 mm
Per le lampughe e le palamite il montaggio cambia decisamente ed è necessario unire alla madre dello 0,40mm o 20 lbs multifibra, tramite una girella, 10 metri dello 0,35 mm + 2 mt dello 0,38 mm in fluorocarbon.

Tutto quanto citato è valevole per la pesca di superficie, allorquando i nostri piccoli pesci sono localizzati ed accertati che predano in superficie, e questo semplifica tutte le operazioni. Ma se le tocche risultano rare ed il nostro ecoscandaglio segnalerà la presenza dei pesci nei vari interstrati d’acqua, allora sarà necessario zavorrare le nostre lenze, l’una più profonda dell’altra e sondare il tratto di mare interessato. Tale appesantimento delle lenze può essere fatto inserendo un paio di piombi a sgancio rapido di peso variabile, subito a monte delle due girelle.

I vari abbinamenti dei due piombi possono essere così piazzati: uno da 50 gr. a 10 metri dall’esca artificiale e l’altro da 100 o 150 gr. a monte della seconda girella verso la madre. Oppure, 100 gr. a 10 metri dall’artificiale e 200 o 250 gr. alla girella verso la madre. Con siffatte zavorre, alla velocità di circa 2,5 – 3 nodi (per occhiate, sgombri e sugarelli), l’esca affonderà dai circa 3,5 ai 5 mt.
Naturalmente più si zavorra in proporzione e più la lenza affonderà. Tuttavia questo sistema, non è molto pratico anche se i piombi sono a sgancio rapido.
Altro sistema per fare affondare le lenze sono gli affondatori. Piccoli, ma di grande effetto.
Tra quelli più comuni in commercio, ci sono: gli STIM, i DEEP ed altri tipi similari.

Prendendo in esame lo STIM, che è quello più comune, va applicato alla lenza madre, al cui seguito, trascineremo lo spezzone di monofilo dello 0,30 mm di circa 10 metri + 2 metri di finale in fluorocarbon dello 0,18 mm o 0,25 mm secondo i pesci presenti nel settore di mare interessato alla pesca.

Le esche

Le esche in ordinario uso per la piccola traina sono: gli artificiali formati da piccole piume, cucchiai singoli e misti a piume,  testine piombate, minnows(pesciolini finti), anguilline in silicone tipo Ragloo  di varia misura dai 4 agli 11 cm, gli octopus nei colori e nelle forme più strane e poi…. Striscioline di aguglia, di calamaro fino ai vermi come il coreano etc

La tecnica di pesca

Supponiamo adesso di essere pronti per entrare in pesca, stiamo navigando con una piccola barca a poche centinaia di metri dalla costa e l’ecoscandaglio ci segnala un fondale misto tra roccia, posidonia e sabbia ad una profondità oscillante dai – 15 ai – 22 metri. Notiamo dei banchi di pesci di pezzatura mista, posti alcuni presso la superficie ed altri a circa 7-8 metri più a fondo. Proviamo a pescare con una lenza in superficie alle occhiate e l’altra con un affondatore STIM, con l’inserimento di due esche artificiali formate da piccolissimi cucchiai con piumette. Manteniamo una velocità di circa 2,5 – 2,8 nodi orari, rilevati dal GPS. Caliamo in acqua le due lenze con i finali dello 0,16 mm e rimaniamo in attesa. Dopo un paio di evoluzioni compiute in prossimità dei banchi di pesce, l’avviso dell’abboccata lo segnala la canna, con l’affondatore. Al recupero viene su una bella occhiata. L’altra lenza di superficie non dà segni di vita. Altri giri e… altre occhiate. Solo e sempre sulla lenza affondata. Non resta che inserire, come prima prova, solo un piombo da 150 gr. a monte della girella e vedere se funziona. In effetti, seguono altri strike anche all’altra canna zavorrata, per un susseguirsi di catture.

Questa descrizione è in realtà una sintesi di una delle personali esperienze vissute in pesca, maturate nel corso degli anni, e serve a far capire che la piccola traina, come tutte le altre tecniche, necessita di continui aggiustamenti tecnici, prove, tentativi, con cambio di esche e di velocità, fino a che non si giunge al successo sperato.

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