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Il VALORE della competenza AGGIUNTO alla passione: Umberto Felci

Il team: da sx Ing. Gui Petit, Dott.ssa Elda Cortinovis, Ing. Lorenzo Giovannozzi, Arch. Umberto Felci, Arch. Gabriel Triddenti

“Ognuno ha una propria sensibilità, le sue priorità e le sue esigenze, quelle dell’armatore spesso non coincidono con le priorità del designer, che deve essere sufficientemente camaleontico da adattarsi a quelle che sono le richieste degli armatori o del cantiere. Conveniamo tutti comunque che la prima caratteristica deve essere una buona navigabilità, la barca deve essere un mezzo sul quale spostarsi in mare in sicurezza e confort.” 

Velista prima ancora di designer, sarebbe impossibile pensare a Umberto Felci come progettista senza considerare il fatto che ancor prima era uno sportivo appassionato, caratteristica che da’, ai suoi lavori, un valore aggiunto. Vicino al mondo della vela sin dall’età di 14 anni periodo in cui entra a far parte delle squadra nazionale giovanile 420, è al liceo che si avvicina all’aspetto progettuale collaborando alla realizzazione di alcune imbarcazioni da regata, ma è al politecnico di Milano che approfondisce lo studio della vela negli aspetti tecnici arrivando, dopo la laurea in Architettura, a far parte del consorzio fondato da Raul Gardini per  la realizzazione de “il Moro di Venezia” finalista nel 1991 dell’America’s Cup Challenge.

Una brillante carriera iniziata molto presto, concretizzata con sapienza e senza eccessi da Archistar. “Ho cominciato – spiega Umberto Felci – l’attività di progettazione passo dopo passo, è quando le richieste sono aumentate e diventate concrete che ho aperto lo studio, e dopo aver conosciuto Lorenzo Giovannozzi, nel 2001 abbiamo fondato insieme la Felci Yachts Design.”

Lorenzo Giovannozzi, ingegnere aerospaziale e anche lui appassionato velista, rappresenta un anello di congiunzione fondamentale nella progettazione poiché grande esperto di idro e fluo dinamica, conoscenze che consentono alla Felci Yachts una progettazione a 360° in cui non sono solo garantite efficienti linee d’acqua e interni curati, ma in cui anche la performance sportiva diventa una caratteristica imprescindibile della firma Felci.

Un Cantiere che si rivolge al suo studio sa di poter contare su più aspetti della progettazione, potendo proporre così agli armatori più esigenti imbarcazioni che siano il perfetto connubio e l’ottimo compromesso tra cruising e sportività. Ed è proprio in questo senso che si deve pensare alle imbarcazioni disegnate da Felci “Dopo l’esperienza dell’America’s Cup di mettere a disposizione di più armatori l’esperienza acquista realizzando queste tecnologiche barche da regata. In seguito grazie ai Cantieri che ci hanno appoggiato, come i Cantieri del Pardo, la Dufour, Adria Sail e Ice Yachts siamo riusciti a realizzare imbarcazioni che ovviamente non fossero più “solo” da regata, ma che unissero il piacere della sportività e della velocità alla comodità della cruiser più familiare.”

Caratteristiche distintive dei Cantieri che si sono affidate alle mani sapienti della Felci Yacht design. Basti pensare alla gamma Ice Yachts, imbarcazioni pensate per essere fast cruiser, capaci di sostenere regate anche di alto livello (vincitori sia di ARC che della Giraglia), rimanendo comunque barche da crociera. Ma come si riesce a operare in questo modo?

“E’ necessario – ci dice ancora Umberto Felci – essere competenti in molti settori specifici, e non solo approfondire temi legati al design o all’ingegneria navale in maniera separata, ma in effetti la componente legante a tutte queste varie competenze secondo me deve essere l’esperienza maturata sul campo, sul mare. Da quando è nata la Felci Yachts abbiamo sempre avuto 3 divisioni: quello degli one design, che implica oltre al progetto di architettura navale anche un processo di industrializzazione, quindi lo studio di come realizzare il progetto nel modo migliore e nel modo più economico; poi l’imbarcazione da crociera le cui priorità sono l’ergonomia, la vivibilità a bordo e lo studio dell’imbarcazione durante si suo utilizzo; infine la terza, sono le barche da regata in cui gli studi di architettura navale sono alla base del successo. Quindi, grazie a questi studi specifici abbiamo approfondito separatamente le conoscenze: l’abilità sta nel riunire tutte queste competenze bilanciando gli elementi in favore del prodotto che dobbiamo andare a realizzare. La professionalità del progettista sta nell’equilibrio di questi aspetti: noi disponiamo sempre di una aggiornatissima architettura navale, conosciamo il mondo della vela come progettisti e lo conosciamo da velisti.”


E allora cosa considera di fondamentale importanza nella progettazione di una barca a vela?
“E’ una domanda difficile perché ognuno ha una propria sensibilità, le sue priorità e le sue esigenze, cose che spesso non coincidono con le priorità del designer, che deve essere sufficientemente camaleontico da adattarsi a quelle che sono le richieste degli armatori o del cantiere. Conveniamo tutti comunque che la prima caratteristica deve essere una buona navigabilità, la barca deve essere un mezzo sul quale spostarsi in mare in sicurezza e confort.” 

Uno studio importante la cui firma è ormai conosciuta e riconosciuta in tutto il mondo, e una sfida: quella alle metrature che per ora sono solo su carta. L’Ice 80, i cui stampi sono stati già realizzati vedrà la luce presumibilmente nel 2016, mentre l’Ice 100 ed imbarcazioni custom fino a 120 piedi sono ancora in fase avanzata di studio, ma non ancora realizzate. Nel 2015 il varo del fast cruiser Ice 52 e del Dufour 460 Grand Large imbarcazione pensata al charter e il noleggio, entrambe nominate agli European Yacht of the Year 2015. Un continuo fermento comunque che vede il designer impegnato in due grandi progetti per il 2016: con Nauta Design è allo studio una imbarcazione per il Cantiere del Pardo, mentre per Dufour si lavora al progetto della nuova ammiraglia che sarà varata prima della fine del 2016.

A quando un’imbarcazione a motore?
“Ci è stato richiesto, per la verità, io sarei maggiormente orientato alla progettazione di una navetta, amo di più il tipo di carena dislocante, non mi piacciono i motoscafi e non ne progetterei volentieri uno. Inoltre il know how che abbiamo in fatto di idrodinamica sarebbe certamente più applicabile ad un’imbarcazione di questo genere.”

Dalle barche a vela da regata al possibile progetto di una navetta dislocante: semplicemente da questo si percepisce come sia ben votato all’interdisciplinarità che fin ora ha reso inconfondibili le sue barche.

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