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bolentino di medio fondale sparidi

Bolentino di medio fondale: in cerca di sparidi pregiati

È apparentemente difficile organizzare una battuta di bolentino di medio fondale dove si faccia selezione del pescato già all’atto dell’allamata. Se vi si riesce però, a dispetto del numero di allamate, si realizza sicuramente “la pescata perfetta”.

BOLENTINO DI MEDIO FONDALE: IL MOMENTO GIUSTO

Scegliere di partire per una pescata a bolentino è una decisione che un po’ tutti i pescatori sportivi hanno preso almeno una volta nella vita. Nell’immaginario collettivo il bolentino è associato a centinaia di catture di piccoli pesci e al sogno di quell’allamata che cambia la giornata.

pesca bolentino medio fondale sparidi pagriQuello che però in pochi cercano è una pescata differente, una pescata mirata a determinate prede, un po’ come nella pesca a traina con il vivo, dove si scelgono con cura ami, esche e terminali per catturare la preda da sogno. Una prima analisi, nell’organizzare una battuta di bolentino, deve essere indubbiamente svolta in merito al periodo stagionale e meteorologico.
Alcuni pesci, come ad esempio le grosse orate o i prai, sono presenti in determinati spot solo durante particolari stagioni e sono attivi ed in caccia solo con determinate correnti e temperature dell’acqua.

Dovendo scegliere quindi di insidiare alcune specie, sarà nostra cura documentarci un po’ (magari guardando semplicemente i pescherecci di rientro o i banconi del fresco nelle pescherie) per determinare la presenza e l’attività di determinati pesci.
Ancor di più il meteo sarà da tenere in considerazione.
I grufolatori di fondo, infatti, non cacciano mai in presenza di forte corrente: starà a noi scegliere le giornate di calma piatta a ridosso delle mareggiate per aumentare la possibilità di cattura.

L’HABITAT IDEALE 

Avere un grosso numero di spot sul proprio GPS, specie se catalogati per periodi dell’anno e tipologia di pesci, può esserci di grande aiuto.
Decidere lo spot è una regola fondamentale per impostare la pescata. Dovendo infatti scegliere la fase di marea e pasturare al fondo, sarà indispensabile avere uno, massimo due spot vicini tra di loro, su cui tentare il colpo sotto misura.

ecoscandaglio
In caso di ancoraggio tradizionale e non elettronico (è bene citare l’ancoraggio elettronico che fa ormai parte di un buon 50% delle imbarcazioni di appassionati), bisogna poi tenere presente che in caso di spostamento dell’ancora si finisce per disturbare il pesce in caccia o in stasi sul fondo, compromettendo quasi irrimediabilmente lo spot.

LA SCELTA DELLA POSIZIONE

Parlando sempre di ancoraggio, che sia tradizionale o elettronico, diventa fondamentale effettuare alcuni passaggi a scarroccio al fine di definire l’andamento della corrente e la velocità della corrente stessa.
Attivando quindi la traccia sul GPS, arresteremo la marcia sul punto ed effettueremo una prima “discesa” senza lenze in acqua, magari gettando sul fondo qualche testa di gambero o i resti dell’evisceratura di un calamaro.

Osservando il movimento della barca e la velocità di discesa della pastura, trarremo numerose informazioni prima di effettuare un secondo passaggio, risalendo la traccia e mettendo giù questa volta anche una lenza per il secondo passaggio.
Esaminata ancora una volta questa seconda “discesa”, saremo in grado di determinare con precisione in quale punto ancorare.
Ricordiamoci sempre che una volta fermi, l’ecoscandaglio non ci darà più molte informazioni, ma la presenza di una linea spessa e l’individuazione della profondità giusta saranno dettagli da non trascurare.

FINALMENTE IN PESCA

Trovato l’assetto perfetto, potremo fare una prima “calata” per sondare i commensali. Se tutto è andato per il verso giusto, non sentiremo (ed è qui la sorpresa) alcuna mangiata, sinonimo che i pesci disturbatori (sciarrani in primis) sono stati evitati.
Come cacciatori fermi nel capanno, aguzzeremo però il tatto (l’unico senso utile in questa disciplina) a sentire ogni piccola tocca, specialmente se la tocca sarà aggressiva e furtiva.

I grossi sparidi, come orate e prai, non hanno la buona abitudine di mangiare ripetutamente ma, generalmente, aggrediscono l’esca con pochi e secchi morsi, distanti l’uno dall’altro.
Avvertita quindi la “botta”, dovremo attendere il momento propizio, meglio se con il piombo attaccato a terra e la lenza “morta” per ferrare sul secondo attacco del pesce.

Una ferrata energica e la mano pronta a mollare frizione sono imperativi per pesci che spesso, dopo la mangiata, compiono una piccola fuga corredata di testate impegnative anche per l’angler navigato.

Il combattimento, deciso e senza indugi, dovrà essere però a filo di frizione, per consentire alla lenza in bobina di uscire via sulle piccole fughe, in modo da non mettere in difficoltà ami e nodi.
La criticità di questi esemplari, infatti, è costituita dall’apparato boccale, adorno di denti aguzzi e placche in grado di rompere con facilità anche ami robusti.

BOLENTINO DI MEDIO FONDALE: TERMINALI ED ATTREZZATURE 

I terminali saranno costruiti con un trave dello 0.30 di nylon e braccioli di fluorcarbon dello stesso diametro e della lunghezza di almeno 30 cm.
Sull’amo di fondo potremo tranquillamente attaccare attrattori e luminors baits per rendere l’inganno più vistoso, ciò che invece dovrà essere generoso sarà l’amo, sempre di misura 1 o 2.
Saranno da preferire canne specifiche da bolentino in grado di gestire zavorre importanti e meglio se non telescopiche. Nello specifico chi scrive si avvale di vette APFLEX (Tubertini marchio registrato) ad azione provocata, che consentono di poggiare la zavorra a terra e leggere anche la più flebile mangiata.
Per i mulinelli una taglia 4500/5500 può andare bene per qualunque situazione, con un buon trecciato in bobina ed uno spezzone di fluorcarbon a fungere da shock leader.
Utilizzeremo zavorre colorate da 70 a 120 gr munite rigorosamente di girella e preferibilmente piramidali.

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ETICA E SELEZIONE DEL PESCATO

Alcune prede come i prai sono da considerarsi specie protette e pertanto è opportuno trattenere esemplari solo al di sopra dei 30 cm. Dovendo poi fare una selezione, l’ideale sarà trattenere al massimo una o due prede a pescatore per specie, ci garantiremo così di non impoverire lo spot.

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