Bolentino a fragolini

L’inverno è da sempre stato un periodo duro per i pescatori che oltre a combattere con le intemperie e le rigide temperature di stagione corrono da uno spot all’altro in cerca delle ambite prede. E’ il caso del bolentino dove la stagionalità e le correnti la fanno da padrone sulla ricerca dei pesci destinati a questa tecnica.
In questo articolo, più che parlare di tecnica vera e propria, si affronterà dal punto di vista psicologico come affrontare al meglio e con i migliori risultati una giornata di pesca a bolentino.

LA SCELTA DELLO SPOT INVERNALE

Ormai è risaputo che la pesca ha delle regole che spesso possono cambiare radicalmente in base ad un sacco di fattori che possono determinare le sorti di una pescata a bolentino.
Se alcuni scogli isolati regalano catture a ripetizione su 365 giorni altri sono per lo più stagionali e risentono della corrente e del cambio di temperatura. E’ il caso degli spot che si trovano nel bassofondo che in base alla temperatura dell’acqua possono generare cambiamenti climatici tali da far riempire di pesci o farli sparire nel giro di qualche giorno.

Ormai, oltre alle sempre in voga mire a terra, gli ecoscandagli di ultima generazione hanno cambiato il modo di pescare facendo passare ore ed ore il pescatore incollato davanti al display per scorgere dei dettagli impercettibili del fondo ma importanti ai fini della ricerca dello spot migliore dove pescare. E non a caso la tecnologia ci viene in aiuto con strumentazione all’avanguardia che, attraverso la sua gamma di frequenze, permette di scovare importanti dettagli del fondo che spesso non si notano.

A tanti pescatori sarà capitato di guardare il monitor dell’eco e vedere una desolante linea orizzontale di fango senza il ben che minimo salto batimetrico ma è proprio un occhio attento ed esperto che nel nulla riesce a trovare la buca delle meraviglie o la pietra isolata. Bisogna pensare che nella maggior parte delle piccole barche gli strumenti spesso hanno dei display da non più di 7 pollici che con l’aumentare della profondità schiacciano sempre più l’immagine per lasciare spazio a tutta la colonna d’acqua che aumenta. E più si scende in profondità e più questo fenomeno si accentua rendendo pressoché difficile vedere quei piccoli ma importanti salti batimetrici che possono nascondere un nuovo spot.

La soluzione non è per nulla difficile e lo strumento è in grado di ovviare a questo inconveniente, se così si può chiamare, con la funzione zoom che permette di avere una parte di display con una fascia d’acqua zoomata (solitamente a partire dal fondo) e una parte di schermo dove poter vedere tutta la colonna d’acqua dalla superficie fino al fondo per non perdere nemmeno un centimetro di scansione sonar. 

La funzione zoom è molto importante perché permette di ingrandire la parte del fondale in modo da poter vedere in maniera più nitida eventuali buche o scoglietti che in visione normale avremmo difficoltà a vedere. Questa funzione permetterà, inoltre, di scovare eventuali marcature di pesci molto vicini al fondo e quindi di poter pescare con estrema precisione. E’ una funzione presente su tutti gli eco e nel caso del mio Helix di Humminbird mi permette di avere un fattore zoom fino a 8X.
Detto questo, ormai è chiaro, che avere un buon strumento a bordo può risolvere una scadente giornata di pesca ma ricordate che l’ecoscandaglio vi fa vedere i pesci, ma a pescarli dovete pensarci voi.

Una volta trovato lo spot ideale non si dovrà fare altro che scegliere se ancorarsi o scarrocciare calando le canne in favore di corrente con un finale più lungo in modo che possa svolazzare appena sopra il sedimento e attirare i grufolatori in zona che incuriositi dal movimento dell’esca si avvicineranno rapidamente.

LE ESCHE MIGLIORI

Se acciughe e sardine sono sempre state le esche valide a 360 gradi è risaputo che un buon gambero fresco, ancora meglio se vivo, può davvero fare la differenza in pesca.
Procurarsi i gamberi freschi non è un problema, basta recarsi al mercato del pesce e aspettare che arrivino i pescherecci. In Liguria ne pescano molti e il prezzo non è eccessivamente elevato per la qualità del gambero che, se usato in parte per la pesca, è altamente valido anche in cucina nella pasta o fritto.
Cosa ben diversa è procurarsi i gamberi vivi che in alcuni porti sembrano davvero spariti dalla circolazione. C’è chi elabora nasse avveniristiche per catturarli e chi diligentemente utilizza la buona e vecchia idea della bottiglia col collo rovesciato ma di fatto chi li va a cercare di notte tra gli scogli con secchio e retino è colui che di solito riesce a farne un discreto bottino.

Per chi, invece, non ha questa fortuna non resta che ordinarli alla pescheria alla quale dovremo chiedere di avvisarci appena arrivati in modo da poterli subito immergere in acqua e tentare di salvarne una buona quantità. Questo perché, soprattutto nei mesi invernali, il gamberetto riesce a sopravvivere più a lungo fuori dall’acqua e in una cassetta da tre chilogrammi non è raro salvarne anche il 40%.

Il resto dei gamberi, quelli che non hanno retto allo shock, si potranno mettere all’interno di alcuni sacchetti di plastica da congelare e utilizzare durante i periodi in cui non si trovano facilmente.
Anche il verme ha ottime chance di essere mangiato dai grufolatori soprattutto se molto sanguigno. Quello che sicuramente ha le migliori caratteristiche per questa tipologia di pesca è il verme americano che essendo molto sanguigno rilascia una scia odorosa importante.
Anche il muriddu, se pur più piccolo del verme americano, è altrettanto valido nel bolentino costiero e di medio fondale che risulterà molto gradito a pagelli, saraghi e sparlotti.

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