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L’esca viva: come farla e come mantenerla

Per chi si avvicina alla tecnica della traina col vivo, così come per chi la pratica da anni, il primo step da affrontare prima della battuta è il reperimento dell’esca viva, cosa non sempre facile e scontata da trovare.


CONSERVARE IL VIVO
Una mirabolante idea, vera news in campo di conservazione del vivo, viene da un grande appassionato di pesca noto per le sue catture che con la collaborazione di un’azienda che ne ha permesso la realizzazione, ha progettato una vasca del vivo in materiale plastico da tenere fuoribordo e facilmente stivabile quando non in uso. Si tratta di una vasca in polietilene e foam galleggiante corredata da diversi fori con tagli personalizzabili che una volta appoggiata in acqua si immerge totalmente lasciando fuori solo la parte superiore e la relativa apertura. Questo sistema, nato principalmente per il kayak fishing in modo da poter evitare la vasca direttamente a bordo e di poterla trainare, può essere facilmente adattata con ottimi risultati per la conservazione delle esche quando siamo fermi al pontile o in lento movimento. E’ un sistema pratico, facile e veloce oltre che utile per tenere costante la temperatura dell’acqua che risolverà efficacemente tutti i problemi che riguardano la conservazione dell’esca anche per diversi giorni. Questo grazie all’intuizione di un grande della pesca sportiva come Andrea Morvillo che nel suo palmares sportivo conta fantastiche catture in tutti i mari che circondano l’Italia. In sostanza un progetto tutto italiano fatto da un appassionato per gli appassionati.

 

FARE IL VIVO CON IL SABIKI
Il Sabiki è presente sul mercato italiano da molti anni, ma ancora oggi, non tutti sanno cosa sia e come si usi esattamente. E’ un attrezzo importato dal Giappone (ma ormai copiato e prodotto in tutto il mondo) creato con un terminale in nylon o fluorocarbon composto da numerosi braccioli, solitamente sei, legati alle estremità ad una trave con girella e moschettone. I braccioli terminano con un amo ricoperto da materiali diversi: potremo trovare una strisciolina di pelle di pesce (chiamate anche skirt o gonnellino), delle perline colorate luminescenti e fili svolazzanti o ancora delle vere e proprie imitazioni siliconiche di gamberetti o acciughine. E’ ovviamente un’attrezzatura pescante da usare in verticale ma possiamo assicurarvi che anche a traina, specialmente con l’affondatore idrodinamico abbiamo avuto risultati esaltanti.
A differenza del bolentino, con il sabiki non è neppure necessario innescare l’amo, sarà infatti lo skirt o l’esca siliconica collegata ad attirare il predatore invogliandolo ad attaccare l’esca permettendo così di avere a bordo un attrezzo sempre pronto all’uso in ogni momento. In Italia, dopo un primo momento di gloria il sabiki ha trovato la sua destinazione specialmente in quei pescatori che necessitavano di catturare rapidamente una quantità consistente di pesce da innescare nella traina col vivo. Difatti con questa tecnica sugherelli, boghe, sgombri, lanzardi e anche alcuni pesci di fondo, difficilmente resisteranno alla tentazione di non attaccare l’esca fluttuante nell’acqua.

COME FUNZIONA
Il Sabiki viene venduto in comodissime bustine plastificate che lo proteggono efficacemente dagli agenti atmosferici. Una volta aperto e utilizzato lo potremo riporre comodamente in un rotolino raccogli lenza assicurandoci di sciacquarlo accuratamente per asportare tutto il salino presente su ami e filo.
Srotolato il sabiki lo collegheremo da un capo alla lenza della canna (vedremo in seguito quale) e dall’altro ad un piombo da bolentino con una grammatura idonea a contrastare le fughe di prede multiple. Per effettuare questa tecnica lo scandaglio sarà fondamentale: sarà lui infatti a scovare i banchi di pesce dicendoci con estrema precisione anche la quota a cui pescarli. Trovato il banco fermiamo la barca e caliamo velocemente l’attrezzatura pescante.
Una volta raggiunta la quota dove stazionano i pesci non di rado assisteremo ad un automatico stop di lenza seguito da strattoni decisi che faranno capire immediatamente che alcune prede avranno abboccato alle esche collegate. Se tutto ciò non accade non preoccupatevi, chiudete l’archetto del mulinello e cominciate ad effettuare lente jerkate alternate ad altrettante più decise. Appena sentita la prima preda allamata è buona norma non recuperare subito perché nella maggior parte dei casi altre prede si butteranno a capofitto sulle esche scambiandole per cibo o piccoli gamberetti. Se durante la calata avremo la fortuna di fare filotto con sei prede allamate non sarà facilissimo portarle a pagliolo assistendo ad una sorta di “danza” del vettino capendo subito che “schegge impazzite” stanno tirando ognuna per la propria via mettendo a dura prova le nostre doti di pescatori.
Nello sfortunato caso in cui ci trovassimo a non avere abboccate variamo la quota, verso il fondo o verso la superficie per cercare di scandagliare una fascia d’acqua maggiore e avere quindi più probabilità di cattura.

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