Hot Lab: disegnati per viaggiare
Struttura prima della decorazione, funzione prima della forma, coerenza prima dello spettacolo: perché uno yacht nasce per viaggiare. Una filosofia rigorosa, orientata a un’eleganza sobria e mai ostentata. Hot Lab ha rinnovato così il linguaggio dello yachting contemporaneo.
Fondato nel 2004 da Antonio Romano, business manager, ed Enrico Lumini, design manager, lo studio milanese dal 2022 fa parte del gruppo svedese Viken Group. Il cuore del progetto, però, rimane lo stesso: accompagnare cantieri e armatori in un percorso sartoriale. Come ricorda Lumini, è questo il ruolo del designer: “fare tutto il possibile per interpretare al meglio i desideri del cliente”.

M/Y ACQUA CHIARA
Acqua Chiara, l’ultimo modello svelato da Hot Lab, manifesta appieno la sua vocazione al viaggio, non solo nel nome. Il progetto nasce dall’ormai collaudata collaborazione tra lo studio milanese, che ha curato interni ed esterni, e Columbus Yachts, responsabile dell’architettura navale. Consegnato nel 2025 a un imprenditore italiano, questo superyacht di 47 metri è stato concepito per il charter, con cinque cabine generose, capaci di accogliere fino a dieci persone.
“Quando uno yacht è progettato per il charter, la priorità diventa la vivibilità immediata: gli ospiti devono sentirsi a proprio agio dal primo istante, anche se è la loro prima volta a bordo”, racconta Enrico Lumini, design manager di Hot Lab. “Abbiamo puntato su una netta distinzione tra aree sociali e zone private, percorsi intuitivi e ambienti versatili, così da consentire a diversi gruppi di ospiti di vivere lo yacht in totale autonomia e nello stesso momento”.
Grande attenzione è stata prestata anche alla connessione con il mare: da prua a poppa, Acqua Chiara propone un’elegante area dining coperta, una lounge centrale con piscina scenografica e terrazze laterali abbattibili, e una piattaforma di poppa multifunzione con transformer, posizionata solo 50 centimetri sopra la linea di galleggiamento. Una seconda ampia piscina si trova a prua del main deck ed è servita da prendisole, divano circolare e tavoli da appoggio.

A bordo non mancano poi spazi flessibili: l’upper deck può trasformarsi da lounge a sala cinema, mentre le zone principali sono studiate per accogliere sia il relax diurno sia le serate formali, senza alterare l’identità dell’imbarcazione.
Alle linee esterne, muscolari e al contempo morbide, fanno eco interni classici, arricchiti da dettagli contemporanei, come finiture scure effetto metallo, mosaici Sicis e pannelli in Vetrite. Ancora una volta, Hot Lab realizza un equilibrio tra rigore architettonico, ricchezza materica e praticità: il grande salone principale sfoggia divani custom in tessuto spugna bianco con profili blu, affiancati da poltrone Fendi Totu e un tavolino in teak. I pavimenti in parquet bianco e i soffitti in rovere naturale, parzialmente laccati in bianco opaco, creano un’atmosfera luminosa e ariosa.
La suite armatoriale, sul ponte principale, è un vero e proprio appartamento privato, caratterizzato da una forte personalità, con cornici in pelle scura, dettagli in metallo brunito e superfici in vetro Galaxy Blue. Il bagno della suite, rivestito in un prezioso mosaico di vetro, offre un’esperienza di livello spa con vasca in marmo e doccia separata.
“Il nostro tocco risiede nella combinazione di una semplicità accogliente con dettagli progettati con precisione”, spiega Antonio Romano, business manager e co-fondatore dello studio. Ma Acqua Chiara segna anche un deciso passo in avanti nell’evoluzione del linguaggio di Hot Lab. “Incarna la nostra filosofia di ‘innovazione incrementale’. Abbiamo lavorato dietro le quinte per migliorare ogni piccolo elemento, ottimizzando sia la costruzione che l’esperienza di vita a bordo”.
Tra le novità, spiccano una più chiara integrazione della tecnologia nell’architettura, in modo che non comprometta l’armonia degli interni (ad esempio con schermi incorporati nelle superfici); l’abbinamento di materiali senza tempo ed elementi contemporanei per aggiungere profondità e durabilità; e un uso intelligente dell’illuminazione e della disposizione degli ambienti, che consente agli spazi di cambiare atmosfera a seconda delle esigenze. “Un interno che appare composto, ma che è ingegnerizzato per un uso reale e intensivo”, conclude Romano.
M/Y MERELEY I
Lo hanno chiamato “pocket explorer”, “explorer tascabile”. Lanciato nel 2025, Mereley I è un superyacht di 35 metri full custom, costruito dal cantiere turco AES Yacht. Hot Lab, artefice di interni ed esterni, firma così un’imbarcazione di grande impatto, non solo per lo stile decisamente “maschile”.
Realizzato con scafo dislocante in acciaio e sovrastruttura in alluminio, Mereley I si colloca a metà tra un explorer moderno e uno yacht sportivo, pur mantenendo linee eleganti.

“I volumi richiamano chiaramente la tradizione delle imbarcazioni da spedizione, ma allo stesso tempo possiedono uno spirito più dinamico”, spiega Lumini. “Volevamo dare un look più slanciato a un classico explorer”.
Il profilo, solido e scultoreo, è esaltato dallo scafo blu intenso, sul quale spiccano caratteristiche strisce rosse in corrispondenza della linea di galleggiamento: un richiamo, secondo i designer, al mondo del motorsport. Anche all’interno la palette risulta ricca di contrasti: Hot Lab ha impiegato un’ampia gamma di grigi, neri e tonalità naturali di sabbia e lino, creando un ambiente forte e audace, eppure raffinato ed elegante, simile a un appartamento metropolitano.
Tra i materiali principali utilizzati, figura il rovere, accanto a numerose finiture laccate, resine e particolari superfici testurizzate in 3D. A chiarire la natura di queste scelte è ancora Lumini: “Volevamo che gli interni presentassero molti riflessi, in parte per ingannare l’occhio e in parte per portare le sfumature bluastre del mare all’interno”. Il dialogo con l’elemento marino è, di fatto, il perno attorno a cui ruota l’intero layout. Dallo scenografico beach club con piattaforma multifunzionale fino allo skylounge con vetrate a tutta altezza, ogni spazio è progettato per abbattere i confini visivi.
La luce naturale è protagonista assoluta anche nella suite armatoriale a tutto baglio, situata a prua del ponte principale: un vero appartamento privato dove i legni scuri e i dettagli in marmo del soffitto sono costantemente illuminati da ampie finestrature.
La riuscita del progetto risiede nel delicato equilibrio tra visione e fattibilità, come sottolinea Erdem Biçer, partner di AES Yacht: “L’approccio di Hot Lab non si ferma all’estetica; considera l’uso reale dello yacht e, soprattutto, il processo produttivo. Questo facilita enormemente il lavoro in cantiere e rende la collaborazione un’esperienza davvero piacevole”. Un’intesa, quella tra lo studio milanese e il cantiere, destinata a crescere: Hot Lab è infatti già al lavoro sull’evoluzione della linea con una nuova versione da 40 metri.
M/Y BIJIN
“Bijin”, in giapponese “bella donna”: è questo il nuovo nome del superyacht di 50 metri precedentemente noto come “Sibelle”. Una scelta che sottolinea l’impressionante trasformazione subita dall’imbarcazione. Costruita interamente in alluminio dall’olandese Heesen Yachts, era stata originariamente premiata per il design e l’ingegneria ai World Superyacht Awards 2016. E in effetti Sibelle, mantenuta in condizioni eccellenti, non ha richiesto grandi cambiamenti strutturali: i lavori di refitting, eseguiti da Monaco Marine a La Seyne-sur-Mer, hanno interessato la livrea dello scafo, le dotazioni di bordo e gli interni.

Incaricato del progetto, lo studio milanese ha lavorato a stretto contatto con gli armatori. D’altra parte, come spiega Enrico Lumini, tra lo studio e i proprietari di Bijin esiste un’amicizia di lunga data: “Ci conosciamo da molti anni e questo ha portato naturalmente a un rapporto di fiducia e comunicazione aperta. La loro partecipazione è andata ben oltre il semplice feedback. Sono stati sostenitori attivi in ogni fase del progetto, offrendo supporto pratico e preziose indicazioni”.
“Conosco il proprietario di Bijin da oltre 20 anni”, prosegue Antonio Romano. “Creare qualcosa insieme è stato un viaggio profondamente emotivo”.
Se all’esterno gli armatori di Bijin hanno optato per un look accattivante — con una nuova livrea Matterhorn White e Jet Black, completata da una linea di galleggiamento rossa — all’interno hanno privilegiato lo stile “Japandi”, una sofisticata miscela tra minimalismo giapponese e calore scandinavo, che dà vita a un’atmosfera calma e rilassante. “L’obiettivo era quello di essere immersi in un design organico, armonioso e invitante, che potesse favorire il relax e la tranquillità dei nostri ospiti”, afferma il proprietario.
Di fatto, non si è trattato di una trasformazione radicale. “I nostri interventi si sono concentrati su elementi quali letti, testiere, tendaggi, tappeti e arredi mobili”, continua Lumini. “Lo scopo era offrire allo yacht un rinnovamento sottile ma significativo. Abbiamo puntato su uno stile più fusion, introducendo delicati tocchi orientali”.
Per il restyling cromatico, Hot Lab ha adottato toni chiari e sfumature di marrone desaturate, sostituendo i contrasti marcati del passato. Il risultato è una freschezza visiva che amplia i volumi e rende gli ambienti più accoglienti, preservando al contempo la coerenza stilistica dello yacht. Un equilibrio che riflette la profonda sintonia raggiunta tra lo studio e la committenza, come suggerisce lo stesso Antonio Romano: “A volte un progetto è più di un semplice lavoro. Diventa un dialogo silenzioso tra i sogni dell’armatore e l’anima del designer”.
HOT LAB
Tel. +39 02 89057060
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20123 Milano
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