Tuna Hunting

Hunter, ovvero “cacciatore” è proprio quello che si diventa quando le mani scottano sotto i lanci ripetuti, il multifibra brucia le dita e gli occhi sono fissi a guardare il pelo dell’acqua, aspettando inesorabilmente che l’artificiale si blocchi e la canna, per magia, vada in piega.


Sembra più l’apertura di un libro sulla caccia piuttosto che un articolo di pesca, ma quando i pesci si inseguono come se fossero le anatre di passo, il gommone diventa la jeep con cui raggiungere mete inesplorate ed i gabbiani, sono più utili del fiuto dei segugi, la stagione delle mangianze è indubbiamente aperta e con lei, la caccia al gigante rosso.

LANCIARE SENZA SOSTA
Se esiste una regola che chi scrive ha imparato in questa tecnica è che occorre lanciare senza sosta.
Appena i pesci sono lì in attività bisogna essere già pronti, affilare gli artificiali e nel modo più coscienzioso possibile, far volare il nostro artificiale in mezzo alla mangianza.
Quando parlo di lanci coscienziosi, parlo di mirare con cura nella direzione dei pesci, dando, il giusto anticipo, affinché l’artificiale vada a coprire lo spazio d’acqua davanti al pesce.
Nel caso in cui in barca ci siano più anglers, la regola fondamentale è di darsi dei turni, solo così eviteremo fastidiosi e pericolosi intrecci.
E se la mangianza appena arrivati si affonda? Indubbiamente un lancio andrà fatto, poiché spesso i pesci si affondano, ma rimangono in “zona”, quindi se i nostri artificiali sono sapientemente manovrati, andranno ugualmente a colpire attirando probabilmente la curiosità dello smaliziato predatore.

GUIDA SPERICOLATA
La mangianza è li davanti a noi, dista solo poche centinaia di metri. Diamo gas e la raggiungiamo ma, i pesci, immediatamente si affondano.
Non sempre dare gas e correre sul banco di pesci può darci lo scatto felino e vincente. Se pur è vero che i pesci non staranno molto tempo a galla, è anche vero che come di consueto spaccare la mangianza nel mezzo non farà altro che affondare i pesci immediatamente. L’avvicinamento al branco sarà molto largo, con un bel cerchio possibilmente contro corrente. In prossimità dei pesci poi, rallenteremo gradualmente portando i nostri “cacciatori” a tiro e subito dopo il lancio toglieremo la marcia. Se i pesci rimangono in zona, spegnere completamente il motore potrebbe essere la mossa vincente. Una guida spericolata oltre ad essere pericolosa per l’equipaggio, spesso e volentieri non porta grandi risultati. Ma quando bisogna correre? Se le mangianze sono attive con pesci che saltano vistosamente fuori dall’acqua, il rumore dei pesci stessi, sarà la miglior copertura per avvicinarsi in velocità arrivando quasi a toccare il banco, regalandoci così un maggior numero di occasioni.

ARTIFICIALI DALLE MILLE FACCE
Chi pratica lo spinning sa bene che nella propria cassetta non dovranno mancare diverse, ma importantissime, tipologie di artificiali. Popper, Stick Bait, Lipless, Gomme, Metal Jig, una quantità infinita di modelli e colori. Come scegliere l’esca giusta? Una regola vera e propria, non c’è. Qualunque artificiale se sapientemente animato può dare risultati inaspettati. Ciò che, invece, è importante sapere che non esiste una canna universale ed ogni artificiale ha una sua ROD-STICK per essere utilizzato. Se in fase di lancio, infatti, l’inadeguatezza può essere “coperta” da un buon braccio, in fase di Jerk una canna inadatta tenderà a mandare l’artificiale in rollio senza ottenere alcun risultato.

… E DAI MILLE COLORI
Risolto il problema di cosa lanciare saremo assaliti immediatamente da un atroce dubbio, lo stesso dubbio che abbiamo avuto nel negozio di pesca sotto casa, quale colore scegliere?
Le varietà cromatiche passano dai colori naturali ai colori fluo e glitter. La scelta universale non esiste ma, con certezza, possiamo dire che alcuni colori come per esempio il rosa, sembrano funzionare meglio in alcune parti del mediterraneo, dove per esempio l’acqua è meno cristallina, mentre i colori naturali e nero, hanno risultati migliori nel basso Adriatico ed in Sardegna, dove le acque sono cristalline. Il sole alto gioca un ruolo di tutto rispetto in questa alchimia, divenendo fattore determinante per la scelta di un artificiale. Vogliamo però sottolineare che, per quanto detto sopra, un artificiale del colore giusto diverrà del tutto inefficace se lanciato e mosso male, così come un artificiale fuori contesto se pur nel miglior movimento possibile diverrà quasi sicuramente privo di attrattiva per i pesci. In periodi, ad esempio, di mangianza su piccole acciughe, un grosso popper sarà inefficace, così come il piccolo metal jig, non avrà senso se lanciato in mezzo a lampughe e grossi bonito che scappano dalla famelica aggressione dei rossi giganti.

 

IN COMBATTIMENTO SENZA RISPARMIARCI
Appena allamato il pesce, inizierà la prima fuga nella quale più che l’attrezzatura, le vere difficoltà saranno la nostra calma e la nostra pazienza.
Un pesce in fuga, infatti, non va assolutamente contrastato ed occorre aspettare qualche secondo prima di mettersi a forzare ed iniziare a combattere. Con il pesce al primo pit-stop, occorre forzare immediatamente e cercare di portarlo immediatamente sulla verticale, in questo modo la canna, attrezzo nato per questo specifico tipo di combattimento, potrà esprimere tutta la sua potenza, bloccando immediatamente, ogni tentativo di fuga del pesce. Se da un lato lo sforzo ci metterà al limite di energie ed attrezzatura, dall’altro disorienterà immediatamente il pesce che, non riuscendo a guadagnare il fondo, si vedrà costretto ad iniziare a salire per cercare di liberarsi dell’attrito del filo in acqua. Generalmente i combattimenti a spinning, durano pochi minuti, con pesci che arrivano sotto bordo pieni di vitalità e facilmente rilasciabili. Può accadere nonostante tutte le precauzioni, il pesce abbia ingoiato l’artificiale, in quel caso prima di tagliare il terminale condannandolo ad una morte sicura, è bene tentare con il boga grip di bloccare il pesce e con uno slamatore apposito o una semplice pinza a pappagallo, fare il possibile per liberare il pesce. Eviteremo quindi, se possibile, qualsiasi imbarco del pesce. Lo stress causato infatti da questa pratica, se pur apparentemente ci fa rilasciare il pesce, potrebbe essere causa di una repentina morte appena rimesso in acqua. Ricordiamo poi che se il pesce è agganciato al boga grip, una pre-ossigenazione, prima del rilascio, deve essere una regola e non un semplice consiglio.

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