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Rose Island Pathfinder 58 MKII: l’intervista ai progettisti

Nuovo nell’opera viva e nella sovrastruttura, le caratteristiche principali del Pathfinder 58 MKII seguono perfettamente le linee dettate dal Cantiere Rose Island nei suoi modelli precedenti, seppur portando una ventata di innovazione tecnologica non indifferente, che delinea nuovamente i canoni dello yachting.

L’ispirazione viene da lontano, dal De Architectura di Vitruvio che fissò, già nel 25 a.C., i canoni dell’architettura che ancora oggi rappresentano i capisaldi della progettazione: utilità, solidità e bellezza. A spiegare la filosofia del Cantiere Rose Island proprio il suo fondatore, l’Ing. Fabio Rosa, in occasione della presentazione del Pathfinder 58 MKII, all’ultimo Salone Nautico di Genova.

Acquisiti ormai i Lobster, di cui Rose Island detiene il primato, il Cantiere ha voluto osare con nuove funzionalità per nuove tipologie di  imbarcazioni. La Pathfinder 58 MKII, progettata dall’Ingegnere navale Aldo Gatti e disegnata dall’Architetto Marino Alfani è un’imbarcazione che si potrebbe definire “ibrida” con due diverse peculiarità: essere planante e dislocante insieme.

Una sfida non semplice in un mercato molto di moda, quello delle navette e simili, e in continuo fermento, il Cantiere ha optato quindi per creare una classe apposita: la classe Giano. “Abbiamo fatto riferimento al dio romano delle origini e delle creazioni, dei passaggi e dei cambiamenti – spiega l’Ing. Rosa – primo dio italico, come italiana è tutta la nostra produzione, e considerato anche l’inventore delle navi”.

Un’imbarcazione a bassissime emissioni e consumi ridottissimi, specialmente in dislocamento: l’attento lavoro progettuale è stato spiegato in conferenza stampa a Genova dall’Ing. Gatti: “Qui presentiamo Pathfinder MKII, un passo avanti che allarga il range di velocità della medesima barca, con una velocità di punta e di crociera maggiore. Non abbiamo avuto la pretesa di andare contro le leggi della fisica, ma abbiamo trovato il modo di collaborare con dolcezza con esse: abbiamo disegnato più barche, per situazioni fisiche di funzionamento diverse,  le abbiamo di fatto amalgamate fra loro, fino a farne una ben funzionante nelle diverse situazioni”.

Un ibrido dunque che è stato matematicamente progettato seguendo le dure leggi della fisica, della fluodinamica e dell’idrodinamica. “Per descrivere il regime di funzionamento di una carena – prosegue l’Ing. Rosa – il numero di riferimento è il rapporto fra la velocità e la radice della lunghezza al galleggiamento. Fino a un certo valore la barca è in regime dislocante, al crescere della velocità il rapporto cresce e il regime diviene semidislocante e quindi planante.”

Le complesse leggi della fisica ci suggeriscono che una carena raggiunge la sua massima velocità quando raggiunge la stessa lunghezza della sua linea di galleggiamento, il numero che relaziona le due misure (velocità e linea di galleggiamento dunque) si chiama numero di Froude. “In termini pratici – spiega ancora l’ing. Rosa – quando uno scafo sottoposto alla spinta di Archimede si muove nell’acqua genera un’onda la cui lunghezza aumenta all’aumentare della velocità. Quando la lunghezza d’onda è uguale alla lunghezza al galleggiamento dello scafo si parla di velocità critica.

Se si prova a superare questo valore aumentando la potenza erogata dai motori, si nota che la barca invece che andare più veloce produce più onde, le produce più alte e allo stesso tempo tende a sedersi, a mandare giù la poppa: in effetti è come se navigasse “in salita”, con la prua sulla cresta dell’onda e la poppa nel cavo. In pratica si consuma di più, ma non si accelera“.

Cosa è successo allora a questo Pathfinder capace di planare o di andare in dislocamento indifferentemente? Con una piccola variazione di assetto, ottenuta spontaneamente da un sottile equilibrio di distribuzione dei volumi e del peso, Pathfinder 58 MKII muta come un camaleonte e assume una distribuzione di volumi adatta al numero di Froude, capace di portare la barca da 7 a 20 nodi mantenendo sempre grandi stabilità e sicurezza, anche nelle lunghe traversate, nelle crociere per le quali quest’imbarcazione è pensata, ricche dunque di imprevisti e condizioni meteo marine di ogni tipo.

“La prua – conclude l’Ing. Gatti – esce dall’acqua, la lunghezza si accorcia il numero di Froude cresce, il regime di planata arriva prima, le linee d’acqua a poppa diventano più piene. Ha funzionato. Non abbiamo abolito il semidislocamento, abbiamo fatto una barca che transita dolcemente in scioltezza da dislocante a planante, oscillando e adattandosi al sistema d’onda generato. Da qui in su la barca plana e fornendo cavalli la velocità cresce di conseguenza e la percentuale di dislocamento supportato dinamicamente diviene sempre maggiore. Qui nasce il Pat MKII. Abbiamo esaltato la capacità di mutare adattandosi della carena, aggiungendo una parte a geometria variabile, governata da una piattaforma inerziale che rilevando le velocità, le accelerazioni, e gli angoli adatta agendo su semplici dispositivi meccanici le forme poppiere alle necessità. Il volume immerso rimane costante, ma una parte muta posizione”.

Le linee sono state invece affidate all’architetto Marino Alfani che con Rose Island ha raccolto una sfida importante: “Quando mi è stata offerta la possibilità di ridisegnare la sovrastruttura della navetta che, da pioniera, si è affacciata per prima nella nautica da diporto con due modalità di andatura,  ho anche scoperto che il Cantiere non voleva semplicemente un’operazione di restyling del Pathfinder 58.

Lo scopo – prosegue ancora Alfani – era quello di garantire prestazioni dello scafo non solo di tipo duale, ma di dare continuità di efficienza navale a tutte le andature. E allora mi sono subito posto l’obiettivo di realizzare linee estetiche che non s’ identificassero con quelle  delle  navette che vediamo oggi in acqua. Io volevo progettare qualcosa di unico, qualcosa che avesse carattere. Volevo che le linee da me disegnate si potessero distinguere nell’attuale panorama”.

Lui, che si distingue per l’attenzione alla funzionalità delle imbarcazioni che progetta, raggiunge il suo massimo in questa imbarcazione di 58 piedi, le cui forme sono completamente tese all’abitabilità e alla fruibilità.
Una barca molto fedele allo stile del Cantiere, presenta infatti le classiche alte murate che contraddistinguono i Lobster storici della casa del rosone, e mantenendo le linee d’acqua, ma è stata data maggiore importanza alla prua e alle proporzioni modernizzando la coperta, dando un segno importante di continuità, ma anche di sguardo al futuro. La poppa e la sovrastruttura dello scafo si inseguono armoniosamente diventando così un’unica linea al primo colpo d’occhio.
Il pozzetto è un open space moderno che lascia l’armatore libero di studiare il layout più congeniale, negli spazi come negli arredi. Il ponte di prua è un’unica continua superficie che consente di fruire degli ampi spazi esterni e generosi volumi interni.

Scheda Tecnica

Lunghezza f.t. 17,75 m
Lunghezza scafo 16,65 m
Larghezza max   4,75 m
Immersione 1,12 m
Dislocamento 21,50 t
Motorizzazione da 2×450 cv
Velocità di crociera massima 20 nodi
Velocità di crociera comfort 15 nodi
Velocità di crociera in regime dislocante  10 nodi
Capacità serbatoio carburante 2.500 l
Capacità serbatoio acqua  1800 l
Persone trasportabili 12
Categoria di omologazione CE A

Per informazioni

ROSE ISLAND
Via Bedeschi, 21
24040 Chignolo D’Isola (BG)
Tel. +39 035 4997391
www.roseisland.it
roseisland@rosaec.com

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