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Il ripristino degli esterni dopo il rimessaggio invernale

Con l’arrivo della primavera, per noi diportisti si intensificano le visite al rimessaggio, si inizia a far pressione agli operatori del settore affinché affrettino i lavori da fare a bordo. Ma è anche il momento in cui chi si occupa del “fai da te” scopre la barca dal telone e pensa a quel che c’è da fare.
Da questo punto in poi andrebbero considerate caso per caso le condizioni di ogni singola barca valutando gli interventi da fare per riportare il nostro gioiello nelle migliori condizioni. Andiamo con ordine, superficie per superficie.


vetroresinaVETRORESINA
Generalmente è la superficie che salta all’occhio per lo sporco in contrasto con il colore bianco dell’antiscivolo. Il mio consiglio è di mettere dei cartoni o teli sulla coperta per consentire agli operatori (meccanici, tappezzieri, ecc) di lavorare usando le scarpe ma senza lasciare macchie. Non sono rare le perdite di carburante o di olio mentre si smonta un filtro o si effettuano le operazioni di rimessaggio motori.

Alla fine dei lavori vi consiglio di utilizzare un detergente per vetroresina con spazzola a setole medie o dure. Attenzione al prodotto che usate: a seconda delle macchie ce ne sono alcuni più indicati e altri meno. Per le macchie di tipo organico, come smog o deiezioni di uccelli, sono più efficaci i prodotti basici (pH maggiore di 7), mentre per quelle di tipo minerale (come la ruggine) rendono meglio quelli a base acida (pH minore di 7).
Il consiglio è di evitare i detergenti casalinghi poiché sono prodotti per superfici di altro tipo e rischiano di consumare le zone su cui li applicate.

La vetroresina antiscivolo è molto scomoda da ripristinare, bisogna spazzolare in ogni direzione per assicurarsi che le setole possano pulire ogni lato della piramide. Non cercate di risparmiare tempo spruzzando subito una grande quantità di detergente. Questo è un errore che pagherete caro nel lungo termine e soprattutto con le temperature più alte. Il detergente può agire troppo a lungo e corrodere la superficie e può asciugarsi se voi dimenticate di risciacquare o di strofinare, perciò è bene evitare questa tecnica.
Meglio procedere per piccole aree da poter gestire con calma senza rischi.
Una volta pulito, potete procedere con un’applicazione di cera liquida per chiudere i pori che avete aperto durante la fase di pulizia e prevenire lo sporco.

TUBOLARI
I gommonauti che lasciano il gommone ad ottobre per poi ritornare a primavera sicuramente conoscono il brivido che corre lungo la schiena quando si toglie il telo e si esaminano le condizioni del tubolare. È inevitabile quel velo opaco di smog e polvere che ricopre la gomma nella migliore delle ipotesi. Se c’è stato un rimessaggio non corretto vi sono vicino, perché quei puntini che vedete sono muffa.
C’è ancora speranza. Iniziate con una accurata pulizia della gomma. Vale lo stesso discorso della vetroresina, anzi è ancor più importante usare un prodotto non troppo aggressivo sui tubolari, perché rischiate di bruciare la gomma e avere un tubolare di un altro colore.

Procedete a piccole aree facendo attenzione a non fare colature sulla gomma non ancora trattata, poiché dopo saranno scomode da rimuovere. Bagnate il tubolare prima di applicare il detergente per raffreddare la superficie e rimuovere la polvere, in modo che il prodotto possa agire sul tessuto e non sulla polvere.

Usate una spugna non abrasiva, io mi trovo molto bene con la Scotch Brite Fibrablu che non graffia. Meglio fare due applicazioni più rapide che una più prolungata, meno tempo il detergente resta sulla superficie, meglio è. Dopo la pulizia se restano i puntini è confermato: si tratta di muffa. Dobbiamo quindi fare un tentativo con un prodotto rimuovi-muffa. In questo caso la regola è opposta alle altre superfici: le colonie di muffa vengono bloccate dai raggi UV (per questo motivo d’estate si forma meno muffa sui tubolari rispetto ai mesi freddi), per cui applicare il detergente sotto i raggi solari ne potenzia l’effetto. Tuttavia fate una prova preliminare in zone nascoste per valutare la compatibilità del prodotto con la superficie, come già ho detto ogni mezzo ha una storia a sé.

Infine, mentre sulla vetroresina la cera è facoltativa (sebbene io la consigli ad ogni pulizia), sul tubolare non transigo. Perché la cera non solo respinge lo sporco: se di buona qualità rende il tubolare elastico e previene le crepe del tessuto durante le sollecitazioni della navigazione, oltre ad offrire una protezione contro lo scolorimento dai raggi UV. C’è chi mi dice: “Io uso lo spray per cruscotti, tanto è sempre plastica”. Non è così. Usate cere liquide o in formato cremoso, si stendono meglio, riescono a penetrare nei pori della gomma e non rendono la superficie appiccicosa, se stesi bene con un panno in microfibra.

LEGNO
Il legno durante l’inverno subisce dei cambiamenti dovuti alle variazioni di temperatura, all’esposizione al sole e alle intemperie. Ovviamente anche qui i fattori sono variabili in base alle condizioni del rimessaggio. Generalmente ciò che ho appena detto si traduce in due evidenze estetiche: il legno è secco e ingrigito. Quindi, per prevenire crepe e infiltrazioni che potrebbero portare a un danno ben più grande di quello estetico, conviene effettuare un’accurata pulizia. Sono contrario a carteggiare il legno come propongono molti cantieri, è meglio effettuare una buona pulizia per prolungare la vita del rivestimento senza perdere millimetri preziosi di spessore.
Adesso, non si riescono a contare le teorie che ognuno ha sul ripristino del legno: acqua e limone, acido ossalico, acqua di mare, detersivo per i piatti e chi più ne ha più ne metta. Io preferisco usare detergenti studiati per il legno per non danneggiare le fibre. Che sia un detergente a due fasi o un’unica fase è una scelta personale. Il mio suggerimento è di bagnare abbondantemente il legno prima di ripristinarlo per fare in modo che le fibre si aprano e si possa procedere alla pulizia.

Le etichette, inoltre, di alcuni detergenti consigliano di strofinare con spazzole a setole dure nel senso della venatura. Niente di più sbagliato se non volete che il legno si scavi e si consumi più presto. Il teak è un legno fragile se valutiamo la durezza, per cui deve essere trattato con spazzola a setole morbide o medie in senso trasversale alla venatura in modo da non privarlo della sua porzione di fibre pregiate. So bene che è un lavoraccio, ma ne varrà la pena, fidatevi.

Una volta pulito, il teak da bagnato avrà dei riflessi bellissimi, da asciutto può capitare che notiate poco la differenza rispetto alle condizioni pre-trattamento. Se è il vostro caso, allora è il momento di dare dell’olio al legno. Ciò consente al teak di adattarsi ai cambi di temperatura e prevenire i danni. In natura l’albero ha già dell’olio al suo interno (motivo per cui è utilizzato a bordo), ma con il tempo tende a consumarsi e a rendere le doghe secche.
Per idratare il legno con l’olio bisogna aspettare che sia perfettamente asciutto, per cui questa operazione va fatta 24/48 ore dopo il trattamento di pulizia. Girate accuratamente l’olio nella sua confezione prima di inzuppare il pennello, dopodiché procedete stendendolo nel verso della venatura con pennellate rapide per evitare di distribuire l’olio in maniera disomogenea. Aspettate qualche minuto che il legno assorba il prodotto e rimuovete l’eccesso con un panno in microfibra. Tenete con voi sempre un panno asciutto per pulire le colature di prodotto sulle zone in vetroresina, perché una volta asciugate sarà complicatissimo rimuoverle.

ACCIAIO
I metalli sono un’arma a doppio taglio.
Bellissimi quando sono lucidi, ma opacizzazione e/o ruggine sono un chiaro segno di incuria che fa deprezzare la barca notevolmente. Per ripristinare l’acciaio a bordo consiglio una pasta abrasiva liquida e una spugnetta non abrasiva. In questo modo la pasta scorrerà in modo più fluido sull’acciaio senza farvi stancare eccessivamente. In alternativa, per la ruggine, ci sono dei prodotti che agiscono localmente per diversi minuti rimuovendone le tracce. Potete usare questi detergenti se avete fretta o non volete faticare troppo, ma per un risultato ottimale io preferisco usare una pasta abrasiva.
Per rimuovere la pasta stesa sulla superficie usate un panno in microfibra nuovo. Vedrete la soddisfazione quando, tirando via la pasta, gradualmente verrà rivelato lo splendore dell’acciaio brillante.

Ho realizzato questa guida basandomi sull’esperienza acquisita facendo ripristini a bordo e confrontandomi con molti diportisti. Per avere una consulenza dedicata alle vostre esigenze con prodotti da utilizzare potete scrivermi a info@mondobarcamarket.it inviando delle foto con le condizioni attuali delle superfici.

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