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Pierangelo Andreani Designer

Progettazione in serie, il design di Pierangelo Andreani

“Ho iniziato con la passione dell’automobile, ho lavorato al Centro Stile Fiat dalla fine del 1970, poi con Pinifarina, per De Tomaso, dalle Moto Guzzi e Benelli sono arrivato a disegnare la Maserati Biturbo versioni 2/4 porte, nel frattempo ho iniziato la mia collaborazione con Cranchi”.
Erano i tempi in cui il talento valeva più di un titolo accademico, il periodo in cui il sapere era condiviso e dove le maestranze di bottega erano mentori e i capi d’azienda dei Pigmalione.


Inizia così, dopo il diploma di geometra, la carriera di Pierangelo Andreani, da oltre 45 anni tra i designer più apprezzati nel mondo nella nautica, come in molti altri settori. Auto, moto, barche, macchine per il caffè, motori marini, macchinari da lavoro: Pierangelo Andreani ha disegnato di tutto, mantenendo nei suoi prodotti quel guizzo creativo e allo stesso tempo pratico, che ha contraddistinto la sua carriera e che ha portato anche nei progetti destinati alla grande produzione di serie. Un ammodernamento che Andreani ha portato dall’automotive nel settore nautico, iniziando proprio nella sua prima esperienza con il Cantiere Cranchi.


“L’esperienza che ho portato in Cranchi, e che veniva dall’automotive, è stato il metodo di disegno e costruzione dei modelli dai quali ricavare gli stampi di produzione, antesignano di quello che sarebbe divenuto, grazie alla computerizzazione, la possibilità di fresatura di scafo e coperta, per le quali poi tutti si sono attrezzati. All’epoca non c’era computerizzazione, si facevano i disegni con tutte le sezioni, abbiamo iniziato insieme a lavorare sul modello in scala, così il Cantiere è cresciuto al pari di come son cresciuto io, che ho dovuto anche re-imparare il mestiere con l’avvento della tecnologia”.

Una rivoluzione che nella nautica non può definirsi “industriale”, ma più che altro produttiva perché, come ci spiega Andreani: “Bisogna sottolineare che l’imbarcazione, rispetto all’automobile, è un prodotto artigianale: anche se si fanno 100 barche all’anno della stessa serie, sono numeri non paragonabili a quelli dell’auto e Cranchi, ad esempio, anche se produceva parecchio rispetto alla concorrenza dell’epoca con circa 120 Cranchi Mediterranee 39 all’anno, restava comunque un prodotto con una fortissima componente artigianale, dove l’apporto umano era ancora notevole e irrinunciabile. Ed oggi è ancora così”.

E se è vero che un designer del calibro di Pierangelo Andreani ha imparato una seconda volta il mestiere, quando c’è stato il balzo dalla matita al computer, è altresì vero che le nuove generazioni mancano forse di storicità e capacità di guardare all’oggetto in tre dimensioni, un aspetto, come ci spiega ancora Andreani, fondamentale nella progettazione: “Ancora oggi, per alcuni committenti, realizzo prototipi in clay, materiale plasmabile, tipo plastilina. Scolpire l’oggetto è un processo fondamentale. La prototipizzazione rapida mi aiuta a osservare i dettagli e le proporzioni dell’oggetto che sto realizzando, un processo che nella nautica si realizza chiaramente in scala, ma che è molto importante. Nonostante sia impossibile realizzare un mockup 1 a 1 di una barca, è comunque importante studiare forme e funzionalità oltre che l’estetica”.

Allora perché – gli chiediamo – parla del designer come artista solo per chi disegna barche da 60 metri in su?
“La nautica – ci dice ridendo – è fatta di due velocità: una è la produzione seriale, dove il designer non può pensare solo da artista, ma deve preoccuparsi della funzionalità e della fattibilità del prodotto, non solo del suo lato estetico e lasciare il resto del lavoro agli uffici tecnici ed engineering; questo perché la società che commissiona il lavoro vuole il design, ma necessita anche di un processo produttivo più semplificato possibile, di economia dei materiali, diciamo quindi che la produzione in serie ha una forte componente scientifica e pratica. La seconda “velocità” della nautica – prosegue – è il custom, dove il designer assume il suo pieno ruolo di artista, con budget quasi illimitati e dove la barca è sostanzialmente one-off, ossia un modello cucito su misura dell’armatore; allora l’artista può preoccuparsi relativamente di come verrà costruita la barca e può invece esprimere tutto il proprio potenziale creativo. Ho sempre lavorato per la serie, non mi è mai capitato di lavorare nel custom, mi piacerebbe molto, ma devo dire che la progettazione dedicata alla produzione in serie è molto stimolante e richiede competenze dei materiali, delle tecnologie necessarie ed impiegabili in un determinato prodotto e, soprattutto dei costi, entro i quali è necessario stare”.

Tra le più durature collaborazioni nella nautica, Pierangelo Andreani annovera quella con il Cantiere Cranchi, dal 1975 al 2004, citando il Mediterranee 40 come la barca che gli ha dato le prime vere soddisfazioni. Dal 2005 è legato a Beneteau, dapprima per la serie Monte Carlo dal 27 al 49 piedi, poi per la serie Flyer FB, Sundeck, Open e Cabrio, dai 5 metri e mezzo agli 8 metri; e sempre per Beneteau ha studiato la serie Trawler, “Il 30 è stata forse la mia più grande sfida, perché in 9.20 metri di scafo mi chiesero di inserire le cabine, una cucina, un fly ed il rischio era quello di disegnare la caricatura della barca, invece uscì un grande prodotto”. Negli ultimi anni ha preso in mano anche la sua prima barca a vela l’Oceanis Yacht 62, sempre per Beneteau.

Tra le altre collaborazioni si ricorda quella con Selva per cui ha disegnato battelli pneumatici e motori; Besenzoni per accessori e poltrone. In uscita nel 2019 il catamarano a motore Fountaine Pajot MY40 di cui ha curato gli interni e l’intero design della sorella minore MY44 già in produzione. Negli anni ha collaborato con grandi nomi dell’industria mondiale come Nissan, Mazda, Toyota, Yamaha, la SYM (produttore di scooter Taiwanese), la Robopac, robot per imballaggio, AL-KO tosaerba, Riello e moltissimi altri. Una contaminazione di stili ed esperienze che hanno reso grande il nome ed il lavoro di Pierangelo Andreani

“Di prerogativa il designer dovrebbe essere curioso. Mi piace portare la conoscenza e l’intuizione da una parte all’altra, come ho fatto dall’automotive alla nautica.
Il designer? Dovrebbe essere sempre desideroso di cercare nuove sfide”.

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