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Per destino e per vocazione: yacht designer Prof. Gianni Zuccon

“L’architettura rappresenta da sempre il rapporto tra il progettista e il principe, dove per Principe intendo chiunque dia al progettista la possibilità di esprimersi. Ma la storia dell’architettura è stata fatta da chi commissionava grandi lavori come chiese, palazzi e castelli e le cose non sono cambiate, solo che oggi la propria dichiarazione di ricchezza, potenza e prestigio si fa con le barche”.

Prima gli studi in architettura completati negli anni delle rivolte studentesche, poi, nel 1972 l’apertura dello studio insieme alla moglie e collega Paola Galeazzi e nel 1976 il primo approccio con la nautica avvenuto più per necessità che per caso ai Cantieri Posillipo. Oggi, forte dell’esperienza di oltre 100 imbarcazioni realizzate è uno degli yacht designer più apprezzati al mondo e docente in Disegno Industriale presso la Facoltà di Architettura Ludovico Quaroni a La Sapienza di Roma: è Gianni Zuccon.

Una voce rassicurante, un tono stanco del viaggio che l’ha portato a Beirut per 3 lunghi giorni con “poche ore di sonno”, una mente lucida e puntuale, proprio da Prof., nell’analisi della nautica, un pioniere pluripremiato da UCINA, grande interprete di tutte le sfaccettature del settore, un uomo che già da bambino si dilettava a disegnar velieri per gioco, non sospettando neanche che in quel gioco c’era scritto il suo futuro. Intellettualmente onesto, tanto da rifiutare la prima volta il concorso ai Cantieri Posillipo perché figlio di un ’68 che per definizione non amava ricchezze e privilegi. Per la nautica è davvero una fortuna che poi abbia cambiato idea.

 “L’architettura rappresenta da sempre il rapporto tra il progettista e il principe – sostiene Zuccon – dove per Principe intendo chiunque dia al progettista la possibilità di esprimersi, è principe sia chi ristruttura il proprio appartamento sia chi ci chiede di progettare lussuose imbarcazioni. Ma la storia dell’architettura è stata fatta da chi commissionava grandi lavori come chiese, palazzi e castelli e le cose non sono cambiate, solo che oggi la propria dichiarazione di ricchezza, potenza e prestigio si fa con le barche”.
Barche, dunque, come celebrazione di sé e della propria grandezza, per questo la chiave di volta per il rilancio della nautica italiana deve essere quella che lo stesso Zuccon chiama “l’industria della personalizzazione.”


“Prodotti di serie, semiserie o custom devono avere l’elemento comune dell’industrializzazione e la totale personalizzazione del progetto: ogni prodotto può e deve essere industrializzato, solo così si potrà uscire dallo stallo economico, ma tale operazione deve avvenire senza costi aggiuntivi per il committente. E’ un problema di cultura – spiega ancora – l’economia del terzo millennio è quella dell’industrializzazione, più riusciamo a costruire barche con tecnologie sempre più avanzate, materiali nuovi, metodologie d’avanguardia più riusciamo a dare risposta a quella che è per la mia esperienza l’istanza principale: personalizzare. Lo sostengo da sempre e questo concetto fu addirittura lo slogan della mia prima imbarcazione che presentai a Genova nel ’76 con i Cantieri Posillipo: la barca di serie, ma personalizzata.”


Approdato per caso grazie ad un concorso retribuito ai Cantieri Posillipo, il giovane Zuccon inizia una brillante carriera realizzando yacht per i maggiori brand a livello mondiale: Baglietto, Ferretti e Bertram, Aprea Mare, Mochi Craft, Custom Line e dal 2000 la stretta collaborazione con CRN attestando la sua professionalità ormai in modo permanente a servizio della progettazione di megayachts, tanto che in seno allo studio è sorto anche un altro progetto: lo Zuccon Superyacht Design, fortemente voluto dal figlio Bernardo il cui ultimo lavoro per CRN è il Teseo 50. Un Expedition Yacht  fatto per le lunghe navigazioni che ricalca stilemi e contenuti classici rivisitati in chiave attuale. E tornando in tema di personalizzazione questo yacht semicustom è allestibile in tre diverse modalità. Uno yacht dal carattere funzionale e flessibile che offre differenti opportunità di vita a bordo, spazi dinamici che cambiano a seconda delle esigenze di chi vive l’imbarcazione.


Una zona di poppa maggiorata rispetto agli standard consente di trasformarsi in un’ampia zona giorno o di alloggiare i numerosi water toys e tender.
Una delle variazioni all’imbarcazione è la possibilità di una tender bay che diventa un’area living aperta in tutt’uno con il beach club di poppa grazie a dei terrazzini adattabili nelle due murate.
Il medesimo spazio può essere utilizzato come area storage o diving. Sottocoperta le cabine sono disposte sui 4 ponti e la loro disposizione è personalizzabile a seconda delle esigenze dell’armatore. Tutta l’imbarcazione, nonostante i suoi maestosi 50 metri, è studiata per integrarsi perfettamente con la natura e col mare. In ogni soluzione è previsto un ponte di comando per tutto l’equipaggio separato dalla zona ospiti, condizione ottimale per le lunghe navigazioni possibili.


Una visione custom della nautica dunque ereditata dal padre, che definisce il proprio Studio “a conduzione più che familiare” in cui operano tutte e 4 le professionalità familiari, non solo Gianni e Bernardo, ma anche Martina rispettivamente figlia e sorella e Paola Galeazzi, moglie e madre, non ultimo eccellente professionista e amministratrice dello Studio.

“Posso considerarmi privilegiato ed ispirato ad avere la mia famiglia ogni giorno a lavoro con me, percepisco una prospettiva di continuità che mi rende fiero, i miei figli si son fatti grandi tra queste mura e conoscono il mestiere da sempre perché involontariamente l’ho trasmesso. Nei progetti ci sono cresciuti in mezzo e saperli al mio fianco, vederli lavorare da ottimi professionisti, mi riempie d’orgoglio. Non sempre è facile perché, oltre allo studio, condividiamo anche il palazzo in cui abitiamo anche se non viviamo ormai da anni nella stessa casa e portiamo il lavoro anche fuori da qui, ma ho dedicato la mia vita a rendere solido ciò che ho costruito e mi rendo conto che questo Studio continuerà ad esistere anche dopo il cambiamento inevitabile che sta già avvenendo. Come loro hanno imparato da me, io sto imparando tanto da loro che hanno una visione moderna e avveniristica delle imbarcazioni. Sa’- conclude – come diceva Eduardo, gli esami nella vita non finiscono mai!”

 

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