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Incidenti e avarie a bordo: gli 8 casi più frequenti

Nell’edizione di Maggio 2021, abbiamo dedicato un articolo ai motori marini, al loro malfunzionamento e al primo intervento, perché da una ricerca effettuata è emerso che più del 50% delle chiamate di soccorso alla Capitaneria di Porto arriva proprio a causa di guasti al motore. Tuttavia, ci sono altri spiacevoli – e più o meno gravi – incidenti di bordo che possono capitare ed è sempre meglio conoscerli ed essere preparati per intervenire. Vediamo qui di seguito le 8 più frequenti avarie a bordo.

1) GUASTO ELETTRICO

L’energia elettrica a bordo è da sempre fondamentale: basta pensare alle luci di via che servono di notte o ad una semplice chiamata con il VHF. Il guasto elettrico, però, nonostante la sua importanza, è spesso sottovalutato e sempre più frequente. Infatti, negli ultimi anni il fabbisogno energetico a bordo è aumentato, in concomitanza con lo sviluppo e l’incremento della strumentazione elettronica. Per evitare di incappare in malfunzionamenti, cortocircuiti e scosse, o di rimanere con la batteria a terra in mezzo al mare, l’unica soluzione è effettuare una corretta manutenzione ordinaria. Inoltre, è buona abitudine verificare lo stato di carica delle batterie, che è la prima cosa da controllare quando si sale a bordo. Disporre di un impianto ordinato e redigere uno schema dello stesso risulterà molto utile, sia in caso di emergenza che per la manutenzione ordinaria. Per la protezione dell’impianto, è consigliabile avere dei fusibili che proteggano i cavi dal surriscaldamento e uno stacca batteria che ne preservi la carica quando si termina l’uso.

Vi ricordiamo anche che è buona norma disporre di due batterie a bordo: una dedicata solo al motorino e l’altra per i servizi. Entrambe devono essere alimentate, in ingresso, dall’alternatore e da un caricabatterie da utilizzare in porto. Se aveste necessità di prese a 220 volt, vi dovrete munire di un buon inverter. Non meno importante è il diametro dei cavi, che dovrà essere proporzionato all’assorbimento che abbiamo previsto: quando sono troppo piccoli tendono a surriscaldarsi o a creare corto circuiti o principi di incendio; se sono troppo grandi assorbiranno corrente inutilmente.

2) FUOCO A BORDO

Una delle cause più gravi del guasto elettrico è proprio il fuoco a bordo. Sembra strano, perché quando si pensa alla barca si pensa al mare, all’acqua e mai al fuoco. Eppure succede ed è molto pericoloso, poiché può essere molto complicato allontanarsi da un’imbarcazione in fiamme. In più, non dimentichiamoci che a bordo gli spazi sono ristretti e spesso si trovano materiali altamente infiammabili come oli, combustibili o bombole di gas. Dati questi fattori appena indicati, probabilmente sarete subito presi dal panico, ma solo se non saprete come intervenire prontamente. Il fuoco per divampare ha bisogno di ossigeno, materiali da bruciare e una temperatura elevata, quindi dobbiamo procedere per gradi e con rapidità per limitare i danni.

La soluzione più semplice e veloce è localizzare il focolaio principale e usare gli estintori che si trovano a bordo (obbligatori per legge). In alternativa: interrompere l’arrivo di carburante o contatti elettrici; mettersi con il vento in poppa, evitando così che il vento apparente aumenti l’ossigenazione; utilizzare coperte bagnate per soffocare le fiamme; gettare acqua di mare sulle superfici intorno alle fiamme per bagnarle o raffreddarle; coprire naso e bocca con una maglietta o uno straccio bagnato; se il fuoco è nel vano del motore, interrompere la ventilazione dello stesso. Se la situazione è più grave del previsto, oltre ad avvisare i soccorsi, è buona norma allontanarsi dalle altre imbarcazioni. Inoltre, se si dispone di un tender o di una zattera è consigliato predisporli vicino alla barca, ma lontano dal focolaio.

3) FALLA NELLO SCAFO

Una falla nello scafo non deve mai essere sottovalutata, perché è un problema che può portare anche all’affondamento della nostra imbarcazione. Quando si imbarca acqua, i dati ci indicano che il problema deriva, molto spesso, dalle prese a mare. Questi strumenti, che servono per fornirci l’acqua a bordo per i vari utilizzi, devono essere sempre controllati, perciò saranno indispensabili una corretta manutenzione e un buon utilizzo. Una volta individuata la falla, oltre ad avvisare la Capitaneria di Porto della possibile situazione di pericolo e a far indossare a tutto l’equipaggio i giubbotti salvagente, bisogna arginare il problema nel minor tempo possibile. Innanzitutto vanno spostati equipaggio e pesi in modo da tenere la barca il più in alto possibile e fuori dall’acqua.

Ora, a seconda delle sue dimensioni, dovete cercare di chiudere la lesione con gli strumenti che avete a disposizione: dall’interno potete agire con coperte o cuscini se si tratta di una falla di grandi dimensioni; se è piccola e si riferisce alle prese a mare è molto utile il set di cunei di legno, che è sempre bene avere a bordo, oppure si possono utilizzare materiali di recupero o stracci impermeabili; se avete stucchi marini o paste turafalle, hanno una tenuta fino a 48 ore e vi permetteranno di rientrare in porto più tranquillamente. Per l’esterno, invece, potete provare a far passare un telo, come un copri tender, sotto la carena.
Una volta otturata la falla, dovrete procedere al rientro in porto individuando la rotta più veloce e navigando sempre con la lesione più in alto possibile fuori dall’acqua. La falla otturata dovrà essere tenuta sotto controllo costante, bisognerà essere pronti a ripetere le operazioni di riparazione se dovesse riaprirsi ed avere sempre a portata di mano tutti i dispositivi di sicurezza.

4) FUORIBORDO IN ACQUA

Soprattutto durante le manovre di alaggio e varo del tender, o con imbarcazioni più piccole con motori sotto i 40 cv, fissati allo specchio di poppa tramite semplici morsetti, può capitare che il fuoribordo cada in acqua e affondi, magari anche a profondità elevate. Niente panico: il motore si può recuperare e possono essere compiute diverse azioni per cercare di farlo ripartire. L’importante è, innanzitutto, sapere che è meglio lasciare il motore in acqua (sì, avete capito bene) e organizzare tutte le operazioni da fare individuando il meccanico più vicino, prima di procedere al recupero. L’acqua salata, infatti, è molto più corrosiva per tutti i componenti del motore quando si asciuga, quindi finché il fuoribordo resterà in acqua l’ossidazione sarà più lenta.

Una volta recuperato il motore, invece, avrete i minuti contati per procedere al ripristino dei componenti, soprattutto se è caduto in acqua salata mentre era in funzione.
Successivamente bisognerà svuotare il sistema di alimentazione, risciacquarlo con abbondante acqua dolce, asciugarlo, procedere alla sostituzione di olio o altri componenti ed infine avviarlo. Non è impossibile, ma sicuramente la vostra velocità nel recupero sarà un fattore determinante.

5) TRAINO

Se il vostro fuoribordo rimane sul fondo del Mediterraneo, invece che imbullonato alla vostra imbarcazione, sicuramente avrete bisogno di un traino. Questa richiesta di soccorso, però, spesso (e diremmo anche purtroppo) avviene anche per cause meno gravi, dovute alla sola disattenzione del diportista: la mancanza di carburante. Oltre a fare rifornimento prima di partire, bisogna assicurarsi che il carburante basti ad effettuare la tratta da percorrere, perché una chiamata di soccorso per questo motivo potrebbe costarvi un’ammenda.

Se però il vostro fuoribordo diesel vi lascia all’improvviso o, per esempio, non si riesce più a manovrare la barca perché il timone si è rotto, il traino è un’operazione che possono effettuare tutti, con le dovute accortezze: può farlo la Guardia Costiera, apposite società di recupero private o anche un’altra barca, ma è condizionato dalle proporzioni del rimorchiato, del rimorchiatore e dalla situazione meteo-marina. Per questa eventualità è sempre bene tenere a bordo una cima con un diametro simile a quella dell’ancora e ancor meglio se elastica perché ammortizza gli eventuali strattoni. La fune dovrà essere sufficientemente lunga, in modo che il rimorchiato non arrivi a “tamponare” il rimorchiatore; bisognerà cercare di non tenerla troppo in tensione per evitare che le onde provochino violenti strappi. Inoltre, il cavo di rimorchio deve poter essere mollato in qualsiasi momento, quindi i nodi dovranno essere facili da sciogliere se necessario.

Un’altra modalità di traino usata in condizioni di mare favorevoli è l’affianco: la barca in panne viene legata al lato del rimorchiatore, dopo aver posto tutti i parabordi tra le due. Ricordatevi di chiedere sempre se il traino è a titolo oneroso o gratuito ed eventualmente pattuire il compenso dovuto. In base al Codice della Navigazione, la pretesa del soccorrente diventa legittima.

6) ANCORA INCASTRATA SUL FONDALE

Per l’ancora incastrata sul fondo, servirebbe un approfondimento apposito. La situazione può essere più o meno complicata a seconda, per esempio, se si è incagliata su altre catene o se il nostro salpa ancora ha smesso di funzionare. Vedremo ora in modo sintetico di capire come spedare l’ancora in una situazione “normale”, visto che rimane un problema diffuso sia in porto che in rada.

In caso di ancora incastrata sul fondale, è buona norma utilizzare una grippia, ossia un cavo aggiuntivo fissato al diamante dell’ancora, che permette di spedarla agevolmente e che in questi casi ha molto successo. La grippia è lunga tanto quanto la linea d’ancoraggio e va predisposta prima di gettare l’ancora, perché la accompagnerà fino all’arrivo sul fondale; l’altra estremità verrà invece legata a poppa. Nel momento in cui si vorrà prendere il largo, in caso di ancora incagliata, basterà tirarla per spedare il ferro. A questa è assicurato il grippiale, ossia una grippia che non arriva a bordo, ma che viene assicurata a un piccolo galleggiante, il grippiale appunto. Questo viene lasciato in acqua quando si dà ancora e rimane galleggiante in verticale su di essa: il grippiale segnalerà anche la posizione dell’ancora alle imbarcazioni vicine, a quelle in arrivo e anche se si dovesse abbandonare l’ancora per motivi di emergenza. In caso di ancora incagliata, lasciando la catena in bando, si porta la prua della barca fino al grippiale, si recupera e si speda l’ancora che, a questo punto, verrà salpata senza problemi.

7) CIMA NELL’ELICA

Nei porti affollati o in mare, può capitare che la cima di un gavitello o un qualsiasi corpo estraneo, come una busta di plastica, si incastri nell’elica bloccando il motore. È un evento molto conosciuto da tutti i diportisti, ma è bene tenere a mente come intervenire per non creare danni gravi. Ci si accorge subito del problema, perché diminuiscono i giri e la barca tende lentamente a fermarsi. La prima cosa da fare è togliere la marcia e il gas per diminuire lo sforzo a carico della trasmissione.

Successivamente si procede per tentativi: è consigliabile provare ad invertire la marcia per un momento, perché potrebbe funzionare se si tratta di una piccola cima o di un sacchetto di plastica; l’altra soluzione è fermare la barca e ormeggiarla in banchina o all’ancora, spegnere il motore e, se si ha la possibilità, spostare l’equipaggio e i pesi a prua per cercare di sollevare l’elica fuori dall’acqua e capire cosa si è incastrato; oltre a provare ad usare il mezzo marinaio per togliere l’incaglio, se è estate si può pensare all’immersione: sarà piacevole farsi un bagno e così si eliminerà il problema molto velocemente. Se invece è inverno e l’acqua è molto fredda, resta comunque una scelta praticabile, ma ci si dovrà munire di muta o maglia aderente e assicurarsi sempre con una cima di sicurezza, soprattutto in caso di mare mosso. Risolto il problema, consigliamo di far controllare elica e motore al vostro meccanico, per essere sicuri che non ci siano ulteriori danni.

8) BARCA INCAGLIATA

Circa il 10% degli incidenti registrati nel settore del diporto riguarda l’urto con il fondale o l’arenamento. Questi sinistri sono spesso dovuti a un’errata valutazione della profondità e lettura degli strumenti, oppure ad avarie del timone o del sistema propulsore. Uno studio attento delle carte nautiche o l’utilizzo del chart-plotter e dell’ecoscandaglio, con l’allarme basso fondale, può ridurre al minimo gli incidenti. Altro fattore da considerare sono le maree, soprattutto in alcune zone: nel Mediterraneo, per esempio, è un fenomeno meno eclatante ma comunque esistente.

In ogni caso, la prima cosa da fare è spegnere immediatamente il motore, verificare i danni all’opera viva e tamponare eventuali vie d’acqua. In caso di barca a vela, bisognerà ammainare le vele se il vento spinge ancora di più verso riva o, viceversa, alzare un fiocco se l’aria soffia da terra. È bene anche alleggerire il carico il più possibile, quindi, se ne avete la possibilità, consigliamo di trasferire equipaggio e attrezzature su un tender e svuotare i serbatoi d’acqua potabile. Ricordatevi anche di chiudere serbatoi e saracinesche. A questo punto si possono tentare delle manovre di svincolo: la manovra più facile e che ha maggior successo è procedere lentamente in retromarcia (verificate prima se le eliche del motore sono libere). Questa soluzione vale anche se vi trovate in barca a vela, con la differenza che in questo caso potete provare anche a far sbandare lo scafo, sempre per ridurne l’immersione: con il tender portate l’ancora a largo e alla cima del cavo disponete una drizza che, cazzata, creerà lo sbandamento necessario per uscire dall’incaglio.

Vi ricordiamo che se vi trovate in casi più gravi e avete richiesto il soccorso, il proprietario dell’imbarcazione non dovrà mai abbandonarla affinché non diventi un relitto, con tutto ciò che ne consegue.

L’attività di informazione e prevenzione è fondamentale per la sicurezza in mare. Per le emergenze è sempre attivo il numero 1530, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno.

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