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A bolentino: una tecnica che racchiude in primis i segreti della navigazione

A bolentino: una tecnica che racchiude in primis i segreti della navigazione. Basta la conoscenza di correnti e scarrocci a profondità abissali?
L’idea che da sempre accomuna i pescatori è quella che un mulinello elettrico ed un kilo di piombo facciano il bolentino di profondità, nulla di più sbagliato! Dietro una tecnica apparentemente semplice si nascondono moltissime insidie che possono trasformare una giornata divertente e pescosa in un vero e proprio flop. Di contro, se opportunamente adoperate, le attrezzature di profondità regalano sorprese inaspettate e catture difficilmente replicabili con altre tecniche.

LA GIORNATA GIUSTA

Nel bolentino di profondità una regola fondamentale è quella di scegliere una giornata di corrente idonea: se infatti a 50 metri diventa difficile pescare a traina con un po’ di corrente, a 150 metri o peggio a 300 metri, la situazione può essere disastrosa.
Ovviamente per riuscire a conoscere la corrente a queste profondità è necessaria una competenza accurata delle correnti dominanti, nozioni però facilmente reperibili grazie alle carte “pesca” e alle numerose informazioni disponibili sul web.

CORRENTI E PERTURBAZIONI

Tenuto conto della condizione di corrente, eviteremo di andare a pescare a ridosso di perturbazioni o cambi di vento bruschi, questo perché il gioco delle correnti e delle maree potrebbe iniziare a smuoversi molto prima del cambio di vento, rendendo ancora una volta un fiasco la pescata.
La giornata ideale va poi scelta anche in funzione della distanza dello spot. Chi scrive non ha profondità idonea a meno di 9/11 miglia dal porto di partenza e questo determina accortezza di navigazione e cura non indifferenti per tenersi al sicuro da rischi e problemi.

DALL’ALBA AL TRAMONTO

Un altro concetto fondamentale in questa tecnica è che i pesci mangiano con il sole alto ed i cambi di marea; non necessariamente però mangeranno con la marea montante o viceversa, piuttosto sarà il movimento della corrente in forte diminuzione o in leggero aumento a renderli famelici. Dovendo decidere di impostare una pescata, andremo a cercare quindi di coprire due cambi di marea, in modo da sfruttare entrambi i flussi di corrente e quindi tutte le condizioni di pesca.

E SE CALA IL SOLE?

Le ore di luce alta si rivelano sempre le migliori, ma le lampade strobo e i terminali con le perline fluo spesso salvano la situazione anche quando la luce comincia a scarseggiare ed i pesci sono ancora famelici.
Alla luce di quanto detto, una battuta di pesca inizierà all’alba (dovendo anche considerare i tempi di navigazione) e terminerà al tramonto per diversi motivi, ma in realtà di solito, avremo due momenti buoni di pesca che non dureranno mai più di un’ora, un’ora e mezza e sarà importante farsi trovare preparati all’arrivo dei commensali.

ELETTRICO SI, MA NON TROPPO

Un tempo l’idea di mulinello elettrico era quella di averne uno di dimensioni enormi e da tenere in murata, con il quale andare in pesca senza troppo divertimento.
La tecnologia però ha fatto passi da gigante e i mulinelli con grandi rapporti di recupero ed una buona frizione sono oggi disponibili in molti marchi; mulinelli che, abbinati a canne “tradizionali”, ci consentono di gustare il combattimento con prede anche impegnative, tenendo la canna in cintura ed aiutando il motore con vere e proprie “pompate” come nella pesca tradizionale.

ECOSCANDAGLIO
ECOSCANDAGLIO

UNA REGOLA DA TENERE A MENTE

A questo si aggiunge che i moderni trecciati consentono di tagliare l’acqua con molto meno piombo, riuscendo a pescare con zavorre “umane” senza alcun problema.
Una regola molto importante è avere corrente a bordo per alimentare i mulinelli con il motore della barca spento. Questo perché i circuiti delicati di questi gioielli di elettronica, soffrono la corrente non stabilizzata degli alternatori delle barche e rischiano di danneggiarsi lasciandoci l’ingrato compito di recuperare da 200 metri di profondità i nostri pesci.

ESCHE ADEGUATE PER PESCI DI TAGLIA

Il concetto di “esca grande che porta a pesce grande” è veritiero, ma è veritiero nella misura in cui l’esca riesca ad arrivare a fondo.
Una prima considerazione da fare è che non solo l’esca deve essere gradevole, ma deve rimanere in corrente e deve resistere anche agli attacchi dei pesci disturbatori. Tenere una lenza a fondo, con attaccati solo gli ami, oltre a non essere redditizio diventa anche un disturbo per i pesci che potrebbero allontanarsi e non mangiare per ore.

I SEGRETI PER L’ESCA PERFETTA

Un’ottima tecnica è quella di acquistare le sardine intere e metterle sotto sale; se invece volete pescare con il calamaro (rigorosamente congelato) sarà fondamentale non batterlo lasciandolo quanto più “duro” e compatto possibile.
La gestione ideale delle esche prevede anche l’uso di qualche polpo intero, che si metterà giù alla ricerca della fatidica cernia di profondità.
Inutile dire che il filo elastico e qualche altro piccolo elastichino non dovranno mancare a bordo, poiché se la corrente dovesse essere tanta, aumentare la tenuta dell’esca non può che rendere più fruttuosa la pescata.

LA RICERCA DELLO SPOT…

Dovendo trovare lo spot ideale, andremo alla ricerca di quelle cadute di profondità con salti di fondale evidenti, ma una volta arrivati nel punto prescelto, sarà buona norma fare un giro di ricognizione, marcando con waypoint le situazioni interessanti e osservando con cura il verso della corrente.
Questo perché dovendo pescare con 200/250 metri di filo in mare, bisognerà avere l’idea chiara di dove va a cadere l’esca e soprattutto se la stessa raggiunge i pesci.

L’INCAGLIO

L’incaglio? In caso di incaglio sarà buona norma spostarsi fuori dalle rocce e cercare di far cadere la lenza appena a ridosso. A differenza del bolentino in poca acqua, gestire un pesce in fuga con tanto filo fuori e l’inconveniente di scogli, o altri oggetti al fondo, possono farci perdere continuamente terminali, esche e tempo prezioso.

NEL BOLENTINO DA TENER PRESENTE CHE….

Teniamo sempre presente che in un fondale con una forte depressione, ogni singola zona con scogli o altro rappresenta un oasi intorno alla quale ruota tutta la catena alimentare.
Un buon ecoscandaglio con sonda da 1Kw è d’obbligo a queste profondità, ma i moderni sistemi multibeam ed ancora la possibilità di mappare il fondale, rappresentano sicuramente un ottimo modo per cercare i pesci e le zone ideali dove potrebbero arrivare sorprese profonde.

…E FINALMENTE I PESCI!

Se la preprazione e la ricerca dello spot sono andati a buon fine, i pesci non tarderanno ad arrivare e con essi le soddisfazioni. Vediamo una piccola carrellata di incontri frequenti in questa divertente ma complessa tecnica di pesca:

NASELLO
NASELLO

NASELLO A BOLENTINO

Sicuramente non il miglior combattente che possiamo incontrare, ma un’ottima preda da servire in tavola. Pesce che generalmente staziona sul fango e pertanto non è indice di essere sul posto giusto, pesce gregario e che, quindi, regala catture multiple. Quasi impossibile il rilascio per via della vescica natatoria che estroflette lo stomaco.

OCCHIONE
OCCHIONE

OCCHIONE A BOLENTINO

Sicuramente lo sparide a cui tutti danno la caccia nel bolentino profondo. Gregario, aggressivo ed instancabile combattente, decisamente un’ottima preda sia da pescare che da mangiare. Un occhio di riguardo alla sua taglia minima 28 cm, al di sotto del quale non deve essere trattenuto.
Se c’è lui siamo nel posto giusto ed allora liberiamo tutti gli esemplari più piccoli, non soffre di barotraumi e, quindi, sarà sempre possibile il catch & release.

SCORFANO DI FONDALE
SCORFANO DI FONDALE

SCORFANO DI FONDALE A BOLENTINO

Meno pregiato dello scorfano rosso, ma ugualmente buono da mangiare e non velenoso. La sua cattura è indice di essere su una zona con rocce, pertanto se c’è lui… vale la pena insistere.
Può essere rilasciato sempre, poiché non soffre di barotraumi, discreto combattente nelle prime fasi del recupero si lascia cullare dopo la mezz’acqua.

GRONGO
GRONGO

GRONGO A BOLENTINO

Gran combattente durante tutta la durata della pescata, si rivela un pessimo compagno a bordo, quindi bisogna decidere immediatamente se rilasciarlo o tenerlo. Ottime le carni, ma difficoltosa la pulizia del pesce. Alcuni esemplari possono arrivare a dimensioni veramente preistoriche. E’ sempre possibile rilasciarlo ed è bene avere a bordo delle lunghe pinze per effettuare questa operazione altrimenti impossibile.

 

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