InMind, anime galleggianti: l’intervista a Lorenzo Squadrito
L’intervista al fondatore dello studio InMind. Lo yacht design come vocazione, ancor prima che professione. La carriera di Lorenzo Squadrito è stata segnata fin dagli esordi da riconoscimenti prestigiosi: dal Premio di Laurea del Comitato Leonardo, ricevuto nel 2016 al Quirinale alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fino alla vittoria ai The International Yacht & Aviation Awards 2020.
Fondatore dello studio InMind, Squadrito riesce a distinguersi per il suo approccio visionario, che unisce neuro-architettura ed esperienza sensoriale a bordo. In questa intervista ci racconta la sua idea di design, tra innovazione, emozione e funzionalità.

Fin dai suoi primi progetti, lei ha catturato l’attenzione del settore, distinguendosi grazie a premi prestigiosi. Ma come è iniziato il suo percorso nel mondo dello yacht design?
Non ho scelto io lo yacht design. È stato lui a scegliere me. Da bambino disegnavo di tutto: linee, mondi, barche immaginarie. Vivevo a pochi passi da Portofino: ogni sera il mare si riempiva di yacht che sembravano astronavi galleggianti. Mio nonno mi portava in barca di notte, tra reti e lampi di luna sull’acqua, e io rimanevo lì, a osservare come il mare plasmava la luce e la forma degli oggetti intorno a noi. Ricordo ancora il buio, il profumo di salsedine, il silenzio rotto solo dallo scafo che tagliava le onde. Quelle sensazioni si sono impresse dentro di me. Poi, senza che me ne accorgessi, tutti i puntini si sono uniti. E mi sono ritrovato qui, a progettare yacht. Fatalismo puro.
Per la sua tesi di laurea ha sviluppato Illusion, un ketch di 60 metri ispirato ai principi della psicologia. Oggi InMind fonda i suoi progetti sullo studio della neuro-architettura. Può raccontarci di più del suo approccio? Come combina nautica e psicologia, e in che modo questa miscela si riflette sull’esperienza a bordo?
La verità è che molti yacht sono bellissimi… ma senz’anima. Perfetti, lucidi, impeccabili, ma freddi. Noi vogliamo il contrario: yacht che ti abbracciano, che ti fanno sentire a casa dal primo passo a bordo. Lavoriamo con materiali che parlano, con curve che rassicurano, con imperfezioni che diventano poesia. A volte sono proprio le imperfezioni a rendere uno spazio autentico; lavoriamo settimane su quelle piccole “scioltezze studiate”. Non c’è una formula: è un flusso creativo che segue emozione e logica insieme. Quando entri in uno spazio firmato InMind, non devi capire il progetto. Devi sentirlo, come se il designer fosse entrato nella tua mente.
Nel panorama dello yacht design, ognuno ha la propria cifra stilistica. Lei invece sembra rivendicare un approccio diverso.
Il nostro stile? Non averne uno. Puoi trovare yacht che sembrano usciti da un film di fantascienza e altri che richiamano la tradizione classica. Quello che conta è che restino impressi. In un mercato pieno di barche tutte uguali, vogliamo creare icone. Vogliamo realizzare manufatti che si facciano ricordare, che si distinguano e che rimangano nella mente (In-Mind). Non eccessi che invecchiano male, ma progetti destinati a restare. La chiave è realizzare qualcosa che sia innovativo, elegante e funzionale. La funzionalità, per noi, è una forma di bellezza mentale: come gustare un cibo che è saporito e allo stesso tempo salutare, lo apprezzi il doppio.

Qual è stato finora il progetto più gratificante?
Il Ma.Mi. 28. Non solo una barca: un’avventura. Un’idea nata su un foglio, cresciuta grazie a un cantiere che ci ha creduto fino in fondo. L’abbiamo pensata, disegnata, rivista cento volte. Poi l’abbiamo vista scivolare in acqua. È lì che ho capito: non era più un progetto, era un essere vivo. E quella sensazione, credetemi, non si dimentica.
Il Ma.Mi. 28, tra l’altro, sta riscuotendo successo.
Il Ma.Mi. 28 è un piccolo coltellino svizzero del mare. Tender, taxi boat, day cruiser: cambia pelle a seconda delle esigenze. In 28 piedi c’è tutto: chaise-longue, pozzetto trasformabile, tavolo che scompare, letto e bagno sottocoperta. E soprattutto uno stile glamour, nato dall’idea del fasciame clinker rivisitato. Salendo a bordo si percepiscono l’abilità del cantiere e l’attenzione al dettaglio: elementi che rendono il progetto contemporaneo ma con un’identità chiara. È la prova che l’artigianato italiano può ancora stupire il mondo, mescolando tradizione e avanguardia. Non sorprende che ne siano già state vendute diverse unità.

A quale tipo di armatore o cantiere si rivolgono principalmente i suoi progetti?
Dipende dalle dimensioni. Per le piccole barche, spesso sono privati che vogliono un pezzo unico, un “giocattolo” personale. Per i grandi yacht, invece, servono i cantieri, perché senza una squadra solida alle spalle le idee restano solo disegni. Interstellar è un concept yacht di 50 metri con ponti sovrapposti che sembrano sospesi.
Da dove nasce l’ispirazione per questa soluzione così scenografica? E come ha distribuito i pesi per garantire stabilità in navigazione?
Da un abito da smoking. Lo so, sembra assurdo. Ma il design è così: un lampo che arriva quando meno te lo aspetti. Abbiamo preso quell’eleganza senza tempo e l’abbiamo trasformata in linee morbide, femminili, accoglienti. Il trucco è nei materiali: danno la sensazione che i ponti fluttuino. In realtà la distribuzione dei pesi è classica. È la percezione che inganna. Come guardare un illusionista: sai che c’è il trucco, ma ti emozioni lo stesso.

Recentemente ha presentato il concept di Prodigio, un superyacht di 49 metri dalle linee aerodinamiche. Quali sono le caratteristiche distintive di questo progetto?
Prodigio è un omaggio al passato, ma con occhi puntati sul futuro. Abbiamo conservato la silhouette di yacht storici, ma l’abbiamo reinventata. La poppa è la protagonista: la piscina non è un accessorio, è il cuore pulsante. Tutto intorno dialogano luce, proporzioni e comfort. È uno yacht che non urla per farsi notare, ma resta scolpito nella memoria.
Quali sono, secondo lei, i trend dello yacht design che si affermeranno o si consolideranno nei prossimi anni?
Il “less is more” continuerà a crescere, ma bisogna fare attenzione: non deve diventare “less is less”. Funziona solo se dietro c’è una visione vera, una filosofia che il cliente percepisce al primo sguardo e non deve nascere da ragioni commerciali. E poi, naturalmente, c’è l’intelligenza artificiale. Sta entrando ovunque ed entrerà anche qui. Non sostituirà il designer, ma lo renderà più potente, aprendo scenari che oggi facciamo fatica persino a immaginare.
A quali progetti sta lavorando InMind in questo periodo?
Attualmente InMind Design lavora su più fronti: yacht, crociere, edilizia, product design. Più settori tocchi, più impari. E più impari, più riesci a creare idee fresche e a mantenere la creatività viva.
Quali sono i suoi obiettivi a medio-lungo termine per il suo studio?
InMind è in piena crescita. Nuovi investitori ci hanno dato fiducia e ci permettono di allargare il team con designer e ingegneri di alto livello. Il futuro? Continuare a rafforzare le collaborazioni con i cantieri e, allo stesso tempo, avere il coraggio di sviluppare progetti capaci di sorprendere e lasciare un segno. Il nostro obiettivo non è solo costruire yacht. È creare anime galleggianti.
INTERSTELLAR, IL CONCEPT DI INMIND
Nel mese di maggio 2025, InMind ha svelato Interstellar, il progetto di uno yacht di 50 metri dalle linee futuristiche. Caratterizzato da un linguaggio architettonico audace, questo concept si distingue per la particolare distribuzione dei ponti, che sembrano sospesi l’uno sull’altro.
La prua affusolata crea un contrasto con la generosa apertura della sezione poppiera, enfatizzando il dialogo tra volumi pieni e spazi aperti. Nel complesso, il progetto punta a bilanciare innovazione ed eleganza senza tempo, come si evince anche dal largo impiego del vetro, soprattutto sul sundeck: in questo modo gli interni risultano luminosi, comunicando al contempo con gli esterni, mentre il profilo appare moderno, leggero e raffinato.

Fiore all’occhiello di Interstellar è l’area poppiera, che ospita un’ampia zona relax, affacciata su un’enorme piscina a sfioro capace di trasformarsi in una piattaforma per l’atterraggio di elicotteri. Al di sotto, si trova un beach club con lettini prendisole e terrazze laterali abbattibili, che estendono la superficie a diretto contatto con l’acqua; non manca un pratico tender lift che consente di alloggiare il tender al centro dell’area.
La struttura stratificata dei ponti permette dunque di organizzare ambienti con diverse funzioni senza compromettere la coerenza stilistica dell’insieme. In linea con la filosofia del progetto, la suite armatoriale sfoggia vetrate curve a tutta altezza, che eliminano il confine tra dentro e fuori, regalando una vista mozzafiato sul mare. Forme morbide e colori tenui dominano lo spazio, offrendo una sensazione di benessere e quiete. La zona notte si compone di cinque ulteriori cabine, mentre la sala da pranzo all’aperto, sull’upper deck, può accogliere fino a 14 ospiti per un pranzo formale. Il sundeck, invece, accoglie un salotto intimo con un tavolino da caffè, ideale per conversazioni riservate. A bordo è presente anche una palestra completamente attrezzata con pesi, panche e file di tapis roulant. Con una larghezza di 9,5 metri e un pescaggio di 2,3 metri, Interstellar è progettato per essere equipaggiato con una coppia di motori CAT.




