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Tentazione relitto

Affrontare una battuta di pesca sui relitti, che sia bolentino o traina non è cosa per niente facile. Dovremo valutare e capire, anche tramite l’ausilio di una carta nautica aggiornata, se quel posto è praticabile o meno. Non sottovalutiamo il fatto di avere sotto di noi imponenti navi che, oltre ad essere lunghe sono anche altissime. Poniamo l’esempio della nave cisterna Haven affondata al largo di Genova diversi anni fa a causa di un incendio. La stessa, divisa in due tronconi, si trova ad una profondità di 80 metri, ma il castello con il fumaiolo, che è stato opportunamente tagliato, si trova solamente a 25 metri sotto il livello del mare (il secondo pezzo è scivolato fino ad una profondità di oltre 400 metri).

LO SPOT
In base a cosa decideremo di pescare, opteremo per un’attrezzatura piuttosto che un’altra, ma di notte solitamente si va per bestioni e, quindi, ci attrezzeremo di conseguenza. Le attrezzature dovranno essere adeguate al tipo di pesce che ci siamo prefissati di insidiare senza lasciare nulla al caso. Pescando sui relitti non potremo avere a disposizione la gloriosa frizione del mulinello, in quanto per avere ragione di una preda considerevole, dovremo tentare di allontanarla il più rapidamente possibile dalle lamiere che circondano il relitto. Non di rado nelle barche affondate o vicino alle strutture sommerse stazionano anche pesci di una certa mole e per avere una chance di portarli a pagliolo dovremo, quindi, non sottovalutare tutta l’attrezzatura pescante.

MONTATURE AD HOC PER LE PREDE NOTTURNE DEL RELITTO
Preparare le montature è una delle fasi più attente e nello stesso tempo divertenti, in quanto si mixa la precisione con la fantasia. Bisogna calcolare le lunghezze al millimetro e porre particolare attenzione ai nodi, soprattutto nel caso in cui andassimo ad utilizzare nylon o fluorocarbon di diametri importanti, idonei alla cattura di grossi esemplari di grongo. La fantasia consiste, invece, nel creare la giusta montatura con il giusto amo per quel tipo di pesca e quella particolare serata. Il pesce, infatti, non mangia sempre allo stesso modo e quindi toccherà a noi “inventare” la giusta montatura che non darà scampo alla preda interessata alla nostra esca. Una delle montature che ha avuto maggior successo è quella preparata con cavetto in acciaio e una coppia di ami, opposti, innescati con un generoso boccone misto tra totano (quasi sempre intero) e sardina. Questo bocconcino bi-gusto si è rivelato particolarmente attirante nelle fasi iniziali della pescata o di apatia dei pesci, riuscendo a stanare anche le prede più sospettose. Nel finale non dimentichiamo di inserire, tra la girella e l’amo, una serie di perline e del tubo fluorescente perché il pesce è molto curioso e da lontano sarà subito attirato da quella lucina, anche impercettibile, che si muoverà nella completa oscurità. Una volta avvicinata, la preda sentirà l’odore dell’esca e a quel punto non resterà che sperare in una generosa ferrata. Se caliamo le lenze in uno spot conosciuto sappiamo, a grandi linee, quali sorprese potrà regalarci quello spot, ma se ci troviamo su un relitto nuovo, o quantomeno dove non abbiamo avuto alcuna notizia di catture, il consiglio è di calare subito due canne di cui una con media potenza e finale in fluorocarbon dello 0,50 e un secondo attrezzo nettamente più potente con un generoso e abbondante boccone su fluorocarbon dello 0,90. Questo permetterà di capire subito la tipologia del pesce presente in zona e quindi di avere una possibilità in più di insidiare anche pesci più pregiati come orate e dentici.

LE SORPRESE INASPETTATE
Il relitto è una fonte di vita inesauribile e, quindi, pieno di mistero dove le sorprese al suo interno non mancheranno. E tra questi anche esemplari extra large di grongo che metteranno davvero a dura prova tutta l’attrezzatura pescante, dal cimino al mulinello. In questi casi è molto importante tenere chiusa la frizione e cercare di allontanare il più rapidamente possibile il biscione dal relitto in quanto, se dovesse riuscire ad arrotolarsi vicino ad una lamiera o rete abbandonata potremo dire addio al tentativo di recuperare fino in superficie la preda.
Non mancheranno esemplari unici di mostelle, anche di grandi dimensioni che trovano riparo tra gli anfratti del relitto. Non è un pesce molto combattente e dopo le prime rapide e corte fughe ci seguirà fino in superficie.

NUOVE STRATEGIE DI ANCORAGGIO
Non è sempre facile pescare su uno spot, questo perché ci sono molti fattori in gioco da considerare come vento, onda e corrente che sposteranno più o meno rapidamente la barca in una certa direzione. Per cercare di rallentare questo movimento si potrà optare per diverse soluzioni, come ad esempio l’utilizzo di secchi o un’ancora galleggiante da calare in mare che servirà a contrastare il movimento della barca dovuto alla forza del vento, ma sarà inutile se a spostarci sarà la corrente. L’innovazione tecnologica ha portato finalmente anche in Italia (perché negli USA viene regolarmente utilizzato da almeno un decennio) a scoprire i motori elettrici di prua prodotti dalla Minn Kota che oltre ad essere veri e propri propulsori racchiudono al loro interno tecnologie da sfruttare in pesca. La più usata è sicuramente la funzione Spotlock che permette al motore di salvare una posizione gps (grazie al modulo integrato) e di mantenerla perfettamente per tutta la durata in cui decideremo di utilizzare questa funzione. Non solo, il motore è anche in grado di fare spostamenti in ogni direzione a step di 1,5 metri permettendo quindi di battere palmo a palmo uno spot con precisione millimetrica. Altre utili caratteristiche sfruttabili in pesca sono la possibilità di utilizzare il motore elettrico come propulsore per la traina col vivo dove poter impostare una rotta o una serie di waypoint da seguire o ancora, nei modelli dotati del “Link”, la possibilità di seguire una determinata batimetrica. La funzione Spotlock (ancora) nei motori Minn Kota si è rivelata davvero precisa anche grazie al doppio sensore di posizionamento, il gps integrato nel motore che salva e mantiene la posizione viene infatti coadiuvato dalla bussola giroscopica che interfacciandosi col motore e conoscendo la prua della barca permette di mantenere una posizione molto più precisa.

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