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Riscaldamento globale e specie tropicali: come cambia il nostro mare

Il nostro mare e le specie che siamo abituati a pescare stanno cambiando velocemente, a causa dei rapidi cambiamenti climatici e all’avanzare di specie esotiche ad affinità tropicale. Vediamo cosa ci racconta l’istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA), partner scientifico di un progetto Europeo per guidarci attraverso l’era dei cambiamenti climatici in atto.


Sei un pescatore di lunga data? Allora quando dici: “questo non s’era mai visto prima” vale la pena fermarsi ed ascoltare. Ad alcuni di voi sarà capitato di pescare un pesce che non avevate mai visto prima, mentre altri si saranno accorti che alcune specie sono da qualche tempo aumentate. Da dove arrivano questi nuovi organismi? Com’è possibile che una specie aumenti improvvisamente e cosa sta succedendo al nostro mare? Il problema è complesso ma allo stesso tempo anche sotto gli occhi di tanti come voi che vivono a stretto contatto con il mare e i suoi abitanti. Alcune specie sono realmente rare, ed è per questo che non le avevamo mai viste, altre arrivano dopo un lungo viaggio, trasportate dalle acque di zavorra delle navi, tramite l’industria dell’acquacoltura o come animali da acquario; altre ancora sono specie tropicali che hanno attraversato il canale di Suez. Ci sono poi specie atlantiche che entrano dallo stretto di Gibilterra e specie native del Mediterraneo che stanno espandendo la loro distribuzione geografica verso nord, grazie all’innalzamento della temperatura delle acque. Documentare questi arrivi ha una grande importanza. Queste osservazioni, spesso occasionali, sono in realtà segnali che rispecchiano cambiamenti epocali negli ambienti marini e terrestri di tutto il mondo. L’aumento dei traffici commerciali sta provocando, infatti, una vera e propria redistribuzione delle specie viventi in tutto il pianeta. Molte di queste introduzioni sono innocue e gli organismi soccombono poco dopo essere stati liberati nel nuovo ambiente. Alcune specie riescono tuttavia ad insediarsi sviluppando grandi abbondanze con drastiche conseguenze ecologiche e ingenti danni economici.

INTERCETTARE E RISPONDERE: EARLY DETECTION AND RAPID RESPONSE
Nel caso delle specie invasive la collaborazione tra ricercatori e comunità locali è uno strumento importante non solo per monitorare il fenomeno, ma anche per rispondere prontamente ai nuovi arrivi limitando i potenziali impatti. Purtroppo, gestire le specie invasive in ambiente marino è molto più complicato che negli ambienti terrestri. Ciò nonostante, agire con rapidità significa avere maggiori probabilità di successo. Ma vediamo insieme quali sono le specie aliene che sono entrate più o meno prepotentemente nei nostri mari.

IL PESCE PALLA MACULATO (LAGOCEPHALUS SCELERATUS)
Il pesce palla maculato, Lagocephalus Sceleratus, è una specie tropicale tra le più invasive del Mediterraneo. Entrato nel 2003 dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez, ha colonizzato buona parte del bacino orientale ed é attualmente in rapida espansione geografica. La sua presenza in acque italiane è stata registrata per la prima volta nel 2013, nell’isola di Lampedusa. Da allora, altri esemplari sono stati catturati nel canale di Sicilia, nel mar Adriatico e in Spagna. Si distingue facilmente da altri pesci palla per la presenza di macchie scure sul dorso e per una banda argentea che corre su entrambe i fianchi. Per l’elevato contenuto di tetrodotossina, la specie è altamente tossica al consumo ed ha già causato severe intossicazioni nei paesi del Mediterraneo orientale, alcune di queste fatali.

 

IL PESCE CONIGLIO BRUNO (SIGANUS LURIDUS)
I pesci coniglio, Siganidi, sono specie erbivore distribuite nelle acque tropicali e subtropicali dell’oceano Indiano e Pacifico. Alcune di queste specie sono utilizzate per il consumo alimentare e allevate in diversi paesi del mondo. In Mediterraneo sono entrate due specie di siganidi dal Mar Rosso attraverso il canale di Suez: Siganusrivulatuse S. luridus. Il pesce coniglio bruno S. luridus ha raggiunto alcune isole dello stretto di Sicilia ed è recentemente comparso lungo le coste adriatiche orientali, in Albania e Croazia.

 

IL PESCE CONIGLIO STRIATO (SIGANUS RIVULATUS)
Il pesce coniglio striato si riconosce dal pesce coniglio bruno per la forma allungata del corpo, per la pinna caudale forcuta (e non tronca) e per il colore più chiaro espesso caratterizzato da striature gialle che corrono parallele lungo la metà inferiore del corpo. È anch’esso una specie erbivora recentemente avvistata in acque Adriatiche (in Croazia, Montenegro e Albania). Questa specie è capace di sviluppare grandi abbondanze e di provocare considerevoli impatti sugli habitat costieri.


IL PESCE FLAUTO DAI PUNTINI BLU (FISTULARIA COMMERSONII)
Il pesce flauto dai puntini blu è una specie tropicale originaria dell’oceano Indiano e Pacifico, entrata in Mediterraneo nel 2000 attraverso il Canale di Suez. È un vorace predatore che si ciba principalmente di piccoli pesci, ma anche di crostacei e molluschi. È stata definita come una delle specie più invasive del Mediterraneo e d’Europa anche per la rapidità della sua espansione geografica che l’ha vista comparire in tutto il Mediterraneo in meno di sette anni. Si riconosce facilmente per la sua forma allungata, per il lungo muso e per un filamento al termine della pinna caudale. La specie è stata osservata occasionalmente anche in Adriatico, sebbene soltanto lungo il versante orientale. Non è una specie pericolosa e le sue carni sono buone da mangiare.

IL PESCE SERRA (POMATOMUS SALTATRIX)
Il pesce serra è un vorace predatore, distribuito in tutte le acque tropicali e subtropicali del globo e in Mediterraneo. Non è una specie esotica ma da diversi anni questo pesce si è espanso lungo le coste italiane sviluppando grandi abbondanze. I giovani li possono formare grandi banchi e predano piccoli pesci costieri a bassa profondità. È una specie molto conosciuta dai pescatori sportivi per la sua aggressività e combattività. Quei pescatori che hanno più anni di esperienza l’hanno visto comparire nelle catture e poi diventare sempre più abbondante. Non conosciamo ancora bene le conseguenze dell’aumento del pesce serra. Gli effetti della predazionee della competizione con altri predatori (come la spigola) devono, infatti, essere ancora studiati.

IL PESCE PAPPAGALLO MEDITERRANEO (SPARISOMA CRETENSE)

Contrariamente a quanto si sente spesso dire, il pesce pappagallo mediterraneo non è una specie esotica ma è (come leggiamo dal suo nome) tipica del Mediterraneo, in particolare dei settori più caldi di questo bacino come le coste del nord Africa e la Grecia. È una specie costiera e strettamente erbivora, diffusa ugualmente lungo le coste atlantiche orientali, dal Portogallo al Senegal. Per la sua affinità con le acque calde, molti ricercatori la considerano un indicatore del riscaldamento delle acque. Di fatto negli ultimi anni esemplari di questa specie sono stati occasionalmente osservata lungo le coste adriatiche, in particolare nei settori più meridionali, in Puglia, Albania, Montenegro e Croazia. Gli antichi romani lo consideravano come uno dei pesci più prelibati del Mare Nostrum. In effetti, in luoghi come le isole Canarie o le Azzorre la specie è molto apprezzata, mentre in Italia il pesce pappagallo ha uno scarsissimo interesse commerciale.

IL GRANCHIO BLU (CALLINECTES SAPIDUS)
Il Callinectes Sapidus è un granchio della famiglia dei portunidi, detti anche granchi nuotatori. Originario dell’Atlantico occidentale e del golfo del Messico è una specie molto apprezzata per la sua importanza culinaria ed economica. Dagli inizi dello scorso secolo e grazie a ripetute e indipendenti introduzioni attraverso le acque di zavorra delle navi, il granchio blu ha invaso le coste di molti paesi nel mar Baltico, mar Nero e mare di Azov e di almeno 12 paesi del Mediterraneo. La prima segnalazione di questa specie in Mediterraneo risale al 1948 (Venezia). Ad oggi, non si conoscono bene gli impatti ecologici di questa introduzione e si dispone di informazioni piuttosto limitate sulla sua distribuzione ed abbondanza.

IL CORRIDORE ATLANTICO (PERCNON GIBBESI)
Il corridore atlantico è un granchio della famiglia Plagusidae, nativo delle coste Atlantiche tropicali e subtropicali. È stato segnalato per la prima volta in Mediterraneo nel 1999, nell’isola di Linosa per poi espandersi rapidamente in gran parte del bacino, con alcuni recenti avvistamenti nel mare Adriatico. Almeno due possibili vettori di introduzione sono stati ipotizzati per questa specie: il trasporto tramite acque di zavorra delle navi o l’entrata di larve o individui tramite le correnti attraverso lo stretto di Gibilterra. La specie è innocua e ha abitudini erbivore. Si riconosce per il carapace discoidale appiattito di colore rosso-brunastro con venature azzurrine. Ha una preferenza spiccata per le rocce artificiali, come ad esempio quelle che compongono scogliere frangiflutti e moli. Si nasconde in fessure e anfratti a poca profondità ed è capace di muoversi molto velocemente tra le rocce.

LA CAULERPA (CAULERPA CYLINDRACEA)
La Caulerpa Cylindracea è un’alga verde altamente invasiva. Si riconosce per la struttura delle fronde e per la forma a “pallini” dei ramuli. Negli ultimi anni si è diffusa in gran parte del Mediterraneo e in tutte le isole maggiori. La specie è originaria dell’Australia sud-occidentale e sembra sia entrata tramite le acque di zavorra delle navi. Può svilupparsi in grandi abbondanze coprendo largamente il fondale con severi impatti sugli organismi che lo abitano. Alcune specie di caulerpa, come la C. Lentilliferae la C. Racemosa, vengono utilizzate per fini alimentari in paesi come il Giappone o nella cucina indonesiana. Queste alghe producono tuttavia sostanze quali caulerpina e caulerpicina che le rendono leggermente tossiche al consumo.

LA SPECIE “PUNTO INTERROGATIVO”
Come detto, una specie può sembrare strana perché non appartiene all’ambiente e alle comunità biotiche con le quali siamo abituati a interagire quotidianamente. Alcuni di questi organismi sono arrivati da luoghi molto lontani, magari a bordo di una grossa nave. Alcuni biologi sono al lavoro per dare un nome a questi nuovi arrivi e identificarne la provenienza. Quando un pescatore che ha dedicato tanti anni al mare pesca una specie mai vista prima, questo merita tutta la nostra attenzione. Documentare e condividere con i ricercatori queste occasionali catture è un modo molto efficace per cogliere tempestivamente l’introduzione di nuove specie e intercettare potenziali invasori. Se anche tu sei un pescatore esperto e hai catturato una specie che non riconosci fai attenzione, perché potrebbe essere un nuovo invasore.

COSA FARE?
Il rapporto tra la nostra specie e gli ambienti naturali è cambiato irreversibilmente. Osservare con occhi attenti, comprendere la fragilità degli equilibri ecologici, condividere le proprie conoscenze sono le basi di un ideale sistema socio ecologico in cui il pescatore non è soltanto un operatore che preleva risorse ma un profondo conoscitore della natura, un attore responsabile, in prima linea per la difesa del mare e delle sue risorse. Per le specie più invasive come il pesce palla, numerosi paesi Mediterranei hanno avviato azioni di informazione e controllo della popolazione con il coinvolgimento dei pescatori. La collaborazione quotidiana tra pescatori e ricercatori rappresenta, quindi, un potente strumento per comprendere e allo stesso tempo gestire il fenomeno nel migliore dei modi. Una specie non riconosciuta da chi vive da tanti anni a stretto contatto con il mare è una specie che merita una particolare attenzione perché potrebbe essere un’introduzione recente. Se pescate qualcosa che vi sembra nuovo, strano o mai visto prima, non ributtatelo in mare ma tenetelo, fate una foto e inviateci le vostre osservazioni. I pesci e i crostacei che abbiamo illustrato in questo articolo, sono solo un piccolissimo esempio delle novità prodotte dagli effetti combinati dell’introduzione di organismi non indigeni e del riscaldamento globale. L’approccio che suggeriamo per creare delle sinergie tra pescatori e ricercatori è quello del dialogo. Uno scambio di mutuo vantaggio che rende possibile l’identificazione precoce delle specie non indigene, la ricostruzione di cambiamenti storici nelle abbondanze e la diffusione di informazioni sui rapidi e preoccupanti cambiamenti della biodiversità marina agli albori del terzo millennio.

Anche tu hai visto o pescato una specie curiosa o mai vista prima? Puoi segnalarla ai ricercatori dell’ISPRA utilizzando l’indirizzo lek@isprambiente.it oppure più semplicemente postando sul gruppo Facebook “ODDFISH”. Oddfish è un meraviglioso gruppo di discussione aperto a pescatori, appassionati e ricercatori. Il gruppo, che ha raggiunto in breve tempo la quota dei 3000 iscritti da tutta Italia e da diversi paesi mediterranei, si presenta così: “ODDFISH” significa pesce strano, raccogliamo informazioni su catture e osservazioni di specie non comuni nella vostra area di pesca che destano o hanno destato la vostra curiosità.

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