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Orate…fratres

Le orate si possono inserire fra i pesci grufolatori a causa della loro indole che le porta a razzolare il fondo alla ricerca di cibo quale molluschi, granchi, oloturie, vermi, ricci ecc.. Sì, perché il formidabile apparato boccale di cui sono fornite, permette loro di “mordere” qualsiasi creatura marina anche la più dura o spinosa.

Dove si pescano
Dagli scogli e dai manufatti, si possono insidiare indifferentemente sia con le tecniche di fondo, sia con quelle di superficie. La scelta va fatta a seconda delle nostre preferenze e alle abitudini dei pesci che vivono in determinati tratti di mare.
E’ fondamentale, per chi si reca per la prima volta in un posto, osservare le abitudini dei pescatori locali; questo servirà, non solo a scegliere e affinare la tecnica di pesca, ma anche ad osservare i vari tipi di esche usate per la cattura delle orate.
Ambienti e soluzioni diverse
Le orate si possono trovare all’interno del porto, nella scogliera naturale, in quella antemurale o nella foce.
Ambienti diversi e soluzioni diverse da operare, anche se il fattore principale è riuscire a sapere dove si trovano le orate in una determinata zona e che tipo di “cibo” preferiscono.
Visto l’ampio spettro alimentare che le caratterizza, però, sarebbe bene, provare alcune varianti. Nella pesca a fondo, ad esempio, si può benissimo pescare con due canne innescandone una con il granchietto di scoglio e l’altra con il bibi.

Esca nuova, forte richiamo
Una ventina di anni fa, furono fatti i primi esperimenti proprio con il bibi, il verme di mare che oggi viene commercializzato e messo in confezioni con esemplari praticamente uguali, lunghi all’incirca come il dito mignolo della mano.
Il bibi viene normalmente innescato con l’apposito ago, fatto passare all’interno del corpo, cercando di far perdere il meno possibile il liquido interno di cui è dotato, forte richiamo per l’orata.
All’inizio, però, veniva fatto tutto il contrario, i bibi erano molto rari e per trovarli si doveva ricorrere a zone lagunari dove venivano pescati con le turbosoffianti durante la raccolta dei cannolicchi.
Gli esemplari erano enormi, grandi quanto un pollice ed anche più e lunghi anche oltre 20 centimetri.
Ma la particolarità stava proprio nel fatto che si innescavano interi, facendo passare ami dell’uno/due dalla parte opposta della bocca, riconoscibile dal “tromboncino” che estroflettono per cibarsi. Sta di fatto che il novanta per cento del verme era libero di muoversi e senza alcuna insidia celata.
Si doveva aspettare quindi che l’orata ingoiasse tutto il boccone … e che la canna si flettesse all’inverosimile.
La cattura, quando questo succedeva, era assicurata.

Pesca a fondo
Sia dalle scogliere, sia dai manufatti, le orate vengono insidiate a fondo con canne di 4/5 metri ad azione di punta, mulinelli medio/grandi (6000/7000), dotati di ottima frizione, caricati con monofilo dello 0,25.
Il terminale sarà dello 0,18/0,20, lungo circa un metro e mezzo, terminante con un amo di misura variabile a seconda della grandezza dell’esca; normalmente nelle misure che vanno dal cinque all’otto. Il piombo di peso variabile dai 50 ai 75 grammi sarà inserito scorrevole sul filo madre e andrà a battere in una perlina e quindi in una girella con moschettone al quale verrà applicato il terminale stesso. Come detto, conviene pescare con due canne, magari poggiate su un tripode ad altezza regolabile.

Pesca con il galleggiante
L’uso dei bigattini e l’appurato gradimento di questi da parte della massa dei pesci di mare, ha portato molti pescatori ad optare per la tecnica della bolognese con galleggiante anche per insidiare le orate; le zone migliori, sono le foci dei fiumi e i manufatti dei porti. La tecnica è quella classica che fa seguire all’esca il movimento di corrente del mare.
Si pesca quindi sia di giorno che di notte, innescando un paio di bigattini e facendoli lavorare a stretto contatto col fondo o poco sopra. In genere si usano galleggianti fissi, su fondali di cinque, sette metri, oppure scorrevoli con profondità superiore alla lunghezza dell’attrezzo.


Una domanda, una risposta.
Per la pesca delle orate, va usata la pastura di richiamo?
In genere la pastura è un’ottima strategia usata dai pescatori per richiamare i pesci a tiro di canna. Il rischio è che, al posto della specie che desideriamo pescare, sotto di noi si crei una palla di novellame che in pochi istanti polverizzi le esche.
Per ovviare a questo problema, conviene usare lo stesso elemento sia per l’innesco, sia per la pastura. Ad esempio, se si pesca con la cozza intera, conviene gettare in mare, anche il giorno prima, qualche manciata di cozze, sia intere che schiacciate. Lo stesso dicasi per la pesca con la sarda.

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