Intervista a Luca Macchi: l’anima dei RIB di LM Design Studio
Designer e progettista di gommoni, cresciuto tra i laghi lombardi e approdato ai maxi-RIB, Luca Macchi, fondatore di LM Design Studio racconta la sua visione del design nautico. Dalle prime esperienze con i gommoni smontabili alle collaborazioni con cantieri più importanti come Nuova Jolly e BWA, il suo percorso è un intreccio di passione, tecnica e stile.
In questa intervista ci parla delle sue origini, dei progetti più significativi e delle sfide future, tra sostenibilità e nuove tecnologie.

Partiamo dall’inizio: com’è nato il tuo interesse per il design nautico e quali sono stati i passaggi chiave che ti hanno portato a fondare LM Design Studio?
Essendo cresciuto in provincia di Varese, non ho avuto la fortuna di vivere a stretto contatto con il mare, ma il mio territorio offre una vastità di laghi navigabili e in casa abbiamo sempre avuto, da che io ricordi, un gommone smontabile che ogni estate veniva assemblato nel garage. L’operazione durava alcuni giorni ed era sempre un evento, sia in famiglia che fra gli amici. Venivano tutti a curiosare e a dare una mano. Era un’occasione unica. Da lì poi, quando sono cresciuto, io e mio fratello abbiamo venduto il vecchio e piccolo “smontabile” per passare a un gommone con chiglia in vetroresina e l’abbiamo sistemato in giardino, resinando e incollando fino a tarda sera. Lì ho capito che quegli oggetti mi incuriosivano e che un giorno avrei voluto vedere realizzata un’imbarcazione mia.
D’altro canto ho sempre avuto una fissazione per il disegno. Disegnavo qualunque cosa, ero sempre con la matita in mano, chino su un foglio. Questo ha fortemente influenzato il mio percorso di studi: inizialmente a Milano, presso il Politecnico, studiando Design del Prodotto Industriale, e infine specializzandomi in Design navale e nautico a La Spezia. Qui ho avuto l’enorme fortuna di collaborare per la mia tesi di laurea con un grande cantiere nautico e di vedere realizzato il mio progetto qualche mese dopo essermi laureato. Terminata l’Università, ho cominciato a lavorare sia in studi di progettazione nautica sia presso cantieri, dove svolgevo più che altro lavoro di ufficio tecnico. Queste esperienze mi sono, da un lato, servite per comprendere al meglio tutto il processo produttivo di un’imbarcazione in ogni dettaglio, ma dall’altro mi hanno fatto capire che quello che volevo davvero fare nella vita era disegnare, progettare e sviluppare le mie idee e le mie linee.

Nel tuo portfolio oggi troviamo progetti molto diversi tra loro, dai tender agli open, fino ai gommoni ad alte prestazioni.
Negli ultimi anni il mondo dei RIB ha vissuto un enorme cambiamento e sviluppo: i piccoli e semplici mezzi nautici per la giornata in mare sono diventati sempre più vere e proprie imbarcazioni complesse, anche di grande lunghezza, con cabine, motori potenti e sovrastrutture importanti. Sbarcare professionalmente in questo periodo e specializzarmi fin da subito su questa tipologia di imbarcazioni mi ha offerto la possibilità di potermi confrontare con tutte le varie connotazioni che l’oggetto RIB ha assunto oggigiorno: da mezzo per la pesca professionale, a semplice day cruiser, fino ai grandi cabinati e ai maxi-tender per yacht.
Quali sono i principi progettuali che guidano il tuo lavoro, indipendentemente dalla tipologia di imbarcazione?
I miei progetti nascono sempre dall’esigenza di coniugare sin da subito una buona dose di creatività e pragmatismo, che nel caso specifico credo risieda nei concetti di realizzabilità, razionalità e navigabilità. Sotto questo aspetto penso che la scuola Politecnica sia stata essenziale: qui mi hanno insegnato, da subito, a coniugare il buon design alla funzionalità. Il design fine a sé stesso non è mai un buon design. Inoltre, cerco sempre di amalgamare le mie linee, il mio stile, a quello dei committenti per cui sto progettando, ascoltando le loro idee e non focalizzandomi esclusivamente su quello che ho in testa. Sono convinto che capire e tenere sempre bene a mente per chi si sta progettando sia una delle chiavi della buona riuscita di un progetto.

Puoi raccontarci qualcosa sui gommoni più recenti a cui hai lavorato? Come le soluzioni innovative o le scelte stilistiche li contraddistinguono.
L’ultimo progetto varato è stato anche quello più “fuori dagli schemi”, almeno finora. Parlo del Nuova Jolly Prince 45, che ha toccato l’acqua pochi mesi fa con il primo esemplare. Il cantiere voleva realizzare un prodotto diverso dal solito maxi-RIB. Spesso si sente dire, giustamente, che un RIB offre meno spazio rispetto a una classica imbarcazione. Da questo input è nato il Prince 45. L’esperienza sessantennale del cantiere e la maestria nella produzione dei tubolari hanno permesso di realizzare un tubo gonfiabile che non fosse banalmente a sezione tonda, ma a D, riuscendo a ridurre l’ingombro all’interno dell’imbarcazione e di fatto regalando una spaziosità ineguagliabile nel mondo RIB, sia in coperta che sottocoperta.
Inoltre, abbiamo deciso di ampliare ulteriormente le aree vivibili all’esterno, installando a poppa un sistema di plancette laterali abbattibili, progettate, sviluppate e realizzate interamente da noi. Credo che il risultato sia un amalgama perfetta fra la sportività, intrinseca nel concetto di RIB, e le esigenze di chi vive l’imbarcazione, magari condividendo la giornata con tanti ospiti oppure trascorrendo a bordo più giorni in totale autonomia.

A tuo parere, quanto pesa il look rispetto alla funzionalità? E come si riesce a bilanciare il desiderio di linee accattivanti con le esigenze tecniche e produttive?
Nel mondo della nautica il look (cioè il design estetico) ha un peso significativo, ma non può mai prescindere dalla funzionalità. La barca non è un oggetto statico: è un mezzo che si muove in un ambiente complesso come il mare, dove sicurezza, efficienza e affidabilità sono essenziali. Una forma, anche rivoluzionaria, che non rispetta questi vincoli va rivista. Detto questo, l’estetica può diventare un fattore determinante nella scelta da parte dell’armatore. Molti armatori cercano unicità e stile, quindi l’estetica diventa parte della loro identità. In sintesi, il nostro lavoro è trovare un punto d’incontro fra look accattivante e praticità: forme pensate insieme agli aspetti tecnici, alla struttura e alla fruizione, per arrivare a ottenere barche belle da vedere, comode da usare e facili da costruire.

C’è un progetto, tra quelli realizzati o in corso, a cui ti senti particolarmente legato? E se sì, perché?
Il progetto che porto più nel cuore è il Prince 50 di Nuova Jolly, perché non solo è stata la mia tesi di laurea, a cui ho dedicato davvero sforzi enormi, ma anche perché mi ha permesso di conoscere la famiglia Aiello, con la quale si è instaurato sin da subito un legame e una sintonia incredibili. Credo che per un neolaureato veder realizzato il proprio progetto sia un’occasione unica. Sono molto legato anche al Flyer 36, primo progetto sviluppato a quattro mani con BWA, che nel 2023 ha vinto il premio “Design Innovation Award” nella categoria RIB al Salone Nautico di Genova.
A cosa stai lavorando in questo momento? Quali sono le novità per il 2026/2027?
In autunno vedremo in anteprima il nuovo Flyer 45, ammiraglia della gamma: un tredici metri e mezzo che esprime appieno lo stile mediterraneo dei maxi-RIB, coniugando un layout di coperta walkaround a una inaspettata vivibilità sottocoperta. In questo momento, inoltre, sto lavorando su altri progetti che esulano dal mondo dei RIB: un motoscafo da 52 piedi e una barca a motore da 65 piedi.

Qual è secondo te il futuro del design nautico nei prossimi anni? Temi come sostenibilità o tecnologie digitali avranno un ruolo sempre più centrale?
Per il futuro sono curioso di vedere come si svilupperà il mondo nautico in funzione della sostenibilità, sia dal punto di vista delle propulsioni ibride ed elettriche, sia con la conseguente evoluzione degli scafi, al fine di assecondare la necessità di creare imbarcazioni sempre più efficienti e meno impattanti dal punto di vista ambientale.
Guardo con molto interesse anche ai vari esperimenti che si stanno facendo nel campo della stampa 3D. Se dovesse rivelarsi una via percorribile, si aprirebbero nuovi e vastissimi scenari sotto diversi punti di vista, non solo nel design — con forme non più limitate a ciò che è possibile ricavare da uno stampo — ma nell’intero ciclo progettuale e produttivo di un’imbarcazione. Sarebbe un nuovo capitolo della cantieristica: una rivoluzione ancora più grande dell’avvento della vetroresina.
LUCA MACCHI LM DESIGN STUDIO
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