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Gli yacht di Tommaso Spadolini sanno di acqua di mare

“Ai giovani direi: fate un imbarco, perché quello che ti insegna la barca, non c’è computer che lo possa insegnare. Io ringrazio sempre gli scappellotti di Cecco, il nostro vecchio marinaio, che mi ha insegnato il rispetto per il mare e l’ergonomia della barca”.

“Tu non hai sangue nelle vene, hai acqua di mare! sostiene mia moglie… in effetti io sono contagiato da questa passione e nutro un grandissimo rispetto per il mare… è sempre in agguato e ti può sempre sorprendere, anche nelle giornate come oggi, bellissime, di sole”.

Parlare con Tommaso Spadolini è come un viaggio in barca, issare le vele, lasciarsi la terra ferma alle spalle ed immergersi completamente nei profumi, nelle sensazioni e nelle emozioni che solo il mare sa donare. Ed infondo da 37 anni è questo quello che Spadolini fa, disegnare yacht costruiti realmente per il mare attraverso le mani di chi lo vive come se fosse il suo elemento primordiale.

Conosciamo tutti la celebre storia della famiglia Spadolini, una famiglia di architetti appassionati di navigazione, un padre, il Prof. Pierluigi Spadolini, tra i grandi dell’architettura internazionale del secolo scorso, prima cattedra di Disegno Industriale in Italia, che dagli anni ’60 in poi diede un contributo fondamentale anche alla nautica con l’intramontabile linea di barche a motore Akhir, prodotta dai Cantieri di Pisa.

Ricorda Spadolini “Mio padre era il miglior amico del proprietario dei Cantieri di Pisa: il Prof. Greco, suo amico nonché medico e mentore, un giorno, nel ’57, gli chiese di dare qualche consiglio ai suoi soci nel design delle barche. Fu così che il piccolo Tommaso, ultimo di 5 figli, cominciò ad accompagnare il sabato e la domenica in cantiere il padre che disegnava gli yacht, prima sull’Arno e poi a Porta a Mare, insieme alla madre, architetto anche lei era il sogno, il massimo dei massimi ” così Spadolini definisce quei viaggi settimanali per Pisa nei primi anni ’60.

Una terra meravigliosa come quella toscana, con le sue colline e i suoi eleganti panorami, ha fatto da sfondo alla crescente passione per il mondo della nautica di Tommaso, il quale senza il padre probabilmente non avrebbe intrapreso la strada del “costruttore di sogni” anche se poi, infondo, come sottolinea anche lui, la strada era già lì, con 2 fratelli architetti e una sorella designer, e probabilmente non sarebbe potuta andare in altro modo. “Sarò sempre grato a mio padre per questa passione, trasmessa fin da quando ci portava piccolissimi in barca: prima su un gozzo di 9 mt, poi su una barca di 11 metri costruita dai Cantieri di Pisa e poi allungata a 16 mt (perché ogni tanto noi crescevamo e il mio papà allungava di 1 mt!), poi ancora su di un Sangermani ed infine sulle ultime, due Vallicelli di cui Andrea (Andrea Vallicelli n.d.r.) aveva disegnato le linee d’acqua e mio padre gli esterni ed interni”.

Una storia costellata di meravigliose barche, per le quali Tommaso riserva un particolare amore e dalle quali ha probabilmente imparato più cose della vita che sulla terra ferma. “Ho una barca a vela di 33 anni a cui voglio molto bene, un Baltic 48.  La mia prima barca è stato un Impala 25 con deriva mobile che avevo comprato da un signore di Firenze … ed è lì che i miei primi due figli hanno imparato a camminare, reggendosi sulle battagliole.”

Oltre 250 barche solcano i mari portando la firma dello Studio Spadolini, nomi illustri di tutto il mondo da quasi 40 anni hanno commissionato uno o più yacht (e non solo) all’architetto toscano.

“Mi sono dedicato alla nautica contro il parere di tutti … perfino mio padre mi ha sempre boicottato, mentre l’unico che prese le mie difese fu il Senatore, fratello di mio padre, Giovanni (Presidente del Consiglio e Senatore Giovanni Spadolini n.d.r)” il quale alla fine, col senno di poi, si è rivelato avere pienamente ragione.

Oggi, a dispetto degli anni di formazione e dei primi lavori di Spadolini, il mondo della nautica è cambiato, sono cambiate le mode, i mezzi di progettazione e i materiali ma, e lui stesso ci tiene a puntualizzarlo, non sono cambiate le esigenze primarie di un buon armatore, così come non è cambiata la necessità di sicurezza a bordo.

“Potrei dire scherzosamente che il design della nautica su dimensioni medio-piccole è diventato una sfida, dico questo perché i posti barca ci vincolano nelle dimensioni e sia nel caso delle barche a motore che in quelle a vela, il cliente giustamente vuole più spazio possibile – continua Spadolini – il comfort e la comodità sono diventati prioritari, tendenza che si riscontra peraltro anche nel settore automobilistico; le imbarcazioni perdono forse qualcosa in termini di “marinità” ma soddisfano le esigenze di un pubblico, meno esperto forse di 30 o 40 anni fa ma più motivato e preparato a godersi la piacevolezza della propria barca”.

Parlando della nautica attuale è parsa d’obbligo una riflessione sui giovani architetti, o ancora studenti, o semplicemente appassionati di design navale che sognano un giorno di intraprendere una carriera di questo tipo: il computer ha apportato al mondo dell’architettura, non solo nautica, un cambiamento enorme sia in termini di elaborazione che di progettazione. Oggi i grandi talenti che escono dalle nostre migliori Università sono menti brillanti, eccellenti, che possiedono una grande tecnica e una sconfinata fantasia. Ma spesso manca loro una cosa fondamentale secondo Tommaso Spadolini: “Lei mi chiede che consiglio darei ai giovani: fate un imbarco –  direi loro – perché quello che ti insegna la barca, non c’è computer che lo possa insegnare. Io ringrazio sempre gli scappellotti di Cecco, il nostro vecchio marinaio, che mi ha insegnato il rispetto per il mare e l’ergonomia della barca”.

Una delle caratteristiche più affascinanti del modo di conversare di Tommaso Spadolini è il suo parlar del Mare con la lettera maiuscola, come se fosse un amico fidato, un compagno di viaggio, un avversario a volte da temere. E come le onde del mare vanno e poi tornano in un gioco eterno di maree, così fa l’ispirazione per l’Architetto di Firenze, arriva in un momento qualunque della giornata e prende forma in ogni dove.  “Io sono come un pittore, lo yacht cangiante di Roberto Cavalli nacque da un pezzo di carta che non sarà stato più di 6 cm – spiega – appartengo alla vecchia scuola e lavoro di giorno o di notte, spesso ancora al tecnigrafo”.

Fondamentale nella creazione del concept di una nuova imbarcazione è il rapporto che si crea con il cliente: essere architetto, ci insegna Spadolini, è essere prima di tutto psicologo perché ciò che è veramente importante nella creazione di un “oggetto dei desideri”, o “giocattolo per adulti” come lui stesso definisce i suoi yachts, è capire quali sono le fantasie nascoste, i sogni più vividi dell’armatore ed estrapolare, magari da un solo guizzo degli occhi, “l’idea che lui non ti ha manifestato ma che ha impressa nella testa”. Ed è proprio grazie alla cura che l’Architetto ha da sempre riservato ad ogni suo cliente, che alcuni di questi gli hanno commissionato fino a 5 barche, ed in più uffici, ville, immobili, in virtù della sua capacità  di assecondarli e rispettarli, diventando alla fine, più che un architetto, “un interlocutore di fiducia e in certi casi un amico”.

Da questi incontri hanno preso vita le imbarcazioni dello Studio Spadolini, fatte di poche linee essenziali e pulite, nient’altro, proprio come ha insegnato il prof. Spadolini al piccolo Tommaso in quelle belle domeniche ai Cantieri di Pisa. “Se lei guarda il Don Giovanni di Aprea: una linea. Se guardiamo gli Akhir fatti da mio padre: una linea. Gli Alalunga: una linea.

Tutte barche che hanno pochi elementi ma molto chiari poi, dei compromessi storici li abbiamo dovuti accettare anche noi,  come diceva lo zio Giovanni!” sempre ridendo, con la sua frizzante calata fiorentina.

Uno degli ultimi lavori firmati Spadolini, in collaborazione con l’architetto e velista argentino Germán Frers, è il MY Sirena 56, già presentato a Miami e che ha fatto il suo debutto europeo al  Cannes Yachting Festival 2017: il concept di fondo dell’interno progetto è basato sul comfort di bordo e sulla leggerezza.

L’Architetto ci racconta come è nata l’idea del nuovo modello “da una conversazione una sera ad un tavolino di Amsterdam con la proprietaria del Cantiere, in cui le proposi una sfida, ovvero un interno molto innovativo e divertente che a Miami ha riscosso molto successo”.

Spadolini apprezza particolarmente la cura che Cantiere turco Sirena Marine impiega nella realizzazione di ogni modello, soprattutto “la grande voglia di fare bene”; inoltre lavorare al Sirena 56 è stato un modo per collaborare nuovamente con il famoso designer e collega Germán Frers, per il quale nutre un profondo rispetto, dopo più di vent’anni dalla realizzazione del Wally 77.

“La mia professione mi ha portato ad avere grandi soddisfazioni; dopo quasi 40 anni di carriera, ho ancora voglia di progettare la barca dei sogni” conclude così la nostra chiacchierata Tommaso Spadolini, orgoglio tutto italiano che non ha ancora smesso di regalarci emozioni, perché infondo questa è la sua autentica essenza.

DESIGN STUDIO SPADOLINI

www.spadolini.com

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