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E d’inverno arriva… Il caldo! – A pesca alle Maldive: popping e jigging

Per noi pescatori, si sa, le condizioni estreme non rappresentano un ostacolo… sia che si parli del caldo torrido estivo, magari su un gommone senza un briciolo d’ombra a gettare sarde, sia che si parli del freddo invernale.
Uscire dal porto quelle mattine d’inverno, al chiarore di una gelida alba condita da tanta umidità che ci entra nelle ossa penetrando quattro strati di vestiti, magari affrontando qualche goccia di pioggia che ci taglia la faccia mentre navighiamo per raggiungere lo spot di pesca il prima possibile, non ha mai fermato nessun pescatore degno di questo nome… magari “pazzo” a detta di molti (specialmente delle mogli), ma consapevole che una cattura può riscaldare più delle coperte dalle quali è uscito faticosamente alle 4:00 di mattina.

Anzi, c’è chi addirittura preferisce queste condizioni ed aspetta impazientemente l’inverno per dedicarsi alla propria tecnica preferita. E c’è chi aspetta l’inverno per scappare alla ricerca del caldo. Eh già, perché se è vero quanto detto prima, è altrettanto vero che alcuni mesi possono risultare insostenibili, come ad esempio il periodo in cui è necessario tirare la barca a secco per la manutenzione (possiamo rimandarlo, ma prima o poi quel giorno arriva), oppure giorni in cui il clima non ci dà proprio scampo con mare grosso, pioggia e vento, costringendoci a restare all’asciutto per settimane.

Acone Maldive

Di solito il periodo in questione coincide con i mesi di gennaio, febbraio e talvolta marzo. E la soluzione a volte potrebbe essere non propriamente dietro l’angolo, magari non economica, ma sicuramente sotto gli occhi. Parlo dell’opportunità di partire per una delle tante destinazioni tropicali, che restando sempre in tema di pesca offshore di solito offrono la possibilità di praticare il popping e il jigging.

Per chi come me ama i tropici, la partenza diventa un appuntamento atteso di anno in anno, che già dal momento della prenotazione mesi prima ci proietta in quei luoghi magici e ci permette di affrontare le brutte giornate invernali, con uno spirito e un ottimismo diverso.

maldive

Tra le tante scelte, la mia attenzione ormai da diversi anni ricade sulle Maldive, concentrandomi appunto sul popping e jigging pesanti.

Nel corso del tempo, tornando dai viaggi e raccontando di essere stato alle Maldive mostrando orgoglioso le foto dei G.T., squali e cernioni, ho capito che l’idea comune di chi non ha mai frequentato i tropici sia che pescarci non rappresenti nulla di complicato e le catture siano tutt’altro che difficili. Quasi come se lanciare un’esca nell’Oceano Indiano dia la certezza matematica di ritirarlo con un grosso pesce allamato.

Nulla di più sbagliato! Lasciatemi sfatare alcuni di questi miti e vediamo a cosa va incontro chi sceglie di vivere la prima esperienza di pesca tropicale.

Beh, che sia un’avventura indimenticabile non c’è dubbio… Ma non si può considerare di certo una passeggiata alla portata di tutti. Lo spirito di adattamento è la prima regola, in quanto spesso gli alloggi possono essere decisamente “spartani” e i cibi talvolta non hanno nulla a che vedere con la cucina a cui siamo abituati.

jigging

Le giornate di pesca sono dure e un minimo di preparazione fisica può fare la differenza, non solo per sostenere i combattimenti con prede che hanno una forza impressionante, ma anche e soprattutto per reggere l’intera sessione di pesca che di solito è di circa 12 ore, durante le quali a seconda delle condizioni e dell’attività dei pesci ci si dedicherà al popping o al jigging.

Il popping è una tecnica estrema che potrebbe regalare il pesce della vita, come un G.T. da 40 kg o un grosso squalo, e per questo richiede attrezzature molto pesanti e sempre al top. Si effettua facendo lavorare esche quali popper e stick bait di grosse dimensioni e dal peso che può variare dai 90 ai 200 gr, armate con ancore di misura 5/0 o meglio ancora 7/0 o ami singoli di misura 11/0 – 13/0. La caratteristica principale di queste esche è che sono realizzate in legno e hanno un’armatura passante da circa 2 mm che include una grossa girella per l’amo in pancia. Lo shock leader sarà 180/200 lb in nylon e il trecciato non meno di pe8.

Inutile dire che anche la canna sarà proporzionata, orientandoci su una pe8/10, con una potenza di lancio di 200/250 gr e una lunghezza di circa 7/7,5 ft, che ci permetta di lanciare e jerkare popper con una bocca di 5/6 cm di diametro e di pompare pesci, che con tutta la loro forza cercheranno di raggiungere la barriera corallina.

Il mulinello, infine, rigorosamente di stazza 20.000 con recupero molto veloce, completerà il tutto. Altri accessori importanti da non sottovalutare sono dei buoni guanti con rinforzi sugli indici e una cintura da combattimento senza crociera.

L’azione di pesca si svolgerà in top water lanciando le esche nei pressi dei reef, facendo in modo che durante il recupero attraversino i “drop off”, attorno alle thila (panettoni coralliferi) oppure sui banchi di fucilieri. L’attenzione è rivolta a pesci che vivono a stretto contatto con la barriera corallina e che in essa cercano riparo una volta allamati, per questo motivo vanno combattuti con frizioni molto serrate, che metteranno a dura prova attrezzatura e pescatore.

Le prede più comuni sono i carangidi G.T. (Giant Trevally), red snapper, squali, dogtooth tuna, barracuda e le coloratissime cernie di barriera. L’attacco avviene a vista con un’esplosione d’acqua e la sensazione di sentirci strappare la canna di mano! A quel punto saranno necessarie 3/4 forti ferrate prima di mettere la canna in cintura ed iniziare il combattimento. Può sembrare facile, ma come dicevo prima non lo è affatto: lanciare e jerkare centinaia di volte esche da 200 gr sotto un sole cocente a 35° richiede un certo impegno fisico e mentale, specialmente perché i pesci non sono sempre in attività e può capitare di pescare per ore senza vedere neanche un inseguimento, per poi avere mezz’ora di fuoco con attacchi ad ogni lancio e doppi o tripli strike in barca. Così come può capitare di avere una sola chance di fare una cattura importante, quindi la concentrazione deve essere sempre al massimo, anche quando le braccia ormai non reggono più.

pesca maldive

Allo stesso modo il jigging metterà a dura prova la nostra forma fisica: le forti correnti costringono ad usare jig di peso difficilmente inferiore ai 200 gr (personalmente amo andare ancora più sul pesante, arrivando anche a 400/450 gr) e le attrezzature non sono il massimo della leggerezza. Infatti anche in questo caso prediligeremo mulinelli di stazza 20.000, mentre per le canne sarà importante scegliere attrezzi con una lunghezza che preferibilmente non superi i 160 cm e una potenza compresa tra i 350 e i 500 gr. Opteremo per un trecciato pe6 e un fluorcarbon tra le 120 e le 150 lb.

L’azione di pesca, sia con recupero fast, sia slow dà i suoi risultati, quindi la scelta si riduce principalmente ad un gusto personale.

E’ sempre bene portare una buona scorta di jig e assist hook, in quanto è abbastanza facile incappare nella cattura di pesci con dentature taglienti come squali, wahoo e barracuda, che il più delle volte hanno la meglio tagliando, quando siamo fortunati, solo l’assist, mentre quando siamo sfortunati anche il jig! Anche se non è raro portare a termine la cattura senza che il pesce tagli, in luoghi dove si nota una particolare presenza di tali pesci si può ricorrere a ripari utilizzando assist d’acciaio o grossi long jig con un amo singolo in coda senza assist.

Oltre ai pesci sopra citati, altre prede del jigging sono i dogtooth, cernie di fondale, jobfish, rainbow runner, amberjack, carangidi, yellow fin tuna e con un po’ di fortuna anche sailfish. Non è affatto raro, durante il recupero di un pesce non di grossa taglia, che quest’ultimo venga addentato da uno squalo e ci ritroveremo a tirare in barca solo la testa del malcapitato.
In alcune condizioni di calma piatta e assenza di attività in topwater, il jigging profondo, anche oltre i 200 mt, può essere una scelta vincente regalandoci la cattura di enormi cernie di fondale.

Chi si affaccia per la prima volta ad un’esperienza di pesca di questo tipo, con il giusto spirito tenendo presente che tutte le catture avvengono rigorosamente in Catch&Release, ne resterà sicuramente entusiasta, ma facendo alcuni errori come, ad esempio affidandosi a charter improvvisati o addirittura al “fai da te”, potrebbe facilmente rimanere deluso.

Per questo il mio consiglio è di uscire sempre in mare con guide che abbiano anni di esperienza sul posto, preferibilmente italiane, così da poter ricevere consigli in modo più comprensibile, anche incontrandosi di persona qui in Italia.
Resto, inoltre, dell’idea che una guida esperta faccia davvero la differenza e possa realmente fare in modo che anche chi è alle prime armi riesca a portare a termine la cattura che valga l’intero viaggio dall’altra parte del Mondo!

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