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Matteo Catelani

Il Grande Mago della pesca, intervista a Matteo Catelani

“Per me la pesca è qualcosa di innato: non mi è stato tramandato, nessuno della mia famiglia pescava, è una grande passione che mi nasce da dentro. A casa mia erano tutti cacciatori piuttosto, una pratica che ancora coltivo, ma solo privatamente”.

Con il più classico degli accenti toscani Matteo Catelani, forse l‘angler più famoso in Italia in questo periodo, e conosciuto anche come Grande Mago, ci racconta il suo amore per questo sport e di come è nato il suo bizzarro soprannome: “Ero a pesca a lago – una volta facevo i campionati di trota lago – durante i primi cinque/sei spostamenti le trote finivano, ma io capivo sempre come prenderne una anche negli spostamenti successivi. Riuscivo a comprendere e prevedere gli spostamenti del pesce per vincere la gara, così un amico mi chiamò mago e nell’euforia io dissi “un Grande Mago“. E’ nato così un soprannome che è diventato il mio urlo di battaglia, un giochino tra amici e il tormentone per quando si fanno catture importanti”.

Un ragazzo verace, di quelli autentici, con la grande passione per la pesca, ma soprattutto per i pesci: “Prendere i pesci per me è l’ultima cosa: io spendo molto tempo a studiare le loro abitudini, i loro spostamenti, il periodo della riproduzione, per me catturare un pesce è solo l’ultimo atto della pesca, che si inquadra in una dimensione di conoscenza molto più ampia, dove cerco di capire perché riesco a prendere un pesce, ma soprattutto perché non ci riesco”.

Ma dove si impara ad essere un pescatore?, gli chiediamo: “Io ho studiato tutto per conto mio, ho enciclopedie di quaderni dove racchiudo la mia conoscenza e dove analizzo perché catturo e perché no. Archivio i segreti dei miei successi, e soprattutto degli insuccessi, perché questi ultimi servono tantissimo per imparare“.

Lo studio e il rispetto degli animali sono alla base della sua attività di angler, che pratica almeno una volta al giorno, ma il rispetto delle regole – legali ed etiche – lo contraddistinguono, con un occhio sempre attento al rilascio di specie protette, animali sottotaglia nel periodo di riproduzione e nei periodi dell’anno adeguati. “Le taglie minime vanno assolutamente rispettate, un pesce che ha raggiunto una determinata misura minima è un animale che ha raggiunto una maturità sessuale e si è riprodotto, catturandolo prima del tempo non gli diamo neanche la possibilità di spargere il proprio bagaglio genetico. Purtroppo questo è rimesso alla coscienza dei pescatori e non tutti hanno la sensibilità per capire”.

Un dibattito aspro che tocca sia l’aspetto etico che quello legislativo: “Purtroppo molti tipi di pesca aprono nel periodo di riproduzione, come il tonno, le orate e i dentici, ma per me è un controsenso uccidere pesci in quel momento. Le regole ci sono e vanno rispettate, ma sta anche a noi pescatori comprendere il limite etico di una cattura”.

Angler dall’età di sei anni, partecipa alle competizioni di pesca e ha conquistato tantissime prede importanti, ma da vero appassionato non sa dirci quale sia stata la sua cattura da record: “Io le ricordo tutte e tutte con soddisfazione. La cattura per me è il compimento di una giornata meravigliosa: la partenza con gli amici, lo stare in mare e passare momenti stupendi. Ho pescato degli squali bellissimi con delle catture che mi sogno ancora la notte, quest’anno un tonno da 300 chili; un’aguglia imperiale da record del mondo pescata insieme ad un amico; pesci spada stupendi; lampughe da sogno, spigole stratosferiche…”.

Come ci ha già detto, i segreti dei suoi successi sono conservati in pile di quaderni segreti, ma possiamo ben capire che per lui la pesca sia una passione totalizzante, tanto da renderlo completamente disinteressato alla tecnologia. Il Grande Mago è un vero outsider nonostante le migliaia di visualizzazioni su YouTube e i diversi follower sui social, ai quali ricorda: “Il telefono è l’unico strumento che in barca non serve”. Non possiede un televisore né un computer. “Come computer uso il cellulare, che oltretutto mi pesa e riuscirei a farne anche a meno; il televisore invece non mi serve … io vado a pescare!”.

Un’idiosincrasia, quella per la tecnologia, che però non lo esonera dall’utilizzo delle strumentazioni per la pesca, di cui spesso è anche testimonial. Si annoverano, tra le sue collaborazioni, marchi come Shimano, Master Gommoni, Suzuki e Lowrance. “Per fortuna non andiamo più a pesca alla cieca, ci vogliono almeno gps, ecoscandaglio e radar, non solo per una navigazione sicura, ma anche per la pesca. Ad esempio, una tecnica che mi piace tantissimo è bolentino in profondità, ma quando devi scendere 600/700 metri è necessaria un’attrezzatura perfetta, altrimenti non riusciresti neanche a trovare i pesci. Però devo dire che per me avere un ecoscandaglio non è tecnologia, fa parte della cassetta da pesca”.

A questo proposito, tiene a puntualizzare: “Io non vendo ecoscandagli, canne da pesca, gommoni o motori, testo i prodotti e li consiglio solo dopo averli provati, riprovati, segnalato le eventuali anomalie e solo quando per me valgono al 100%. Se consiglio Suzuki, è perché per me è uno dei motori più affidabili per la pesca; se suggerisco Master è perché è un gommone da pesca sicuro e pratico, perché tutto quello su cui metto la mia faccia deve essere al massimo. Anche quando sviluppo e sponsorizzo un’attrezzatura la utilizzo nel nostro mare perché è qui che le persone fruiscono di quelle strumentazioni. Amo la mia terra e pesco solo in acque italiane, inutile fare il fenomeno ai Caraibi dove i pesci li pescano tutti, anche perché qui di prede se ne può prendere e anche tante!”.

Un professionista della pesca, ma in realtà lui ci dice di aver solo sporcato una passione con un po’ di professione.
“E’ una passione che non si può spiegare, non è facile riuscire a descrivere qualcosa che ti nasce dal cuore, come un grande amore. Per me è uno stile di vita, un modo di essere e poi non sono un fenomeno, credo di avere solo una buona dose di fortuna“.

Matteo Catelani al pescare show

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