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52° Salone Nautico di Genova: le impressioni negli anni della crisi

Anche quest’anno tutti puntuali al 52° Salone di Genova, un’esibizione che caratterizza il Made in Italy nel settore delle imbarcazioni, ormai dal lontano 1960.
Ci eravamo lasciati, lo scorso editoriale, con la curiosità di conoscere e raccontarci quali sarebbero stati gli umori di questa edizione, la quinta sotto il segno della crisi finanziaria, seconda solamente alla grande depressione del ’29.


Ebbene, chi ci è stato non può non aver palpato una tangibile contrazione del settore, a tratti straniante, laddove si era abituati ad un Salone in cui si faceva fatica a girare per i padiglioni, era difficile avere un lungo incontro con qualche venditore (la classica risposta dei sales-man era ” … ne parliamo con calma dopo la fiera”) e ancor più difficoltosa era la procedura per visionare di persona le barche (bisognava prenotarsi) all’interno.

Non solo. Attorno al Salone di Genova ruotava (e per fortuna ruota ancora seppur ad un regime minore) un enorme indotto di imprese commerciali costituito da bar, ristoranti, servizi, alberghi, e chi più ne ha più ne metta. Spesso, ai tempi, chi non prenotava per luglio doveva decidere di pernottare a Santa Margherita o a Portofino, perché a Genova si proclamava a gran voce ‘il tutto esaurito’.

Quest’anno, invece, trovare un posto a sedere in un ristorante, una camera d’hotel o un parcheggio nei pressi del Nautico non sembrava impossibile. Affatto. Si poteva non con grande difficoltà trovare posto nei pressi di piazzale Kennedy e senza nemmeno soffrire troppo il traffico!
Sembra assurdo: rimpiangere il traffico! Eppure non lo è.

Noi tutti, operatori del settore o armatori non possiamo non rimpiangere gli anni in cui il Nautico bloccava le strade, gli alberghi erano pieni e i ristoranti straripavano. Momenti di grande euforia, che hanno portato all’Italia senz’altro ottimi riscontri in termini di prodotto interno lordo. Abbiamo più volte parlato dei numeri e del volano economico che girava intorno al mondo della nautica da diporto per cui non li ribadiamo.
Pur tuttavia non si può evitare di crucciarsi per il fatto che alla già difficile situazione economica mondiale si sono aggiunte una serie di manovre governative poco felici che hanno finito per deprimere il comparto.

Fortunatamente, a raddrizzare parzialmente la situazione, i cantieri del Belpaese continuano a trovare conforto all’estero dove sono sempre più apprezzati per le performance tecniche, la bellezza, lo stile e la qualità delle proprie imbarcazioni.
Ad ogni modo, nonostante il mercato Italiano langua, ho più volte scritto che la maggioranza delle aziende nautiche – silenziosa come una foresta che cresce – continua a lavorare assiduamente, severamente, caparbiamente. I risultati, come già altre volte non ho mancato di sottolineare, sono visibili e tangibili anch’essi.

Se è vero – da un lato – che al Salone mancano decine di espositori, è altrettanto vero che i prodotti in mostra sono sempre più interessanti e degni di nota.
Piccoli e grandi cantieri, continuano a loro modo, ed in funzione delle proprie possibilità, ad investire in ricerca e sviluppo.
Ne conseguono imbarcazioni sempre più performanti, ancora più belle, molto più ‘green‘.
Eh sì. Perché essere ‘verdi’ oggi sta diventando sempre di più un esigenza che non un fenomeno di costume. Nascono in tal modo barche con pannelli solari, accumulatori eco-friendly, motori ‘a bassi consumi’ e così via dicendo.

Molto interessanti, nella famiglia dei materiali compositi, gli sviluppi tecnici con l’utilizzo di fibre naturali e/o resine a bassissimo contenuto di componenti volatili nocivi come lo stirene.

Ad ogni modo, la 52° edizione del Salone si è compiuta. Quanti affari si sian conclusi e quanti contratti si concretizzeranno lo sapremo nei prossimi mesi.
Noi – di sicuro – continueremo ad operare in questo mondo. Stoicamente, come l’orchestrina di una celebre nave non smetteremo di suonare e proseguiremo a coltivare l’ambizione che non solo all’estero ci sappiano apprezzare …

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